Autozug: pronti a perdere l’ennesima opportunità?
Da fine aprile riprenderanno i viaggi in treno con auto al seguito che porteranno fino a 400 turisti in città praticamente ogni sabato. Alessandria, ormai lunico terminal italiano, ha però spostato il suo ufficio turistico dalla stazione al centro e nel weekend il servizio è chiuso, così come i musei. Impossibile fare di più?
Da fine aprile riprenderanno i viaggi in treno con auto al seguito che porteranno fino a 400 turisti in città praticamente ogni sabato. Alessandria, ormai l?unico terminal italiano, ha però spostato il suo ufficio turistico dalla stazione al centro e nel weekend il servizio è chiuso, così come i musei. Impossibile fare di più?
ALESSANDRIA – Cos’hanno in comune città come Berlino, Monaco di Baviera, Innsbruck e Alessandria? Sicuramente, almeno ancora per quest’anno, il fatto di essere terminal del servizio Autozug, società che organizza trasporto turistico in treno con auto al seguito. Il nostro capoluogo, dopo la fine della convenzione con Bolzano, resta l’unico punto di approdo italiano, raggiungibile direttamente da tre città tedesche: Amburgo, Düsseldorf e Neu-Isenburg.
In periodo di crisi economica tante realtà farebbero carte false per sfruttare questa opportunità: un flusso di turisti, fino a 400 persone praticamente ogni sabato, che arriveranno con la macchina al seguito in stazione, pronti per godersi una vacanza italiana. Da noi però il rischio, molto concreto, è che vengano lasciati sostanzialmente a loro stessi, perdendo così una possibilità di indotto che, se valorizzata, potrebbe invece fare un gran bene alla nostra città.
Il servizio del Comune che avrebbe il compito di accogliere e fornire orientamento ai turisti è infatti lo Iat (con 3 persone impiegate), ufficio però che è stato da poco ricollocato preso la sede dell’Urp di Palazzo Rosso, piuttosto lontano dal punto informativo prima presente in stazione. C’è di più: il servizio resta chiuso nel weekend, proprio quando il flusso di turisti sarebbe decisamente maggiore. Si può discutere sulla vera vocazione turistica della nostra città, se esista, se sia da ricercare nella nostra storia, nella tradizione eno-gastronomica o in entrambe, ma quel che appare subito evidente è che tenere i musei chiusi (emblatico l’esempio del Marengo Museum che, pur aperto ultimamente solo su richiesta, era capace di fare comunque 6000 visitatori l’anno) e gli uffici di accoglienza sprangati non sia proprio una mossa vincente.

Riuscirà Alessandria a perdere anche questa importante occasione d’indotto e rilancio del territorio? Per ora pare proprio di sì…