Processo polo chimico: a chi toccava la messa in sicurezza?
Secondo il consulente Solvay nel 2008 non ci fu un'emergenza per l'inquinamento, ma la stessa azienda rimarca la presentazione del progetto di messa in sicurezza Mise - (con la barriera idraulica di 4 pozzi) bocciata dagli enti nel 2004. Toccava agli enti procedere
Secondo il consulente Solvay nel 2008 non ci fu un'emergenza per l'inquinamento, ma la stessa azienda rimarca la presentazione del progetto di messa in sicurezza Mise - (con la barriera idraulica di 4 pozzi) bocciata dagli enti nel 2004. Toccava agli enti procedere
ALESSANDRIA – Ci fu o no “emergenza” nel 2008 ad Alessandria per la fuoriuscita di sostanze inquinanti dall’area dello stabilimento di Spinetta Marengo? Non è una questione terminologica, ma “sostanziale” che viene riproposta da più angolazioni durante l’udienza-fiume al processo contro gli ex dirigenti delle aziende del Polo Chimico che si sta svolgendo in Corte d’Assise. Per la terza volta i consulenti di parte Solvay hanno esposto le loro relazioni. E non è ancora finita. La parole “emergenza”, dunque, appare e riappare: dai documenti e dalle relazioni, quando fa comodo. Per il consulente Fabio Colombo, “quella del 2008 non fu un’emergenza, e non capisco come venne fuori visto che la stessa Provincia, in sede di Conferenza dei Servizi, parlò di ‘situazione nota’”. Però lo stesso Colombo ricorda come “Solvay presentò nel 2004 un progetto per la “messa in sicurezza d’emergenza (Mise)”, non appena, cioè “venne a conoscenza della situazione della contaminazione interna”. Gli enti dissero però di proseguire su un’altra strada, quella della messa in sicurezza operativa? Chiede il pubblico Ministero Riccardo Ghio per chiedere una conferma forse scontata. “Esatto”, la risposta. Eppure, “le misure urgenti di messa in sicurezza si fanno in genere nelle 24/48 ore, ad esempio in caso di incidente. Il punto è che nel caso del polo chimico l’inquinamento risaliva a 70 anni prima”, completa Colombo. E allora perchè proporre agli enti il “Mise”, messa in sicurezza di emergenza?

Ribatte il consulente Colombo: “”Se la Conferenza dei Servizi non ha approvato la richiesta del 2004 di Solvay significa che gli enti hanno ritenuto che non fosse necessaria. Per contro va ricordato che la legge impone che se la Mise è necessaria e il proprietario è inerte, gli Enti hanno l’obbligo di intervenire direttamente nella realizzazione, ma questo non è stato fatto“.
Parla di “emergenza” sparita come termine dai documenti anche la consulente Solvay Patrizia Trefiletti. Il rilievo era stato fatto dal maresciallo dei Noe, Ammirata, sentito in udienza come testimone, sotto giuramento (mentre i consulenti di parte non sono sottoposti al vincolo del giuramento): “se la parola è sparita, non è stata certo Solvay a cancellarla” ma, “nel percorso di dialogo con gli enti si decise di andare verso una messa in sicurezza operativa”.

Sempre a difesa della multinazionale belga della chimica, il consulente Francani elenca gli investimenti per la manutenzione degli impianti. Oltre 101 milioni tra il 2002 e il 2008, di cui 4,5 milioni per “trovare le perdite della rete idrica industriale che provocavano l’alto piezometrico”. Nessuna omissione di bonifica, quindi? Ma la falda lambiva le discariche storiche? Secondo il consulente Francani no, perchè i fanghi tossici venivano accumulati in superficie, non in profondità. L’acqua di falda, però, “entrava pulita” e “usciva sporca” e i terreni erano “saturi” di umidità. Forse il quadro si completerà nelle prossime udienze. Intanto, Patrizia Trefiletti, nella sua veste di consulente, tenta di smontare le accuse mosse dal maresciallo dei carabinieri Noe, Francesco Ammirata, sentito come teste, quindi sotto giuramento, nelle prime udienza. Ammirata parlava di “doppia” contabilità dei dati, una “per gli Enti” ed una ad uso interno. “Tutte accuse infondate, frutto di fraintendimenti tecnici o del tutto irrilevanti”, dice Trefiletti (ma non è sotto giuramento).