Elisabetta Gagliardi, tra The Voice e quel che verrà
Abbiamo intervistato la cantante alessandrina, che questa sera parteciperà alla seconda fase di "The Voice of Italy", cimentandosi nella battle. Tra rimpianti e speranze per il futuro, ci siamo fatti spiegare come sia la vita dietro alle quinte dello show. Soprattutto con l'arrivo della famosa Suor Cristina...
Abbiamo intervistato la cantante alessandrina, che questa sera parteciperà alla seconda fase di "The Voice of Italy", cimentandosi nella battle. Tra rimpianti e speranze per il futuro, ci siamo fatti spiegare come sia la vita dietro alle quinte dello show. Soprattutto con l'arrivo della famosa Suor Cristina...
ALESSANDRIA – L’ultima volta che vi avevamo parlato di lei, era appena stata selezionata per far parte dei concorrenti di The Voice of Italy. Stiamo parlando, naturalmente, di Elisabetta Gagliardi, alessandrina, classe 1983, fiera concorrente del team Pelù. Con la sua interpretazione rock di “Amore Disperato” di Nada, la ragazza era riuscita ad assicurarsi tre dei quattro giudici, facendo voltare Raffaella Carrà, J-Ax e Piero Pelù e scegliendo, appunto, quest’ultimo.
L’abbiamo incontrata in un bar della città per un caffé e per farci raccontare qualche cosa in più sul programma, sui retroscena e sulle sue aspettative per tutto quello che succederà dopo, a riflettori spenti. Passando, ça va sans dire, per il personaggio mediatico del momento, la popolare Suor Cristina.
Elisabetta, come si arriva a “The Voice of Italy”?
La strada per arrivare alle blind audition è in salita e rigorosa, molto più che in programmi simili: si fanno delle selezioni con gli autori, che si incontrano dopo aver inviato una prova o dopo essere stati segnalati da alcuni locali. Io, ad esempio, ho scelto di inviare una demo e sono stata contattata per interpretare due brani, uno in inglese ed uno in italiano, per intero.
Passato il primo colloquio, poi, che succede?
Se si supera il primo step c’è un colloquio psicologico importante: si risponde a domande di varia natura, che spaziano dalla vita di tutti i giorni alla musica. Superato anche quello, ci sono due ulteriori selezioni. Allora, e solo allora, si accede alle blind audition, dove si incontrano per la prima volta i quattro giudici.
Da lì, per te, è stato “team Pelù”…
Sì, e ne sono felice. La squadra è unita, con poca competizione all’interno. Pensa che quando ci troviamo a Milano, per il programma, stiamo sempre insieme e ci sentiamo spessissimo anche se viviamo distanti. Piero Pelù, poi, è un ottimo musicista, un vero rocker: carismatico, magnetico e davvero molto presente.
Pentita della scelta rock?
Non esattamente, anche se temo che Pelù preferisca un team rock, come è giusto che sia, più in linea con le sue corde. Io, però, mi sento leggermente più pop rispetto alle sue aspettative e per questo, forse, avrei dovuto scegliere Raffaella Carrà, più vicina al mio stile.
Questa edizione di “The Voice of Italy” ha visto la nascita di un personaggio mediaticamente potente: Suor Cristina. Come avete preso, voi concorrenti, la notizia?
Inutile negarlo, come partecipante ha abbastanza offuscato la visibilità degli altri. Comunque vada, sarà sempre “il The Voice in cui c’era la suora”, indipendentemente da chi sarà il vincitore. Una parte di successo, in fondo, Suor Cristina l’ha già ottenuta. Senz’altro, ora, sarà complicato per chi la dovrà sfidare: gareggiare con un personaggio che ha attorno a sé tutto quel clamore non può che far penare.
Facciamo un passo nel futuro: quali sono i tuoi progetti, a riflettori spenti?
The Voice è una bella vetrina, realizzata ad un livello qualitativamente molto alto e per la quale si ricerca una voce molto virtuosa. Io, da questa esperienza, più che la vittoria cerco la possibilità di proporre pezzi miei, per farmi conoscere come cantautrice. Mi accontento di un pubblico “minore”, insomma, ma mi godo tutto quello che potrà arrivare da questa avventura. Da gennaio non faccio più parte delle “Minigonne” e ora sono in un duo acustico ed in una band che suona canzoni scritte da me. Al momento mi sto occupando proprio di scrivere ed arrangiare pezzi miei, da registrare. Poi verranno la promozione nei locali e la vendita, le vere difficoltà.
Alessandria come ha preso la tua partecipazione al programma?
Calorosamente. La città mi scrive, soprattutto su Facebook, per partecipare con me alla mia esperienza. Mi hanno anche bonariamente sgridata, facendomi notare come abbia detto di essere “piemontese” e non “alessandrina”. L’emozione, a volte, gioca brutti scherzi: sapeste quanto tremano le gambe ad entrare in uno studio così grande, pieno di gente in silenzio!
