“Non un microgrammo di inquinamento in più in Fraschetta”
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“Non un microgrammo di inquinamento in più in Fraschetta”

L'assessore all'Ambiente Lombardi boccia la discarica Aral a Spinetta: “c'è una delibera comunale che impedisce la realizzazione di qualunque attività industriale che necessiti di Via, valutazione impatto ambientale.” Per il polo chimico “preoccupa la situazione dell'aria. Chiediamo risposte rapide”

L'assessore all'Ambiente Lombardi boccia la discarica Aral a Spinetta: ?c'è una delibera comunale che impedisce la realizzazione di qualunque attività industriale che necessiti di Via, valutazione impatto ambientale.? Per il polo chimico ?preoccupa la situazione dell'aria. Chiediamo risposte rapide?

ALESSANDRIA – “Non un microgrammo di inquinamento in più per Spinetta e la Fraschetta”. E’ una speranza, ma anche una promessa, quella dell’assessore all’Ambiente del comune di Alessandria Claudio Lombardi fa agli abitanti di Spinetta.
La popolazione della Fraschetta è mobilitata in queste ultime settimane per quella che si preannuncia come una nuova “tegola” sulla testa dell’ambiente e dei cittadini: la richiesta da parte di Aral per una discarica di rifiuti inerti in località Guarasca, in strada Bolla.
“La richiesta da parte di Aral è dell’agosto scorso – spiega Lombardi – per l’acquisizione di una ex cava e la trasformazione di questa in discarica di inerti ed assimilabili, tra cui, ad esempio, gli scarti da lavorazioni industriali, le traversine ferroviarie dismesse e simili. Premesso che la competenza è della Provincia, bisogna dire che la richiesta era già stata rigettata durante la prima conferenza dei servizi, ad ottobre, con una serie di motivazioni. Aral ha ripresentato ha ripresentato il progetto qualche settimana fa, tenendo in effetti conto di alcune delle motivazioni addotte dalla Provincia per il primo diniego, ma non tutte”.
In pratica, Aral avrebbe voluto stoccare nella nuova discarica 55 tipi di materiali codificati “Cer”. La nuova proposta nel prevede “solo” 45. “La zona della Fraschetta ha già subito, e subisce tutt’ora uno stress ambientale elevato. Non accetteremo un microgrammo in più di inquinamento, né il passaggio di un camion in più rispetto a quelli che già ci sono”, dice l’assessore. Parla da “spienettese”, ancor prima che come amministratore.
L’uovo di Colombo per dire “no” alla nuova discarica è la delibera comunale 108/211/75 del 2003, successivamente modificata con la 63/169/347 del 2006 la quale “dice in modo esplicito che in zona Fraschetta non potranno essere autorizzati nuovi insediamenti industriali che prevedano Aia (autorizzazione integrata ambientale) o insediamenti di trattamento e conferimento che prevedano la procedura di Via (valutazione impatto ambientale). Per paradosso, diremo di no anche se nella nuova discarica si dovessero stoccare boccioli di rosa, perché, comunque, per portarli, si dovrebbero utilizzare dei camion”. In altre parole, “la discarica Aral non potrà essere autorizzata”.
Battaglia vinta, ancor prima della lotta, si spera. Il 18 marzo è convocata la seconda conferenza dei servizi durante la quale il comune esprimerà il suo parere, negativo. Ma le vie della burocrazia e dei cavilli formali sono infiniti. In ogni caso, Spinetta un piccolo passo in avanti lo ha già fatto. Ha imparato ad alzare la testa, dopo averla tenuta bassa per decenni, davanti ai colossi della chimica e al “ricatto” del lavoro.
“L’altra sera sono stato ad una riunione del Comitato nato attorno all’opposizione di questa nuova discarica. Devo dire che in tanti anni non avevo mai visto tanta partecipazione. Credo che gli abitanti di Spinetta abbiano semplicemente preso coscienza del fatto che la zona ha già dati in termini di inquinamento dell’ambiente. Perchè non c’è solo il polo chimico, c’è la discarica di Castelceriolo con i suoi odori, c’è in rio Lovassina…” E quando è troppo, è troppo, viene allora da dire.
Più dura sarà la “battaglia” contro la discarica di inerti provenienti dagli scavi del terzo valico, indicata dal ministero nel piano cave. “E’ legge dello stato, non so cosa potremo fare” ammette Lombardi. Dalla “nostra” c’è però il fattore tempo: “tenendo conto che sono approvati solo i primi due lotti, dopo 20 anni che se ne parla, e la discarica di Spinetta potrebbe essere usata dal terzo e quarto lotto, direi che è la nostra preoccupazione minore”.
Quella maggiore, invece, si chiama acido cloridrico. Mentre il progetto di messa in sicurezza permanente dall’inquinamento prodotto dalle aziende del Polo Chimico negli anni sta seguendo il suo iter, si affaccia una nuova “emergenza”, “anche se quella è una parola di cui abbiamo forse abusato e che non mi piace usare”, dice Lombardi.
“A fine del 2012 è stata approvata da tutti gli enti il progetto di messa in sicurezza operativa per acqua e terreni che prevede la barriera idraulica e, per quanto riguarda il cromo, un metodo sperimentale elaborato insieme all’Università di Alessandria. Abbiamo chiesto di poter valutare i primi risultati, che arriveranno entro maggio. Teniamo comunque conto del fatto che si tratta di una bonifica parziale”.
C’è poi il capitolo dell’inquinamento dell’aria, che non rientra nel processo in corso davanti alla corte di cassazione e, forse per questo, fa meno clamore. Non per questo preoccupa di meno, anzi.
“L’aria non si può fare a meno di respirare. Paradossalmente, se l’acqua è inquinata, si può bere l’acqua della bottiglia, ma l’aria non c’è in bottiglia. Quella è e quella si respira”.
“Con l’ottenimento dell’Aia gli enti hanno chiesto il monitoraggio di una serie di parametri tra cui, appunto, le emissioni in aria, attraverso la realizzazione di una centralina gestita da un ente di controllo, che per noi è Arpa. Sto spingendo affinchè questa centralina venga posizionata e messa in funzione al più presto”. Perchè tanta fretta? Perchè i rilevamenti di Arpa con una centralina mobile (non ancora quella definitiva, quindi) “hanno indicato sforamenti anche pesanti di acido cloridrico nell’aria. Posto che il limite è 20 microgrammi, Arpa ha rilevato valori di 25, 68, 299 in un caso, lo scorso agosto. E in quelle occasioni le centraline di Solvay erano guaste. Non lo metto in dubbio, ma io mi attengo ai valori registrati dall’ente che ho incaricato di controllare.”
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