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Per Solvay “nessun danno ambientale”
Ancora accuse e controaccuse tra Ausimont e Solvay al processo in Corte d'Assise per omessa bonifica e avvelenamento della acque. Il consulente per il responsabile civile Solvay tenta di ribaltare i conti del ministero dell'Ambiente sui danni ambientali: "non è provabile che ci sia stato un deterioramento dell'ambiente"
Ancora accuse e controaccuse tra Ausimont e Solvay al processo in Corte d'Assise per omessa bonifica e avvelenamento della acque. Il consulente per il responsabile civile Solvay tenta di ribaltare i conti del ministero dell'Ambiente sui danni ambientali: "non è provabile che ci sia stato un deterioramento dell'ambiente"
ALESSANDRIA – Il mancato inserimento nel piano di caratterizzazione del 2001, presentato da Ausimont agli enti, dei dati sulla contaminazione dei pozzi esterni, Cavallarotta e Pederbona, avrebbero ritardato la bonifica. Lo hanno sostenuto i legali di Solvay nel controinterrogatorio ai periti Ausimont Maurizio Onofrio e Giovanni Del Frate, nel corso dell’udienza davanti alla Corte d’Assise di Alessandria, dove si sta svolgendo il processo contro otto tra ex dirigenti ed amministratori della aziende del polo chimico di Spinetta. Gioco “facile” nelle ultime udienze per la pubblica accusa, rappresentata dal pm Riccardo Ghio, che si limita ad ascoltare i consulenti e i legali delle due aziende, Ausimont e Solvay, mentre tentano di addossarsi reciprocamente le responsabilità della contaminazione del sito. Omessa bonifica e avvelenamento delle acque le accuse a cui sono chiamati a rispondere gli imputati. E tra una perizia e un controinterrogatorio emerge intanto un fatto: che l’inquinamento c’è, c’è stato e ci sarà ancora per lungo tempo. Di chi è, poi, la “colpa”, dovrà tentare di stabilirlo la corte, presieduta dal giudice Sandra Casacci che ieri ha avuto un bel daffare a contenere entro limiti accettabili le reciproche accuse tra le due aziende.
L’avvocato Solvay Luca Santa Maria torna a parlare di “slealtà” del consulente Ausimont Onofrio per aver “inserito solo i dati dei piezometri utili alla sua tesi”, quella, cioè, che la situazione sia peggiorata dopo l’arrivo di Solvay il quale, permettendo all’acqua acida dell’impianto industriale di filtrare nei terreni, avrebbe causato la trasformazione del cromo trivalente in cromo esavalente.
“Ausimont sapeva della contaminazione delle acque esterne ma non lo avrebbe indicato nel piano di caratterizzazione ad anzi, avrebbe affermato di aver avviato una messa in sicurezza mai avvenuta”, è invece l’accusa di Solvay. L’aver, volutamente o meno, omesso quei dati, avrebbe determinato l’inserimento al 36° posto (su 44 siti) dell’area del polo chimico nella classifica dei siti che necessitavano di bonifica stesa dalla regione Piemonte a seguito dell’entrata in vigore della legge 471del ’99.
Se, da un lato nessuno nega più la presenza dell’inquinamento del sito, il consulente per il responsabile civile (Solvay) Luigi Prosperi, ultimo perito a relazionare, sostiene però l’assenza del danno ambientale che il consulente del ministero dell’Ambiente Leonardo Arru stimava in oltre 50 milioni di euro. Perchè si possa parlare di danno ambientale, occorre che vi sia un ambiente degradato, un prima – sano – e un dopo – danneggiato. E, nel caso del polo di Spinetta, non vi sarebbe o non sarebbe comprovabile. “Il deterioramento – sostiene Prosperi nella relazione – non si è verificato e ritengo pertanto che non vi sia stato un danno ambientale”. Ma, anche qualora ci fosse stato, i “calcoli” di Arru dell’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sarebbero “errati” in quanto non tengono conto del reale “valore di mercato” della risorsa che potrebbero essere dati dalle tariffe dell’acquedotto. Invece, secondo Prosperi, Ispra si “rifà a valori astratti riferiti ad eree e situazioni ambientali totalmente diverse”, ignorando, peraltro, l’efficacia della “barriera idraulica” (valore che andrebbe sottratto dal salato conto presentato).
Finite le relazioni dei consulenti, il prossimo 7 aprile parleranno le parti civili.