Pronti a murare l'”albergo” degli ultimi. Basta semplicemente chiudere gli occhi?
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Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it  
26 Febbraio 2014
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Pronti a murare l'”albergo” degli ultimi. Basta semplicemente chiudere gli occhi?

Nuovo allarme lanciato dalla Comunità San Benedetto al Porto, dal vicario del vescovo Marasini e dalle persone senzatetto che hanno trovato nell’ex Ferrohotel un riparo di fortuna. La proprietà decide di murare lo stabile e gli abitanti della struttura, alcuni in precarie condizioni di salute, torneranno in strada. “La dignità di queste persone non vale niente?”

Nuovo allarme lanciato dalla Comunità San Benedetto al Porto, dal vicario del vescovo Marasini e dalle persone senzatetto che hanno trovato nell?ex Ferrohotel un riparo di fortuna. La proprietà decide di murare lo stabile e gli abitanti della struttura, alcuni in precarie condizioni di salute, torneranno in strada. ?La dignità di queste persone non vale niente??

ALESSANDRIA – Torna a far parlare di sé l’ex hotel della stazione, ricovero di persone altrimenti senza fissa dimora. Proprio quando il Comune e alcune realtà impegnate nel sociale stavano ragionando di come tentare di valorizzare la struttura, la proprietà (l’Immobiliare Alessandrina con sede a Roma) ha dato mandato a una cooperativa – la Ruota – di ripulire lo stabile, con l’obiettivo di murarlo completamente per evitare nuove occupazioni. Contestualmente a questa decisione, nei giorni scorsi, per gli occupanti sono arrivati i primi inviti a lasciare l’”albergo”, che entro domenica dovrà restare deserto

Lì hanno trovato in realtà un riparo di fortuna diverse persone in difficoltà, anche italiane, che con grande dignità avevano ripulito in autonomia alcune stanze e sistemato i pochi oggetti in loro possesso. Ieri, martedì 25 febbraio, operatori della Comunità di San Benedetto insieme al vicario del Vescovo mons. Marasini hanno nuovamente visitato la struttura, incontrando gli occupanti ed esprimendo tutta la loro preoccupazione per la situazione che si sta venendo a creare. “Si tratta di persone conosciute in città – ha spiegato Fabio Scaltritti, della Comunità – che mangiano regolarmente alla mensa della Caritas e cercano di mantenere in ordine la struttura, pur fra mille difficoltà. Possibile che le istituzioni e lo Stato abbiano l’unica preoccupazione di allontanare queste persone dalla città, senza provvedere a una qualche soluzione di fortuna che possa accoglierle? E’ impensabile che esseri umani già tanto provati, con problemi di salute anche gravi, siano abbandonati a loro stessi, calpestando la loro dignità e condannandoli ai mille rischi della strada”.

Se da un lato infatti è legittimo che il proprietario eserciti il proprio diritto a chiudere la struttura, dall’altro si prospetta una vera emergenza sociale in città, “della quale le istituzioni dovrebbero farsi carico” – ribadisce Scaltritti – il rischio è che finita fra pochi giorni l’emergenza freddo coloro che avrebbero trovato rifugio lì (in quanto l’accoglienza dell’ostello della Caritas tornerà a 24 posti invece dei 60 previsti in inverno) non sapranno invece dove andare (una quarantina di persone). “Non si possono cancellare queste persone come se non esistessero – ricorda Scaltritti – e neppure pensare di risolvere il problema semplicemente allontanandole dalla città e rivolgendo il proprio sguardo altrove. Se tutti facessero così infatti si provocherebbe semplicemente un via vai di persone disperate da un posto all’altro e da una città all’altra. Servono invece soluzioni concordate e che non ledano la dignità delle persone”.

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