Cava di Spinetta Marengo, arriva l’emendamento di Ferralasco
L'assessore Marcello Ferralasco propone un emendamento per tutelare le aree interessate dalla variante del piano regolatore: impossibile cambiare la destinazione d'uso delle aree adibite a cava senza una specifica variante del piano regolatore.
L'assessore Marcello Ferralasco propone un emendamento per tutelare le aree interessate dalla variante del piano regolatore: impossibile cambiare la destinazione d'uso delle aree adibite a cava senza una specifica variante del piano regolatore.
ALESSANDRIA – Si torna a parlare di Spinetta Marengo, nella Commissione Territorio che si è tenuta nel pomeriggio di ieri, martedì 8 aprile. Un incontro che prosegue sulla linea del precedente, analizzando le proposte non approvate della variante al Piano Regolatore Generale, ma che ha al centro del dibattito un tema che, soprattutto nelle ultime settimane, ha scaldato non poco gli animi: la cava di Spinetta Marengo, la sua possibile destinazione a discarica e la richiesta, mossa da Bolla srl, di convertire l’area agricola. “Dobbiamo dire le cose come stanno, – commenta l’assessore Marcello Ferralasco – quella di Spinetta è una cava. La definizione stessa dell’area, poi, in nessun modo contraddice la destinazione d’uso, che è quella di terreno agricolo: di fatto, si tratta solo di indicare una corretta denominazione, rendendo pubblico il nome di qualcosa che già esiste”.
A preoccupare, però, non è tanto la definizione dell’area, quanto il rischio che proprio lì, a duecento metri da una falda, possa sorgere una discarica. “Ci sono numerose norme tecniche – prosegue Ferralasco – ma nessuna di queste indica chiaramente quale sia l’utilizzo di una cava ormai esaurita. Proprio per porre fine a questi dubbi e per garantire al consiglio comunale uno strumento utile nella tutela del territorio, abbiamo pensato ad un’aggiunta, un comma”. Nascerebbe così, in riferimento all’articolo 28, un emendamento aggiunto, firmato da Ferralasco, che garantirebbe per tutte le cave esistenti sul territorio la certezza di non poter cambiare la destinazione d’uso se non a mezzo di variante del piano regolatore generale. “Un controllo severo che speriamo possa fugare i dubbi – spiega ancora l’assessore – garantendo un doppio confine: da un lato abbiamo infatti il piano d’uso determinato in precedenza dal Piano Regolatore, dall’altro ogni modifica deve, necessariamente, passare tramite una variante”.
Ma non è tutto. La variante, che non passerà nella seduta di consiglio che si terrà oggi, mercoledì 9 aprile, sembra infatti testimoniare la riuscita del freno voluto dalla minoranza, che però continua a esprimere la propria preoccupazione sul futuro dell’area. “Spinetta Marengo è una terra martoriata – commenta Domenico Di Filippo, M5S – e a prescindere dai tecnicismi è innegabile che serva un segnale forte che dimostri che non si farà quella discarica che porterebbe la cittadinanza a subire ulteriori disagi, a vantaggio di chi potrà trarre invece benefici dal ‘business’”. “C’è qualcosa in ballo – prosegue Ciro Fiorentino, FdS – come il fatto che, ad esempio, la società Bolla avesse sei mesi di tempo, ormai scaduti, per rinaturalizzare l’area della cava. Il periodo, però, è stato prorogato. Come mai?”.
A rispondere è Enrica Cattaneo, del Servizio Attività Produttive e Piano Strategico di Sviluppo: “la società aveva scavato solo un terzo dell’area concessa, anche a causa della poca richiesta di materiale proveniente dall’estrazione. Proprio per casi come questi la Legge Regionale prevede di prorogare il periodo di estrazione: il territorio è infatti importante quanto gli interessi per l’utilizzo della cava. Per sfruttare tutte e due le componenti, nel rispetto di entrambe, si concede più tempo per esaurire effettivamente la cava, senza dover nuovamente scavare altrove.”
“L’attenzione della giunta e dell’amministrazione per il territorio è innegabile – commenta Daniele Coloris, Pd – ed indica una precisa presa di responsabilità”. “Le modifiche sono opportune – aggiunge Renzo Penna, Sel – e danno un segnale di regolamentazione su un tema “caldo”. Mi sembra anche doveroso ricordare, proprio per completezza di informazione, che proprio gli ultimi indirizzi della Regione Piemonte indicano come le cave, una volta esaurite, siano destinate alla naturalizzazione. In tal senso, il comma di cui parlava prima l’assessore Ferralasco assume una valenza ancora maggiore: ogni modifica dovrà dipendere da un’eccezione ben motivata e reale”.
