Amianto, diffusissimo in città il fenomeno dell’abbandono
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Amianto, diffusissimo in città il fenomeno dell’abbandono

Oggi, lunedì 28 aprile, è la Giornata Mondiale delle Vittime dell'Amianto. Abbiamo percorso la città con l'ispettore ambientale Fulvio Barzizza e la sentinella ambientale Fabio Boldrin per scoprire dove e quanto sia l'amianto abbandonato in città. "L’amianto è presente in tutto il territorio cittadino, abbandonato in numerose aree di Alessandria e dei sobborghi"

Oggi, lunedì 28 aprile, è la Giornata Mondiale delle Vittime dell'Amianto. Abbiamo percorso la città con l'ispettore ambientale Fulvio Barzizza e la sentinella ambientale Fabio Boldrin per scoprire dove e quanto sia l'amianto abbandonato in città. "L?amianto è presente in tutto il territorio cittadino, abbandonato in numerose aree di Alessandria e dei sobborghi"

ALESSANDRIA – L’amianto è stato, per anni, un nemico silenzioso e paziente, capace di prendere di sorpresa le proprie vittime anche anni dopo averle incontrate. Servono dai quindici ai quarantacinque anni perché le fibre dell’asbesto vadano ad intaccare la pleura, sviluppando una neoplasia che ha, il più delle volte, un esito infausto. Edoardo Montiglio, il consigliere comunale e farmacista casalese, scomparso all’età di quarantanove anni per il “mal d’amianto”, è l’ennesima vittima dell’eternit, ultima di un elenco troppo lungo.  
 
Il fenomeno è, attualmente, in crescita, con 2,2 casi ogni milione di abitanti: il picco è previsto nel 2020, trent’anni dopo, cioè, dalla messa fuori legge della lavorazione dell’asbesto a fini industriali. Lo sanno bene gli abitanti di Casale Monferrato, lo sanno bene i familiari dei lavoratori della “Eternit” di Schmidheiny. L’amianto è pericoloso e, come tale, deve essere smaltito con procedure complesse e, purtroppo, costose.
Il procedimento di bonifica prevede l’incapsulamento delle lastre, la rimozione in sicurezza, il trasporto e lo smaltimento in discarica, con costi che vanno dai 25 euro al metro quadro (per 50 metri quadri di materiale) a 9 euro al metro quadro (per 1000 metri quadri di eternit). Costi, insomma, non facilmente sostenibili. Ma in nessun modo giustificazione di quello che abbiamo visto qualche giorno fa, quando abbiamo chiesto all’ispettore ambientale Fulvio Barzizza e alla sentinella ambientale Fabio Boldrin di accompagnarci per la città, alla ricerca di quel che non si vede ma che, purtroppo, c’è.
“L’amianto – ci spiega l’ispettore Barzizza – è presente in tutto il territorio cittadino, abbandonato in numerose aree di Alessandria e dei sobborghi. Parliamo di lastre, di sacchi con materiale sbriciolato, di pezzi più o meno grandi di un rifiuto pericoloso, che andrebbe smaltito diversamente e con attenzione”. L’attenzione, inutile farlo notare, non sempre c’è. Ci si ritrova così in un parcheggio della zona industriale D3, a guardare cinquanta sacchi di amianto sbriciolato, abbandonati accanto a tantissime lastre di eternit, disposte ordinatamente, con precisione esemplare. Più in là, appoggiato contro ad un muro, un altro pannello, questa volta da solo, si consuma e si sfalda a pochi passi dal centro abitato.
 
Cambiando quartiere, la storia non cambia: siamo nei dintorni della Casetta e del Forte Guercio e, tra i diversi rifiuti, di cui vi parleremo tra qualche giorno, in un altro doveroso capitolo, non è difficile trovare amianto. A pezzi, intero, poco importa: se ne sta lì, indisturbato.

“Lo smaltimento dell’eternit ha costi elevati – prosegue l’ispettore – ma questi abbandoni sono pericolosi per la salute dei cittadini. Liberarsene costa, sia in termini di trasporto che di gestione: molto meglio, per alcuni, abbandonarlo in aree poco viste o, da quando il nostro servizio è stato sospeso, poco controllate”. La situazione di abbandono dell’amianto, come quella dei rifiuti, sembrava infatti aver registrato una sorta di rallentamento, complici i turni di sorveglianza degli Ispettori Ambientali: la sorveglianza e la rimozione immediata riuscivano, in qualche modo, a disincentivare questi comportamenti scorretti, anche grazie a multe salate che, nel caso di ditte o aziende, sfociano anche nel penale.

Sembra che però la minaccia della multa non sia sufficiente e che l’abbandono sia ancora tra le soluzioni apparentemente più semplici. “Noi sentinelle ambientali facciamo il possibile – commenta Fabio Boldrin – per aiutare la città. Nel nostro tempo libero passeggiamo per Alessandria, cerchiamo di individuare le realtà più inquinate, le segnaliamo agli Ispettori. Senza questo impegno, probabilmente, non mi sarei mai reso conto di quanto sia grande il fenomeno delle discariche abusive ad Alessandria, né di quanto amianto sia nascosto lì, a pochi passi da noi”.
 
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