Mentre è all’ospedale gli “rubano” casa e buttano via le sue cose
Questa la tremenda disavventura di un ragazzo disabile abitante in via Maggioli, in una casa dellAtc. Mentre si trovava ricoverato qualche giorno a Novara il suo alloggio è stato occupato da unaltra famiglia. Rossa e Ciccaglioni: intervenga il Prefetto. E le Forze dellOrdine fanno mea culpa
Questa la tremenda disavventura di un ragazzo disabile abitante in via Maggioli, in una casa dell?Atc. Mentre si trovava ricoverato qualche giorno a Novara il suo alloggio è stato occupato da un?altra famiglia. Rossa e Ciccaglioni: ?intervenga il Prefetto?. E le Forze dell?Ordine fanno ?mea culpa?
ALESSANDRIA – L’emergenza casa in città non è una novità: ne abbiamo parlato in tante occasioni, specialmente nell’ultimo anno, raccogliendo da più parti storie di ordinaria disperazione e appelli a interventi strutturali. Quella vissuta da un ragazzo in questi giorni è però la testimonianza di un’escalation che se da un lato sconvolge e disorienta per l’assurdità della vicenda, dall’altro non può che far riflettere su quanto siano necessarie azioni importanti e quantomai urgenti.
I fatti
Un ragazzo giovane, per di più con serie patologie fisiche, si reca a fine marzo a Novara per un ricovero ospedaliero. Il fratello si occupa di ritirargli la posta e di prendere in casa sua ciò che gli può servire: i cambi d’abito, alcuni effetti personali. Tutto normale, se non fosse che un brutto giorno il fratello fa per aprire la porta di casa senza riuscirci. Il nottolino della serratura è stato cambiato e dall’interno si sente la televisione accesa. A raccontarci com’è proseguita la giornata è lo stesso protagonista dell’assurda vicenda, che spiega: “quando ho suonato a casa di mio fratello per capire cosa stesse succedendo, mi ha aperto un ragazzo giovane dicendomi di andarmene, che quella casa non era più nostra ma che adesso ci sarebbero stati ‘loro’. ‘Loro’ in questo caso sono una coppia (il ragazzo occupante riferirà che la sua compagna è incinta) più il padre di lui e due cani (tutti “asserragliati” nel piccolo bilocale). Le cose del precedente residente, che ha un regolare contratto stipulato con l’Atc, dagli arredi agli oggetti personali, dai vestiti agli elettrodomestici, “sono state gettate via e la casa riarredata”.
Sembra una storia di fantascienza, almeno “qui da noi”, ma purtroppo non lo è. Alle rimostranze del fratello del legittimo proprietario seguono minacce da parte del ragazzo occupante, che lo invita “a levarsi di torno per evitare di essere menato” (quel giorno e, pare, anche i seguenti).
L’incredibile intervento delle Forze dell’Ordine
Preso dal panico per quanto stava succedendo, il fratello della vittima ha chiamato il presidente dell’Atc e i Carabinieri che, giunti sul posto, hanno constatato quanto stava avvenendo, senza però procedere all’arresto degli occupanti né alla restituzione della casa al legittimo proprietario. Particolare ancor più grottesco, nei giorni procedenti era stata la stessa coppia occupante a chiamare la Polizia, per denunciarsi, spiegando che non avevano un altro posto dove andare e, visto che la donna si trovava in stato di gravidanza, sarebbero rimasti lì (senza per questo venire sgomberati). All’arrivo della pattuglia del 112 la situazione non cambia, nel senso che le persone all’interno della casa sono state denunciate ma, nonostante avessero “rubato” letteralmente una casa e tutto il suo contenuto, non vengono né arrestate né mandate via.

Interpellate sull’accaduto, le Forze dell’Ordine hanno riferito che in effetti, con il senno di poi, sarebbe stato il caso di procedere all’arresto (che in questi casi è a discrezione della pattuglia che interviene, tenendo conto della pericolosità del soggetto che compie il crimine e del contesto della vicenda). “Ciò non è avvenuto probabilmente perché si trattava di una casa dell’Atc – hanno spiegato le Forze dell’Ordine – ambito “delicato” di per sé e per l’intervento precedente di un’altra pattuglia che non aveva ritenuto necessario procedere al fermo degli occupanti”. Così facendo però ci si trova nella situazione incredibile e drammatica che si può così riassumere: il ragazzo con i problemi fisici uscirà a giorni dall’ospedale di Novara, senza più un posto dove andare (in attesa di una decisione del magistrato, ormai necessaria per dipanare la questione), nel frattempo, oltre al danno la beffa, continua a pagare regolarmente l’affitto di una casa nella quale non può entrare per paura di perderne l’assegnazione. Chi gli ha rubato e gettato via letteralmente tutto ciò che l’abitazione conteneva vive all’interno, almeno momentaneamente, indisturbato.
Le dichiarazioni dell’Atc, del sindaco e di alcuni operatori
Piervittorio Ciccaglioni (nella foto), presidente dell’Atc, è su tutte le furie: “questo è solo il prodotto di una situazione che si trascina da tempo ed è quello che succede quando le istituzioni ignorano i nostri ripetuti appelli. Prima le occupazioni erano 25, ora siamo a più di 100. Il Questore e il Prefetto però non intervengono e così si finisce per dare ragione a chi è più prepotente e, invece di tutelare le persone in nome del diritto, si generano situazioni di questo tipo. Serve al più presto un piano che coinvolga i servizi sociali, il Comune e i rappresentanti dello Stato, della magistratura e delle Forze dell’Ordine per costruire un piano di intervento integrato. Già un anno fa c’era stato un caso simile a Spinetta Marengo, dove una signora si era recata qualche giorno a Genova per lavoro e al suo ritorno aveva trovato la serratura cambiata. Le Forze dell’Ordine invece di arrestare chi ha compiuto questo crimine hanno pensato bene di identificare e chiedere i documenti a me e alle altre persone intervenute (fra le quali l’assessore regionale Riccardo Molinari) per cercare di capire cosa stesse succedendo. Assurdo”.
Il sindaco, Rita Rossa, spiega: “la vicenda si commenta da sé. E’ chiaro che penso che in un caso del genere le persone che occupano vadano mandate via e la casa restituita a chi ne ha diritto. Non è purtroppo l’unico caso. Ricordo qualche tempo fa di una signora che, rimasta vedova, aveva chiesto giustamente di trasferirsi in un alloggio popolare più piccolo (rispetto a quello precedentemente assegnatole quando viveva con il marito) così da lasciare più spazio a chi ne aveva maggiormente bisogno. Il risultato è stato quello che si è trovata la sua abitazione riassegnata ad altri dopo averla lasciata e quella che avrebbe dovuto ricevere in cambio già occupata abusivamente, così da trovarsi di colpo lei in mezzo a una strada. Siamo consapevoli che la situazione complessiva legata all’emergenza abitativa sia gravissima ed è aperto un tavolo permanente. Il fenomeno degli sfratti e delle persone senza casa è una piaga sociale che avrebbe bisogno di interventi strutturali a livello statale. Nel nostro piccolo abbiamo individuato 80 mila euro che siamo pronti a mettere a disposizione del tavolo di lavoro, per individuare nell’immediato uno stabile da risistemare che possa ospitare i casi più urgenti. Non basterà ma è almeno un inizio. Avevamo pensato al “Ferrhotel” (nella foto) ma la proprietà l’ha murato e non lo cede, perciò dovremo cercare un’altra soluzione.
Gli operatori di San Benedetto al Porto, fra i più attivi sul fronte dell’emergenza abitativa, raccontano: “la casa è un diritto di tutti, importante e sancito dalla nostra Costituzione. Quella a cui stiamo assistendo è però un’escalation davvero preoccupante. Meno di sei mesi fa abbiamo assistito a un caso simile a Genova. Quello dell’occupazione non di case sfitte ma con persone che ci abitano, assenti al momento dell’ingresso con la forza di persone senza fissa dimora, è un fenomeno piuttosto diffuso al sud, specie nei contesti di edilizia popolare, e pare ormai stia arrivando anche al nord. Non è difficile immaginare che ci sia chi si sta organizzando per speculare sulla disperazione, per esempio “aprendo” case in realtà abitate e raccontando a chi non ha dove andare che appartengono a persone decedute, o definitivamente trasferite altrove, e che sono quindi in un certo senso “disponibili”. A quel punto le cedono a chi è senza casa per poche centinaia di euro, tutti consapevoli che una volta occupata un’abitazione è poi difficile che la famiglia occupante venga mandata via, specie se con bambini piccoli o situazioni particolarmente difficili. E’ ovvio però che un conto è occupare temporaneamente un’abitazione vuota, un altro è introdursi in casa di chi ci sta vivendo e appropriarsene. In questi casi oltre al danno enorme di non avere più dove vivere si aggiunge lo shock tremendo di perdere di colpo le cose care, che di solito vengono buttate via da chi subentra. E’ come se un incendio distruggesse i ricordi di una vita, ma se di un evento accidentale ci si può con il tempo fare una ragione un’ingiustizia di questo tipo è difficile da rimarginare. Quella che si sta generando è evidentemente una guerra fra poveri che può essere fermata solamente con interventi seri e strutturali, che coinvolgano le diverse realtà operative sul territorio nell’ambito dell’emergenza abitativa e la presa di consapevolezza che i soli interventi di repressione, pur necessari in casi come questo, non possono essere l’unica soluzione al problema. Tutti hanno diritto a una casa, anche se, ovviamente, non si può prendere quella nella quale stanno vivendo a pieno titolo altri”.