Aspal nell’incertezza. L’Rsa: “atteggiamenti da bancarotta fraudolenta”
I rappresentanti sindacali della partecipata pronti a tornare alla mobilitazione: "mesi di silenzio, nessun corso di riqualificazione per i lavoratori, diversi decurtamenti a fine anno dei budget stanziati, rischio concreto di licenziamenti senza neppure il pagamento del tfr"
I rappresentanti sindacali della partecipata pronti a tornare alla mobilitazione: "mesi di silenzio, nessun corso di riqualificazione per i lavoratori, diversi decurtamenti a fine anno dei budget stanziati, rischio concreto di licenziamenti senza neppure il pagamento del tfr"
ALESSANDRIA – Un anno fa cominciava la fase più dura del calvario di Aspal, l’azienda polifunzionale del Comune che vedeva improvvisamente chiusi molti suoi servizi (poi solo parzialmente riaperti) e che ancora oggi cerca chiarezza sul proprio futuro. A lanciare l’allarme, nuovamente, sono le rappresentanze sindacali aziendali, pronte a tornare a manifestare per chiedere risposte certe su servizi e lavoratori.
“I punti sul tavolo sono sempre gli stessi – raccontano in un accorato appello – ma è il tempo ad essere sempre meno. Prima non venivamo ascoltati, ora invece gli incontri non mancano (con gli assessori Vittoria Oneto, Maria Teresa Gotta e ultimamente Mauro Cattaneo), ma il vero problema è che nessuno pare sapere cosa risponderci. Gli ultimi sono stati semplicemente mesi buttati”.
Fra gli argomenti più stringenti da affrontare ci sono la fine della cassa integrazione e il futuro dei lavoratori, l’impossibilità di erogare eventuali liquidazioni in caso di licenziamento, la probabile vendita del Servizio Tributi e la volontà di creare un unico polo culturale più volte annunciata dal Comune ma alla quale non sono seguiti atti concreti.
“Nessuno di noi ha chiaro quale sarà il proprio futuro – raccontano i rappresentanti delle Rsa di Aspal – ma continuano a ripetersi i medesimi ‘giochetti contabili’ messi in atto dall’Amministrazione, e in particolare dal ragioniere capo Antonello Zaccone. L’azienda è stata fatta sostanzialmente fallire per 900 mila euro ‘tolti’ dal bilancio in passato l’ultimo giorno utile, disconoscendo spese in realtà prima mai contestate. Ora sta succedendo la stessa cosa: si continuano ad affidare servizi all’azienda, come per esempio l’organizzazione della stagione teatrale nel 2013, si ricevono fatture senza mai contestarle e poi, a prestazione ultimata, si rivedono i conti tagliando retroattivamente fondi prima stanziati e di fatto già spesi (nel caso della stagione teatrale decurtando il budget del 50%, da 100 a 50 mila euro). Quella perpetrata a più riprese contro Aspal si potrebbe definire una sorta di bancarotta fraudolenta”.

Oltre al danno, i lavoratori Aspal e i loro rappresentanti sindacali lamentano però anche la beffa: “speriamo che la città ricordi i nostri appelli quando la cassa integrazione è cominciata: la nostra paura che i corsi di formazione promessi non sarebbero arrivati e che i soldi per finanziare la cassa non sarebbero stati stanziati in tempo. Ebbene è esattamente quello che è successo, come volevasi dimostrare. Né il sindaco né nessun altro esponente della giunta ha più fatto riferimento ai corsi di riqualificazione che ci erano stati garantiti. Ora rischiamo di essere sbattuti fuori e lasciati a noi stessi. In passato ci è stato chiesto di aspettare in silenzio e con fiducia, ma la verità è che quel tempo è stato semplicemente gettato via senza che servisse a pensare o a provare a costruire insieme alcuna soluzione”.
Nelle menti dei lavoratori, oltre alla comprensibile delusione personale, c’è però anche la preoccupazione per il futuro dei servizi ancora gestiti da Aspal: “quando chiuderanno le scuole solamente pochissimo personale resterà impiegato. Si è ventilata l’ipotesi di assegnare la biblioteca a Costruire Insieme, convogliando lì nuove risorse in termine di personale. Non vorremmo però che, come già avvenuto in passato, le decisioni venissero prese negli ultimi giorni disponibili, gettando servizi e operatori nel caos. Ragioniamo finché c’è ancora un po’ di tempo davanti di possibili percorsi di riconversione e di come potrebbero funzionare le attività nei prossimi mesi. Da parte del personale c’è grande disponibilità ad adattarsi, come già avvenuto in passato”.

“A un anno dalla prima chiusura dei servizi Aspal è facile osservare la fotografia che emerge: tutte le partecipate sono ancora in profonda crisi, senza un futuro definito. Punire così duramente Aspal e i suoi lavoratori – concludono le Rsa – non è di certo bastato a riorganizzare le finanze dell’Ente e anzi ha avuto l’effetto di diminuire ancor di più servizi importanti per i cittadini. La situazione resta paradossale e nessuno pare in grado di fornire risposte, alla faccia di tutte le belle parole di trasparenza che la Giunta ha più volte invocato. Un esempio di quanto è grottesca la situazione? Il servizio di mediazione culturale ha riaperto da pochi giorni, dopo essere rimasto chiuso perché l’amministrazione ufficialmente sosteneva di non potergli trovare una collocazione. Non all’Urp ‘per ragioni di sicurezza’ (dove però era rimasto per anni) e neppure nei locali della control room, la stanza prima utilizzata dalla Polizia municipale per il controllo delle telecamere. Volete sapere qual è stata in questo caso la motivazione? Perché lo spazio dove erano rimasti i vigili fino a poco prima, a detta dell’Amministrazione – non era a norma”.