In Piazza Garibaldi “un palco permanente e dehor tutto l’anno”
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In Piazza Garibaldi “un palco permanente e dehor tutto l’anno”

Abbiamo intervistato Giuseppe Giordano, Giò, per parlare di Alessandria, di cibo e di futuro. "Coraggio e visione per la città, per poter diventare un'eccellenza"

Abbiamo intervistato Giuseppe Giordano, Giò, per parlare di Alessandria, di cibo e di futuro. "Coraggio e visione per la città, per poter diventare un'eccellenza"

SOCIETA’ – Il bancone di una pizzeria è una finestra molto particolare sulla vita di una città: da qui passano quasi tutti, dalle coppie ai single, dai più giovani agli anziani, di corsa o per fermarsi. Qualche parola, uno scambio di battute sul tempo e sui tempi, sul calcio, sulla politica: la città ti passa davanti in pochi minuti, eppure riesci ad averne una percezione abbastanza definita, capace di farti abbozzare qualche idea per il futuro.
Cibo, futuro, società: abbiamo parlato un po’ di tutte queste cose con Giuseppe Giordano, Giò, l’inventore del Pizz’ino, il cui locale si affaccia su piazza Garibaldi. E proprio da qui, da uno dei punti nevralgici della città, siamo partiti, per chiedergli cosa farebbe, lui, per rilanciare questo posto.

“Parlare di Piazza Garibaldi mi frena un po’ – ci confessa – perché sembra sempre che intervenga per fini personali: in realtà le mie idee coinvolgono tutti, non solo la mia attività. Mi piacerebbe vedere nella piazza una culla ed un luogo di incontro, con la possibilità per gli esercizi pubblici di usufruire di spazi invernali, di dehor, per tutto l’anno. – ci racconta – Questo creerebbe pulizia, sicurezza, movimento. Se la piazza fosse una zona pedonale, poi, sarebbe tutta un’altra vita: mi immagino un grosso palco permanente, capace di ospitare durante i weekend estivi concerti, anche sfruttando la vicinanza logistica della stazione”.

Cosa manca, ad Alessandria?
Una visione, un progetto comune. Mi sembra che ci sia, innata o quasi, la convinzione che qui non possa accadere nulla di buono. Anche se, a ben guardare, siamo stati la patria di molte idee ormai diffuse sul suolo nazionale, dal Borsalino all’aperitivo, passando per il marocco ed il mio pizz’ino. Noi alessandrini, forse, siamo un po’ spaventati dalle novità, dal futuro.

Quale potrebbe essere, secondo te, una soluzione per rilanciare la città?
Alessandria deve ripartire dalla propria posizione logistica. Siamo in una posizione ideale, a metà strada tra le città ed il mare: se riuscissimo ad attirare i turisti che vanno e vengono dalla Liguria, convincendoli a fare tappa in città, avremmo dei vantaggi indubbi. In una condizione come quella in cui versa ultimamente la città, eventi sporadici e concentrati in pochi momenti dell’anno rischiano di passare inosservati o quasi: serve qualcosa di reale e permanente.

Da qui la tua idea dei concerti in piazza…
Esatto. Concerti, eventi, serate estive che permettano ad Alessandria di diventare una sorta di autogrill di lusso sulla strada per le località di vacanza o verso casa. Le persone si fermano, cenano, guardano uno spettacolo e ripartono: penso ad eventi per giovani in piazza Garibaldi, dove è possibile accogliere una grossa quantità di persone, ma anche a serate più impegnate per gli adulti, in piazza della Libertà. Sarebbe anche un’occasione per avere negozi aperti, persone che visitano il nostro centro.

Un cambiamento importante per piazza Garibaldi, insomma.
Sì. La piazza potrebbe così uscire dalla realtà attuale, che la vede come un deposito in cui lasciar la macchina per far serata diventando il luogo della serata stessa. Non mi meraviglierei che, con l’ipotesi dei dehor tutto l’anno, le realtà disposte ad ampliare all’esterno il proprio locale aumentassero. Se poi anche i collegamenti verso il centro fossero più numerosi, forse, ci sarebbero più possibilità. Penso agli allievi che ci sono alla scuola di Polizia al Cristo, che magari potrebbero vivere di più la città se ci fossero più corse verso il centro e in ritorno anche in tarda serata.

Dalla piazza alla pizza: come sta andando il mercato dell’alimento più famoso d’Italia?
La pizza è in un momento d’oro anche a livello nazionale, dopo essere stata per molti anni il prodotto più copiato del Made In Italy. Anche in Italia i grandi chef se ne interessano, sia per la fama ormai internazionale che per la versatilità dell’alimento: è un contenitore, un vassoio, capace di contenere a tutto tondo le eccellenze dell’enogastronomia italiana. La televisione se ne sta accorgendo, come io stesso ho potuto verificare durante la scorsa puntata di Masterchef Junior, alla quale ho partecipato insieme a Gino Sorbillo, maestro della pizza nel mondo. Se ne sta accorgendo la società, nella quale la figura del pizzaiolo assume un rilievo via via più importante. Se ne sta accorgendo la ristorazione, che ha recentemente rivalutato la pizza, vedendo nell’impasto un vassoio capace di valorizzare le eccellenze enogastronomiche, fatte di alimenti del territorio coltivati da chi impiega passione e coraggio per garantire un prodotto di qualità. Io ho deciso, nel mio piccolo, di dare rilievo a chi si impegna: dietro al nome di un prodotto c’è sempre anche quello dell’uomo o della donna che ha avuto il coraggio di produrlo, con sacrificio. Per questo motivo i nomi delle pizze sul mio menu cambieranno e saranno sostituite dai nomi e dai cognomi dei produttori degli ingredienti. La pizza con il pomodorino corbarino e la mozzarella di bufala sarà così la Carlo d’Amato in Barlotti: Carlo d’Amato è l’uomo che sette anni fa ha rigenerato all’origine il seme di questo pomodorino, coinvolgendo poi decine di agricoltori e, di fatto, creando posti di lavoro, Barlotti è il nome del caseificio che produce la mozzarella di bufala.

“Le mie idee – conclude – sono molte, anche se cerco di tenerle per me, di lavorare, come mi ha consigliato qualche saggio alessandrino, in maniera intelligente e sottovoce. La speranza è che la città abbia coraggio e visione, per poter diventare un’eccellenza del territorio”.

 

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