Partecipazione a colpi di maggioranza
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Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it  
11 Febbraio 2014
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Partecipazione a colpi di maggioranza

Nella seduta della Commissione Affari Istituzionali e Partecipazione per l’approvazione del testo sui nuovi strumenti a disposizione dei cittadini i membri della maggioranza scelgono la via dell’isolamento arrivando a votare il documento senza l’appoggio della minoranza che indignata avverte: “è la prima volta nella storia del Comune”

Nella seduta della Commissione Affari Istituzionali e Partecipazione per l?approvazione del testo sui nuovi strumenti a disposizione dei cittadini i membri della maggioranza scelgono la via dell?isolamento arrivando a votare il documento senza l?appoggio della minoranza che indignata avverte: ?è la prima volta nella storia del Comune?

ALESSANDRIA – In politica le regole del gioco si scelgono insieme. Questo è quanto siamo abituati a considerare un passaggio imprescindibile di ogni democrazia compiuta, elemento formale e insieme sostanziale di un rispetto fra maggioranza e opposizione che non deve mai venire meno, perché il mancato ascolto di una parte politica, specialmente quando si definiscono gli strumenti mediante i quali si andrà a governare, equivale al mancato ascolto di una parte dei cittadini. 

Ieri, lunedì 10 febbraio, durante la seduta della Commissione Affari Istituzionali e Partecipazione le cose sono andate un po’ diversamente ed è una di quelle situazioni nelle quali vale la pena fermarsi e sottolineare la gravità di quanto accaduto. Lo ha fatto senza mezzi termini l’opposizione, che ha scelto di non partecipare al voto per l’approvazione della delibera che andrà poi discussa in Consiglio comunale, quando il testo ieri votato (dalla sola maggioranza) sarà presumibilmente approvato (sempre dalla sola maggioranza). Il problema è che il testo riguarda il regolamento sulla partecipazione dei cittadini alle attività del consiglio comunale mediante la presentazione di istanze, petizioni, proposte e consultazioni (manca per ora la parte relativa ai referendum).

Tale regolamento è il risultato di un lavoro svolto in questi mesi di comune accordo fra maggioranza e opposizione, che insieme hanno contributo ad arrivare alla bozza finale del documento. Perché dunque non votarlo congiuntamente?

Perché, sottolinea l’opposizione, per ben due volte in Commissione la maggioranza ha preferito alla fine scegliere la strada della delibera di Giunta per portare la discussione in Consiglio Comunale, mentre la minoranza chiedeva a gran voce che il documento venisse presentato formalmente come figlio dei lavori dell’intera Commissione. Una questione di forma e non di sostanza? Insomma, perché, come spiega l’opposizione indignata: “nella storia del Comune da sempre i regolamenti sulla partecipazione sono stati approvati all’unanimità. E’ capitato per le circoscrizioni e per i consigli di quartiere, e pensiamo che sia la strada giusta da seguire, anche vista la disponibilità di tutte le forze politiche a votare il testo congiuntamente se questo venisse presentato dalla Commissione nel suo complesso e non solo dalla maggioranza. La maggioranza, scegliendo la via della delibera di Giunta, afferma in qualche modo la legittimità che una sola parte politica scelga le regole della partecipazione e mette il cappello a un percorso che è stato invece comune e figlio di una reale mediazione fra le parti”.

Perché la maggioranza ha scelto la via della delibera di Giunta invece che quella della presentazione da parte della Commissione (cioè di maggioranza e minoranza insieme) rischiando così di far saltare un accordo lungamente coltivato e ormai raggiunto, nonché i lavori futuri previsti all’interno della Commissione Affari Istituzionali, a detta della stessa minoranza finora fra le più produttive? Lo hanno chiesto più volte i commissari Curino (Pdl), Locci (Pdl), Di Filippo (M5S) (nella foto al centro) e Fiorentino (FdS), non capendo quale fosse l’ostacolo per il ritiro della proposta di deliberazione firmata dalla Giunta e la presentazione di un documento sostanzialmente identico ma formalmente presentato da tutte le forze politiche insieme. La maggioranza, più volte incalzata, non ha sostanzialmente risposto (presente l’assessore Mauro Cattaneo, che ha preferito però restare in silenzio): “non è una questione di tempo, sottolineano unitamente dalla minoranza, sia perché il nuovo iter non porterebbe via più di qualche settimana, sia perché la Commissione non è stata convocata per 3 settimane, sintomo che la maggioranza non aveva poi tutta la fretta che dice ora di avere”.

L’unica sbrigativa risposta è arrivata dal presidente della Commissione, Nicola Savi (Pd) (nella foto in alto) che ha presentato un emendamento nel quale si sottolineava l’importante apporto di tutta la Commissione, senza però cambiare l’elemento più importante, cioè che il documento finale venisse presentato e approvato dalla sola forza di maggioranza: “mi assumo io la responsabilità di tutto questo – ha spiegato il presidente Savi – consapevole che l’iter seguito non è stato forse il più indicato. L’errore, se un errore c’è stato, è figlio di un problema di comunicazioni con gli uffici amministrativi, che hanno protocollato come delibera di Giunta un atto che poteva invece essere presentato dall’intera Commissione. Ribadire però, attraverso un emendamento al testo originale, che i lavori sono figli del contributo di tutte le forze politiche è sufficiente per sistemare le cose e consente di votare il regolamento in tempi brevi, senza fermarne l’iter”. Come a dire che se la minoranza non se la sente lo fa in maniera un po’ pretestuosa e dimostrando di non avere in realtà voglia di trovare un punto di mediazione.

La minoranza non ha però gradito, sottolineando come, a maggior ragione se l’errore fosse da imputare a un iter burocratico intrapreso in buona fede, fosse possibile tornare indietro e dimostrare con i fatti, da parte della maggioranza, la volontà di approvare il documento all’unanimità (cosa poi non avvenuta). Amare le conclusioni dei commissari di Pdl e Movimento 5 Stelle: “così si finisce per mettere davanti gli interessi della Giunta a quelli più complessivi del Consiglio e delle Commissioni. Quando l’assessore alla Partecipazione era Giorgio Barberis – ha commentato Emanuele Locci (nella foto in basso) – era evidente l’autentico interesse per i cittadini e per arrivare a produrre un documento condiviso e improntato alla partecipazione. Oggi vediamo solo una Giunta che fa passi indietro, meno attenta e meno presente, soprattutto meno consapevole sul piano istituzionale dell’importanza di costruire percorsi comuni con la minoranza, tanto più quando questi sarebbero a portata di mano”.

Il tempo dello slogan “Insieme” recitato dalle forze oggi di maggioranza in campagna elettorale pare sempre più lontano, come le speranze per la città di risollevarsi, almeno fino a quando chi governa non dimostrerà di avere pieno rispetto degli impegni presi, anche assumendo slogan “impegnativi” al momento di richiedere il voto dei cittadini. Tirare dritto sui temi della partecipazione, senza ricercare un consenso e un’unanimità disponibili a un passo, non è solo sintomo di scarsa lungimiranza ma anche, visto il tema, un’evidente contraddizione in termini. 

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