Alessandria: è tempo di partecipazione?
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Alessandria: è tempo di partecipazione?

E' stato il cruccio principale del sindaco Rita Rossa lo scorso l'anno: "non siamo usciti abbastanza dal palazzo, servono incontri di confronto con i cittadini" aveva ammesso alcuni mesi fa. Cosa è successo da allora? Lo abbiamo chiesto all'assessore alla partecipazione Mauro Cattaneo

E' stato il cruccio principale del sindaco Rita Rossa lo scorso l'anno: "non siamo usciti abbastanza dal palazzo, servono incontri di confronto con i cittadini" aveva ammesso alcuni mesi fa. Cosa è successo da allora? Lo abbiamo chiesto all'assessore alla partecipazione Mauro Cattaneo

INTERVISTE – “Insieme” è stato lo slogan della campagna elettorale con il quale Rita Rossa è stata eletta sindaco ormai quasi due anni fa. Da allora non sono mancate critiche, forse le più aspre, rispetto all’incapacità dell’Amministrazione di promuovere iniziative di confronto con la cittadinanza e di partecipazione “politica” in città. Abbiamo incontrato Mauro Cattaneo, assessore alla partecipazione, per fare il punto sulla situazione e cercare risposte sugli impegni presi. 

Assessore Cattaneo, riprendiamo le fila da dove le avevamo lasciate nell’intervista al suo collega Claudio Falleti, prima di lei responsabile delle deleghe riguardanti la partecipazione. A che punto sono i lavori dell’Amministrazione?

Per prima cosa è importante riconoscere alla Commissione consiliare che si occupa di partecipazione il raggiungimento, ormai prossimo, di un primo obiettivo. E’ stata realizzata una bozza relativa al regolamento attuativo sugli strumenti di partecipazione già presenti nel nostro statuto Comunale. Presto, forse già il mese prossimo, verrà definitivamente approvato il testo che poi dovrà essere votato in Consiglio comunale. Si tratta di un risultato in grado di mettere a disposizione dei cittadini una serie di strumenti prima ad appannaggio esclusivo della Giunta e dei consiglieri comunali. 

Quali?
La possibilità di utilizzare istanze, petizioni, proposte, consultazioni e referendum. In sintesi i cittadini potranno porre domande, fare segnalazioni e richiedere interventi direttamente al sindaco, alla Giunta e al Consiglio comunale e questi soggetti risponderanno in prima persona, in forma scritta, o mediante le commissioni competenti.

Alcune mozioni, interpellanze e ordini del giorno però già oggi restano indiscussi in Consiglio comunale anche per molto tempo: ci saranno le energie sufficienti a processare tutte le eventuali richieste che potrebbero giungere?
E’ evidente che è un elemento da tenere in considerazione. Intanto sarà importante far conoscere queste nuove possibilità a disposizione dei cittadini. Il mio primo obiettivo sarà quello, non appena il testo sarà approvato in via definitiva, di organizzare una serie di incontri pubblici informativi.

L’assessore Falleti nella sua intervista faceva riferimento a un piano per una sorta di consigli di quartiere, o comunque di luoghi di partecipazione per i cittadini che potessero prendere il posto delle vecchie circoscrizioni. Su questo versante a che punto siamo?
Per varare certi strumenti serve intanto la volontà di tutti. Ma prima ancora è bene riflettere su quali siano le possibilità migliori a disposizione. Io penso che forme di partecipazione territoriale abbiano un senso più che per Alessandria città per i sobborghi, o comunque per quelle realtà dove davvero il territorio è un elemento di distinzione. Organizzare consigli rappresentativi, anche solo di tipo consultivo, sarebbe un passo importante. Ovviamente bisognerebbe poi ragionare su come andrebbero composti: inutile pensare di riprodurre lì tanti piccoli parlamenti in miniatura, espressione dei rappresentanti dei diversi partiti. Molto meglio pensare a realtà che funzionino su candidature individuali, aperte a chiunque.

Si tratta di un progetto che volete attuare veramente o solo di uno dei sogni che resteranno tali?
Bisogna guardare alla realtà e anche alla considerazione che il Comune non ha su questo competenze dirette, con fondi da stanziare. Se si pensa a progetti non troppo complessi però qualcosa potrebbe essere tentato.

Secondo lei c’è già un interesse dei cittadini a partecipare in prima persona alla “cosa pubblica” o processi di questo tipo dovrebbero prima mirare a generarlo?
La mia impressione è che non ci siano queste grandi pressioni della cittadinanza per avere consigli di quartiere e strumenti simili. Anche per questo ha senso ragionare su quali soluzioni proporre. In città si possono sceglierei altri strumenti, più snelli e già sperimentati con maggiore successo.

Per esempio?
Le nuove tecnologie ci mettono di fronte a modelli di partecipazione prima inimmaginabili. Ridurre la distanza con i cittadini vuol dire anche lavorare in questa direzione. Penso a un Urp (Ufficio relazioni con il pubblico ndr) che sia su internet e sui social network, e a una pagina del Comune attiva e in grado di maggiori interazioni, per esempio su facebook. A Rimini la pagina Facebook del Comune raccoglie segnalazioni dei cittadini, le protocolla, le gira agli uffici competenti e poi offre risposte. Ci sono diverse città avanti a noi dalle quali prendere spunto. 

Oltre a questo? Cosa potrebbe essere utilizzato con successo in città?
Seguo con molto interesse il percorso che stanno creando le reti di quartiere e i comitati di via. Penso alla realtà di Bergamo-Trotti e a quella, neonata, di via Galimberti. Spazi reali che raccolgono poche persone con obiettivi ben definiti e simili, con le quali è più facile parlare. Ma penso anche al comitato che organizza, da anni, la festa di Borgo Rovereto. Sarebbe già un risultato importante se riuscissimo a fare in modo che le diverse realtà attive in città si possano conoscere, incontrare, confrontare. Per farlo serve un censimento e un percorso che coinvolga la città nell’individuare le priorità, attraverso una serie di incontri da tenere coinvolgendo il privato sociale e non solo l’Amministrazione.

Questa è una promessa già fatta dal sindaco Rita Rossa: incontri pubblici per “uscire dal Palazzo”. Anzi è stato, per sua stessa ammissione, il rimpianto del primo anno di mandato. Ora è il momento di farli davvero o verranno rinviati ancora?
E’ prevista proprio in questi giorni una prima riunione con i consiglieri di maggioranza per varare un piano di lavoro in questa direzione. C’è consenso e interesse a procedere. Il vero problema è che la partecipazione non può essere calata dall’alto sui cittadini e alcuni processi sono lunghi e devono essere costruiti insieme alla popolazione. Abbiamo alcuni esempio dai quali trarre ispirazione, come per esempio Genova. Ma dobbiamo anche essere più capaci di valorizzare ciò che il nostro territorio mette già a disposizione e che, paradossalmente, stanno utilizzando altrove e non qui. 

Anche in questo caso, facciamo qualche esempio…
Penso al comune di Novara che ha organizzato una serie di incontri pubblici legati al confronto su temi di interesse comune e sulle scelte prese dall’Amministrazione, con la verifica collettiva dei risultati. Del coordinamento se ne stanno occupando giovani alessandrini, come Giacomo Balduzzi e Ludovico Como: ragazzi che hanno competenze di formazione e professionali in questa direzione e che dovremmo imparare a utilizzare anche qui. Ma potrei citare anche Noemi Podestà che nella nostra università si occupa proprio di giurie di cittadini e modelli di deliberazione partecipata.

Anche questo però resterà solo un sogno?
Un tentativo di giuria dei cittadini alcune amministrazioni fa era già stato fatto. Poi, un po’ per volontà politica un po’ per incapacità non c’è stata l’attenzione nel portare avanti questi temi.

Ora però l’assessore con la delega alla partecipazione è lei…
Ed è chiaro che mi sento questa responsabilità politica e che alla fine dovrò rispondere di come ho svolto il mio mandato. Ciò detto gli elementi primi su cui riflettere restano la necessità di partire da una serie di incontri pubblici e valorizzare le realtà che già esistono.

Quando partiranno gli incontri con i cittadini?
Speriamo di uscire presto dall’incubo dell’approvazione del bilancio stabilmente riequilibrato. Questa sarà la vera linea spartiacque del nostro mandato. Risanata la situazione passata si potrà e dovrà guardare avanti senza più scuse.

Chiudiamo parlando della partecipazione più organizzata, cioè quella legata alle associazioni di volontariato. Come vanno le cose in città?
Proprio oggi, giovedì 6 febbraio, è prevista la prima riunione della Consulta del Volontariato da quando sono stato nominato assessore. Si incontreranno tutte le realtà associative per fare il punto sulla situazione e individuare i prossimi obiettivi. Una prima iniziativa che organizzeremo sarà quella nata dalla proposte di alcune insegnanti del Saluzzo, rivolta ai ragazzi di classi terze dell’Istituto. A fine febbraio ci sarà un incontro con tutte le associazioni di volontariato, potremmo definirlo una sorta di ‘speed date’, nel quale i ragazzi conosceranno tutte le realtà presenti sul nostro territorio. A quel punto ne sceglieranno una nella quale cominciare a fare volontariato almeno per alcuni mesi. E’ un primo esperimento che potremmo poi estendere a tutte le scuole cittadine. In altre città, come Torino, esistono realtà simili che funzionano piuttosto bene. E’ un’occasione non solo per i ragazzi ma anche per le associazioni di farsi conoscere e reclutare nuovi volontari.

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