Da Alessandria a Bruxelles: la vita di un ricercatore
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Da Alessandria a Bruxelles: la vita di un ricercatore

Torna la nostra rubrica che racconta la storie dei giovani alessandrini che decidono di tentare la fortuna andando all'estero. Oggi ci spostiamo a Bruxelles per intervistare Andrea, ricercatore di fisica teorica: tra finanziamenti e contratti a tempo determinato, quanto è difficile "fare ricerca"?

Torna la nostra rubrica che racconta la storie dei giovani alessandrini che decidono di tentare la fortuna andando all'estero. Oggi ci spostiamo a Bruxelles per intervistare Andrea, ricercatore di fisica teorica: tra finanziamenti e contratti a tempo determinato, quanto è difficile "fare ricerca"?

CERCO LAVORO… PARTO? – Nuovo appuntamento per la nostra rubrica che racconta  che racconta la storie dei giovani alessandrini che decidono di tentare la fortuna andando all’estero: questa volta andiamo a Bruxelles, in Belgio, per seguire la vita di Andrea Mezzalira, trentenne alessandrino che ha deciso, dopo aver concluso i propri studi in Italia, di spostarsi all’estero per poter realizzare il proprio sogno: essere un ricercatore. 

Qual è stato il percorso che ti ha portato a Bruxelles? Quali studi hai fatto?
Dopo la laurea triennale in fisica, all’Università degli Studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” di Alessandria mi sono spostato a Torino, per la magistrale in fisica teorica. Qui, dopo aver concluso l’iter di specialistica, ho vinto un concorso di dottorato e, dopo il conseguimento del titolo, sono stato assunto come ricercatore a tempo determinato, con un contratto di “post-doc”, sempre in fisica teorica, presso l’Université Libre de Bruxelles.

Di cosa ti occupi, attualmente?
In questo momento sto studiando principalmente applicazioni della teoria delle stringhe a modelli di fluidodinamica. Oltre a cercare di spiegare lo stato della materia noto come plasma di quark e gluoni prodotto nel grande acceleratore LHC del CERN, questa ricerca è utile per modellizare alcune proprietà ottiche di nuovi materiali costruiti in laboratorio.

C’è differenza tra la vita da ricercatore in Italia e la vita da ricercatore all’estero?
Ho un’esperienza solo parziale di quello che vuol dire fare ricerca in Italia: come studente di dottorato non ho avuto a che fare con la ricerca di finanziamenti, che invece è una delle attività che purtroppo occupa più tempo ad un ricercatore. Dal poco che ho visto comunque mi pare che in Italia la procedura di finanziamento, il cosidetto “fund-raising”, sia più macchinosa e meno trasparente che all’estero. Questo, chiaramente, va a discapito dello sviluppo di buona ricerca. 

Sogni di poter tornare in Italia, speri di restare a Bruxelles o vorresti spostarti ancora in altri paesi?
Al momento non ho un progetto a lungo termine ben definito, ma per come sono costituiti i contratti di “post-doc”, l’esperienza a Bruxelles non potrà continuare e sarò obbligato a spostarmi in un altro paese. L’idea di viaggiare per un po’ non mi disturba affatto, ma trovo avvilente sapere di avere pochissime possibilità di poter continuare la mia carriera in Italia. 

Quali sono le principali differenze nella vita quotidiana, rispetto all’Italia?
In genere la vita a Bruxelles non è troppo diversa rispetto a quella di una città come Torino. Detto questo, Bruxelles ha un’offerta culturale più vasta: è praticamente la norma trovare concerti e mostre a prezzi abbordabili ogni settimana. Inoltre è una città altamente cosmopolita ed è quindi molto facile creare legami con persone con esperienze diverse.

Consiglieresti ai giovani italiani di trasferirsi all’estero?
Senza dubbio consiglio un’esperienza all’estero. Vivere in una grande città e mettersi in gioco in una realtà diversa sicuramente aiuta ad aprire la mente.

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