Nuovo fronte di indagini sul polo chimico per omicidio colposo
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Nuovo fronte di indagini sul polo chimico per omicidio colposo

Proseguono le deposizioni delle parti civili al processo contro otto ex dirigenti del polo chimico di Spinetta: “eravamo orgogliosi di lavorare per lo stabilimento, ora è doppiamente doloroso sapere che faceva male”. Emerge un nuovo filone di indagine in mano alla procura per omicidio colposo e lesioni

Proseguono le deposizioni delle parti civili al processo contro otto ex dirigenti del polo chimico di Spinetta: ?eravamo orgogliosi di lavorare per lo stabilimento, ora è doppiamente doloroso sapere che faceva male?. Emerge un nuovo filone di indagine in mano alla procura per omicidio colposo e lesioni

ALESSANDRIA – “Io ci sono nata sotto le mura di quello stabilimento. Ci lavorava mio padre. Ricordo bene le vacanze in colonia, il laboratorio interno, il cinema…. Lui era orgoglioso di lavorare lì. Ora è doppiamente doloroso sapere che invece era un qualcosa che faceva male”.
Due anni fa a Renza Resca, parte civile al procedimento contro le aziende del polo chimico, è stata diagnosticata la leucemia: “mi sono vista il mio funerale, ma ora sono in cura, mi ripeto che non posso non vedere crescere mia nipote, non posso non prendermi cura di mia madre che ho dovuto mettere in un ricovero, perchè sono troppo debole per occuparmi di lei”. Renza è nata e vissuta nelle “case della Montedison”: “ho bevuto quell’acqua, ho mangiato la verdura dell’orto. I miei genitori non si sono ammalati, forse erano più forti”. E’ toccato a lei, invece. Prima un cancro al seno, ora la leucemia. Lo racconta davanti alla Corte d’Assise di Alessandria, dove si sta svolgendo il processo per avvelenamento delle acque ed omessa bonifica a carico di otto ex direttori e dirigenti delle aziende che si sono succedute nella gestione del polo chimico. Riesce a non piangere Renza. Anzi, si fa forza: “mi auguro che facciano delle ricerche, non per me, che ormai ci sono dentro, ma per chi ha ancora speranza”.
“Mio padre lo diceva sempre: la fabbrica ci ha dato tanto, ma ci ha tolto anche tanto”. Salvina Gaetana Cardiolo, parte civile, era moglie di Valerio Odino. Dopo il matrimonio si è trasferita a Spinetta: “lui era affezionato a quel posto, figlio dei casellanti. Anche lui ha fatto quel lavoro, fino al 2004”. Poi, un tumore ai polmoni se lo è portato via. Prima di lui anche il suocero, padre di Valerio, per un tumore all’intestino; lo zio, a causa di un cancro al rene e il padre di lei. “Abbiamo sempre bevuto l’acqua del pozzo – racconta – avevamo l’orto, pescavamo il pesce della Bormida. Sembrava una vita sana, e invece..”
Maria Giovanna Tommaselli non riesce a trattenere le lacrime: “Non so cosa sia stato, se l’aria inquinata o se le sostanze con cui è venuto a contatto al lavoro. Sono otto anni che viviamo con la spada di Damocle della malattia sulla testa. Io lo sentivo quell’odore sgradevole sui capelli, sui vestiti che mi provocava il vomito”. Al marito, dipendente del polo chimico, hanno diagnosticato una massa tumorale allo stomaco.
C’è anche Angelo Torre tra i testimoni di parte civile. Non è malato, ma nel sangue gli sono stati riscontrati elementi come l’arsenico, il cadmio, il selenio, nichel, piombo e antimonio. Persino Ddt, Dde e Pfoa, tutte sostanze utilizzate nel ciclo di lavorazione. E’ nel corso della deposizione che si apprende come la procura nel 2011 abbia avviato un’altra inchesta per l’ipotesi di reato di lesioni e omicidio colposo. L’inchiesta fu avviata dall’allora procuratore capo Michele Di Lecce. E ad oggi non se ne sa più nulla. Ma le deposizioni rese ieri, davanti alla corte, potrebbero portare alla proroga delle indagini, chiesta dagli avvocati di parte civile  Vittorio Spallasso e Giuseppe Lanzavecchia. 

Tra le parti civili testimonia anche Silvana Tiberti, nella sua veste di segretario generale Cgil, ammessa alla richiesta di risarcimento. Tiberti punta il dito sulla “mancanza di trasparenza” dell’azienda, Solvay, sul fronte della sicurezza e della gestione delle emergenze. “Si sono registrate almeno 12 situazioni di anomalie ambientali di cui abbiamo chiesto informazioni all’azienda, senza mai ottenere risposta. Non ho dati statistici da presentare ma il timore diffuso che abbiamo raccolto direttamente attraverso il nostro patronato, per l’incidenza di tumori a Spinetta. Ci sono lavoratori che hanno contratto malattie professionali, ma che, forse per paura, preferiscono non procedere con la richiesta di riconoscimento.”
Tramite comunicato stampa arriva la replica di Solvay: “Gli avvocati Santa Maria e Bolognesi hanno preso atto con stupore delle pretestuose dichiarazione rese da SIlvana Tiberti della Cgil all’udienza di oggi (ieri per chi legge).
Dichiarazioni non solo estranee al processo, ma contraddittorie con l’atto di costituzione di parte civile della stessa Cgil, in cui, nell’indicare le ragioni a sostegno delle proprie richieste risarcitorie, sono richiamati i soli fatti risalenti al periodo 1995-2002, epoca in cui Solvay non aveva ancora acquistato lo stabilimento di Spinetta Marengo.

La ricerca della verità avrebbe imposto alla rappresentante sindacale di raccontare alla Corte quali iniziative abbia assunto quando Montedison e Ausimont causavano l’inquinamento cui Solvay sta, oggi, ponendo rimedio. C’è davvero interesse a cercare la verità in questo processo? O l’interesse è solo quello di far passare una ricostruzione falsa della storia, che faccia comodo a tutti?”

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