Solvay punta il dito contro gli enti: “sapevano tutto”
All'udienza del processo contro le aziende del polo chimico per avvelenamento e omessa bonifica i consulenti di Solvay ribadiscono come gli enti erano a conoscenza della contaminazione già dagli anni Quaranta. Tutti sapevano, tranne Solvay? E ancora: Ci furono altre comunicazioni di reato in procura ma i procedimenti furono archiviati
All'udienza del processo contro le aziende del polo chimico per avvelenamento e omessa bonifica i consulenti di Solvay ribadiscono come ?gli enti erano a conoscenza della contaminazione già dagli anni Quaranta?. Tutti sapevano, tranne Solvay? E ancora: ?Ci furono altre comunicazioni di reato in procura ma i procedimenti furono archiviati?
ALESSANDRIA – L’autorizzazione per l’utilizzo ad uso potabile delle acque del pozzo 8, quello che forniva la risorsa idrica alla mensa e ad una parte di abitazioni di Spinetta “c’era o non c’era”? Riparte da questa domanda, formulata dal pubblico ministero Riccardo Ghio nel controinterrogatorio ai periti della difesa, il processo contro gli otto ex dirigenti del polo chimico di Spinetta Marengo per omessa bonifica e inquinamento delle acque. “C’erano accordi con gli enti, analisi dell’Asl eseguite autonomamente”, risponde il consulente Patrizia Trefiletti. “L’autorizzazione dovrebbe darla il Sindaco”, ricorda Ghio. “Non so che faccia abbia questa autorizzazione, ma so che c’era una richiesta del Comune ad Ausimont per la fornitura di acqua ad uso umano”. Da qui in poi, l’udienza di ieri, 10 febbraio, sarà una lunga esposizione della storia degli ultimi anni secondo Solvay. Tornano davanti alla corte i periti tecnici di Solvay, Patrizia Trefiletti, Fabio Colombo, Vincenzo Francani per completare le relazioni la cui esposizione si protrae da tre udienze. Colombo torna al programma di monitoraggio sulla Fraschetta, avviato dagli Enti alla fine degli anni Novanta anche a seguito di un‘interpellanza che l’onorevole Oreste Rossi fece in Parlamento nel 1996, interpellanza che non ebbe mai una risposta “soddisfacente”.
“Furono registrati superamenti di tre parametri, cromo esavalente, cloroformio e testracloruro nel pozzo 1. Il pozzo 2 non fu neppure monitorato, eppure nel 2008, dopo lo scoppio della cosiddetta emergenza, fu aperto un piezometro Amag a poca distanza dal pozzo2 che indicava valori analoghi”. Colombo fornisce qualche dato: il cromo esavalente era presente nella misura di 60 microgrammi a litro nel ’98 e nel 2008 era tra i 10 e i 20; il cloroformio tra i 15 e i 20; nel 2008 sarà tra i 5 e i 10; il tetracloruto tra i 14 e i 16 e resterà pressochè invariato nel 2008.
“Ma nel 1998 nessuno informò l’autorità giudiziaria”. 
Parallelamente, nel 2001, Ausimont sulla base della legge 472 avvia il piano di caratterizzazione dell’area di stabilimento. Un’attività, però, “minata” alla base, si scoprirà in seguito, dalla studio idrogeologico firmato dai professori Bortonal e Di Molfetta che partono dal presupposto di una separazione tra le due falde acquifere.
L’avvio del piano di caratterizzazione verrà discusso, poi, in seno alla conferenza dei servizi, alla quale sono presenti tutti gli enti interessati, Comune, Provincia, Arpa, Asl e, naturalmente le aziende. Gli enti chiederanno ripetutamente integrazioni al progetto presentato dalla aziende del polo chimico.
Nel 2001 ad Ausimont subentra Solvay ma ci sarà una gestione “parallela” tra le due realtà industriali fino al 2004.
Secondo il consulente, “le aziende chiesero ripetutamente di dare avvio ad una messa in sicurezza urgente ma gli enti proposero una strada alternativa, quella del progetto di bonifica” (approvato solo recentemente). Posizioni già note e rese in aula. Repetita juvant?
Parallelamente si apre il “binario” ex zuccherificio, quello che formalmente farà scattare l’emergenza. La prima ordinanza del Comune che impone alle due società interessate all’operazione ex zuccherificio (Coop 7 ed Esselunga) di eseguire analisi su terreni ed acque, risale al maggio 2005, spiega Colombo. “Nell’ordinanza si dirà anche che ad Arpa spetta il controllo del rispetto di tale ordinanza, ma Arpa nel rapporto preliminare che invierà al pubblico ministero Riccardo Ghio affermerà di non conoscere l’ordinanza”.
Nell’aprile 2006 – prosegue Colombo nella trattazione – Coop 7 “ottiene i risultati dei primi sondaggi, eseguiti da una società di consulenza, su quattro piezometri. Troverà concentrazioni elevate di cromo e cloroformio, fino a 2 mila volte i limiti consentiti, mentre il tetracloruro non fu neppure ricercato”. Che fine fa la relazione, chiede l’avvocato Santamaria (Solvay)? “Sparisce, nel senso che Coop 7 si scuserà dicendo che per errore non era stata inviata. Riapparirà nell’ottobre 2007”.
Poi ancora, in questo elenco di fatti e omissioni, Colombo ricorda come “nel novembre 2006 intanto Solvay chiede di attivare la barriera idraulica”. Inizialmente di 4 pozzi, oggi sono una quarantina e non risultano ancora pienamente efficaci. “Ma in conferenza dei servizi, nel 2007, il dirigente della Provinca farà presente che la messa in sicurezza non è da fare perchè l’area è già contaminata da tempo”. Insomma, ritorna il ritornello che “tutti sapevano”, “gli enti sapevano”. Solo Solvay pare scoprì tutto più tardi, a frittata ormai fatta?