Emergenza abitativa: ci sarà un tavolo permanente. “Ma il Prefetto?”
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Emergenza abitativa: ci sarà un tavolo permanente. “Ma il Prefetto?”

Lunga seduta della Commissione politiche sociali per fotografare la situazione dell'emergenza casa in città, mai così critica negli ultimi anni. In primavera il rischio è quello di un vero e proprio boom di sfratti. "Attenzione ai rischi di infiltrazione da parte della malavita organizzata". Il tavolo interistituzionale diventa permanente ma da più parti si sottolinea il silenzio del Prefetto

Lunga seduta della Commissione politiche sociali per fotografare la situazione dell'emergenza casa in città, mai così critica negli ultimi anni. In primavera il rischio è quello di un vero e proprio boom di sfratti. "Attenzione ai rischi di infiltrazione da parte della malavita organizzata". Il tavolo interistituzionale diventa permanente ma da più parti si sottolinea il silenzio del Prefetto

ALESSANDRIA – A tracciare i contorni del quadro sull’emergenza abitativa in città, fenomeno sempre più drammatico che potrebbe esplodere in primavera, sono stati gli interventi dei diversi soggetti che hanno preso parte ieri, mercoledì 22 gennaio, alla Commissione comunale sulle politiche sociali. Il punto della situazione, per conto del comune, è stato fatto dall’architetto Pierfranco Robotti, direttore del servizio Sportello Casa del Comune.

Ad essere colpite anche ad Alessandria sono le fasce di reddito medio-basse, specie quando si tratta di famiglie monoreddito e di contesti monogenitoriali, come il caso delle mamme sole con figli minori. Lo sportello riceve mediamente 1500 richieste di aiuto all’anno e questo consente un costante monitoraggio della situazione, in sinergia con gli altri soggetti che operano in ambito sociale. Nel 2013 circa 130 famiglie hanno fatto domanda per ricevere un sussidio dallo Sportello (erano state 83 nel 2012), 108 delle quali con uno sfratto esecutivo.

Ecco per brevi capitoli gli strumenti a disposizione.

Alloggi assegnati dal Comune in caso di emergenza abitativa
Il Comune ha a disposizione una quota di case in gestione all’Atc per affrontare situazioni di emergenza abitativa: quest’anno il numero era di 45 alloggi (a fronte però, come detto, di 130 domande accolte, quantità peraltro che non tiene conto delle domande – molto maggiori – a diverso titolo inaccoglibili, ma che pure testimoniano problemi abitativi). Pur mantenendo validi i criteri per l’attribuzione di punteggi, orientati a dare priorità alle famiglie con minori, presenza di disabili o altre situazioni particolarmente delicate, sono previste alcune modifiche per l’accesso all’abitazione d’emergenza, e l’assegnazione degli alloggi sulla base di una graduatoria semestrale e non più annuale, così da ridurre il più possibile i tempi di attesa quando si palesano necessità di interventi urgenti.

Fondo sociale 2012-2013
Si tratta di un contributo erogato per aiutare gli inquilini dell’Atc a pagare il canone di locazione quando non siano in grado di farlo da soli. Possono beneficiarne tutti i morosi incolpevoli con una certificazione di reddito Isee fino a 6 mila euro e coloro che, pur con Isee pari a zero, abbiano versato almeno la quota minima di 480 euro in un anno.
Il 40% di questo sostegno è in carico al Comune, ma i fondi sono già accantonati fino a un massimo di circa 100 mila euro. Per il 2014 non sono ancora stati stanziati fondi in proposito.

Bando per alloggi di edilizia popolare (sostanzialmente quelli Atc)
L’ultimo bando generale è stato del 2009, con graduatorie approvate nel 2010. Da quel bando sono rimaste ancora indietro 500 domande che, pur avendo tutti i requisiti per essere accolte, non hanno trovato un appartamento libero per essere evase. Per non perdere il diritto ai 45 alloggi in emergenza abitativa il Comune deve, entro 4 anni dall’ultimo bando, promulgare quello nuovo (in caso contrario per legge si ritroverebbe con la disponibilità di 23 alloggi in meno da richiedere all’Atc l’anno seguente). Alla prima idea di aggiornare quindi il bando precedente senza promulgare quello nuovo si è cercata una soluzione alternativa: grazie alla disponibilità dell’Atc di mettere a disposizione i fondi necessari (circa 50 mila euro) a partire da settembre 2014 sarà possibile procedere alla compilazione delle nuove richieste (presso gli sportelli Atc). Il 20% dei posti disponibili sarà assegnato prioritariamente a famiglie monogenitoriali con prole, proprio perché individuata come fascia particolarmente debole.

Contributo di sostegno alla locazione
Si riferisce a famiglie che hanno contratti con privati. La giunta regionale ha approvato con una delibera della fine di novembre 2013 i criteri per l’accesso al fondo nazionale relativo alle richieste 2012. Le richieste di contributo relativo agli affitti 2012 potranno pervenire dal 3 febbraio al 3 marzo. Già la prossima settimana potrebbe essere convocata una conferenza stampa per spiegare i criteri e i dettagli di questa possibilità. Mentre nel 2007 vennero ammesse circa 1300 domande (e cifre simili gli anni seguenti), nel 2011 (l’ultimo considerato) complice il restringimento dei criteri per accedere al bando e il taglio dei fondi regionale le domande accolte sono state solamente 533. Resta incertezza sull’applicazione di questo strumento in futuro.

Fondo comunale a garanzia degli affitti
Era nato con l’idea di mettere insieme proprietari di alloggi sfitti e soggetti privati. Il fondo di garanzia, che è stato costituito dopo la convenzione con un soggetto privato il quale ha messo a disposizione 27 alloggi a Spinetta Marengo, funzionava da ammortizzatore nelle situazioni in cui gli inquilini non riuscissero più a pagare l’affitto, garantendo il pagamento del canone di locazione da parte del Comune per i primi 6 mesi. Si trattava di un progetto pilota, nato nel 2011, rivolto a famiglie ben individuate e dotate di alcuni requisiti, cioè la presenza di un minimo reddito garantito di 10 mila euro all’anno e di un contratto di lavoro. L’obiettivo era sostenere quelle realtà che, pur potenzialmente in difficoltà, attraverso questo strumento potevano accedere più facilmente a un alloggio avendo il potenziale intervento del Comune come garante. Ad oggi, finiti i fondi messi a disposizione, sono in corso 5 procedure di sfratto. In questo caso l’obiettivo è che le famiglie in causa siano almeno sfrattate il più tardi possibile, dopo il periodo invernale, o che nel frattempo si trovino soluzioni alternative.

L’housing sociale regionale
Il comune ha predisposto un programma e ha finanziato 4 progetti di housing sociale: si tratta di interventi sperimentali e innovati per fasce particolari di popolazione con necessità specifiche, così da offrire autonomia a quei soggetti a forte rischio di emarginazione e povertà. Il finanziamento regionale è stato di 1 milione e 700 mila euro circa. A breve verrà consegnato al Cissaca il primo palazzo pronto per sostenere il progetto.

La nota particolarmente dolente riguarda invece il fenomeno delle occupazioni – ha spiegato l’architetto Robotti – “perché questi fenomeni non costituiscono mai la soluzione ai problemi e anzi tolgono spazio a chi ne avrebbe legittimamente diritto, generando una tristissima guerra fra poveri”. Le occupazioni secondo l’Atc sono più di 100 e costituiscono un fenomeno in aumento. E’ in corso un monitoraggio, insieme al Cissaca e agli altri soggetti coinvolti, per trovare soluzioni. La possibile strada sarà quella di azioni coercitive rivolte ai nuclei con soli adulti senza la presenza di soggetti particolarmente fragili, mentre per le altre realtà verranno cercate soluzioni alternative. “Fondamentale sarà un incontro con il Prefetto, che abbiamo chiesto formalmente e informemente più volte da giugno scorso per concordare azioni mirate e discutere con lo Stato la linea da seguire” – ha ricordato l’assessore ai Servizi Sociali Mauro Cattaneo. L’obiettivo della maggioranza “sarà quello di riconvocare a breve la commissione con l’invito a partecipare al Prefetto o a un suo delegato”, come ha dichiarato il presidente della Commissione politiche sociali e sanitarie Paolo Berta.

Un capitolo legato ai possibili sfratti è anche quello che riguarda al momento 83 inquilini morosi dell’Atc per i quali potrebbero cominciare presto le procedure di rilascio degli appartamenti, come previsto dalla legge.

Nel suo intervento il presidente dell’Atc Piervittorio Ciccaglioni ha ribadito quanto già raccontato in una lunga intervista a noi pochi giorni fa.

Marina Fasciolo e Fabio Scaltritti, a nome del tavolo interistituzionale sull’emergenza freddo e i problemi abitativi, costituito ormai 10 anni fa e che oggi comprende Cissaca, Asl (in particolare con il servizio del Sert), Comune di Alessandria, Caritas, Comunità San Benedetto al Porto e cooperativa sociale Coompany hanno ribadito la duplice importanza della attività svolte nel coordinamento, tanto per l’analisi della situazione e il costante monitoraggio delle famiglie coinvolte quanto per la ricerca di soluzioni concrete, anche innovative. “Le risorse disponibili sono poche e solamente agendo di concerto è possibile utilizzarle al meglio”, come hanno sottolineato a più riprese. “Il rischio, paradossalmente – hanno ricordato – è che l’emergenza freddo stia ora nascondendo la reale entità del problema abitativo: l’ostello maschile triplica infatti i propri posti disponibili per la notte, portandoli a 60, e molti sfratti vengono rimandati alla primavera. Fra pochi mesi ci troveremo però senza più fondi da utilizzare come ammortizzatori e con tante famiglie che potrebbero essere lasciate in mezzo a una strada”.

Quali possibili soluzioni?
La via individuata durante la commissione Politiche Sociali è stata quella di riprodurre la collaborazione virtuosa messa in atto per l’emergenza freddo anche al tema abitativo, da considerare ormai non più solo un fenomeno temporaneo acuto ma un problema che va cronicizzandosi. Per questo la decisione unanime è stata quella di rendere permanente il tavolo di coordinamento fra i diversi soggetti che se ne occupano (compresa l’Atc, finora sostanzialmente esclusa) e di fare tutto il possibile per coinvolgere anche la Prefettura e, quando necessario, la Questura e le altre forze dell’ordine. Rispetto al passato la situazione appare molto più grave, con situazioni di povertà strutturale sempre più frequenti e che difficilmente potranno trovare soluzioni tradizionali, senza contare – è stato ricordato in commissione – le realtà che già oggi vivono ai margini e senza più una casa, ricercando in soluzioni di fortuna come quelle dell’”Albergo” una disperata sistemazione. Le persone senza fissa dimora al momento ospitate dagli ostelli sono 48 maschi e 14 femmine.

“Qualcuno potrebbe pensare che grazie al privato sociale si migliorano i servizi in città – ha sottolineato Fabio Scaltritti – ma non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando in realtà di diritti delle persone e che il volontariato e il privato da soli non possono sostituirsi ai compiti dello Stato. Va creato un processo comune e condiviso, capace di costruire reti sociali sempre più forti. Le occupazioni abusive devono far riflettere sulla situazione: non sono accettabili, ma non lo è neppure avere case sfitte e persone in mezzo a una strada”.

Ad acuire il dramma c’è però la consapevolezza che nella maggior parte dei casi “i proprietari non sono grandi immobiliaristi come nei casi recenti giunti alla ribalta della cronaca – racconta Scaltritti – ma piccoli soggetti che magari hanno acquistato la seconda casa grazie al Tfr e l’affitto della stessa costituisce per loro una fondamentale fonte di reddito. Piccoli proprietari vengono chiamati a rispondere in solido delle spese per le utenze che gli inquilini non riescono a pagare, trovandosi a loro volta in seria difficoltà”.

Mauro Cattaneo ha poi sottolineato i rischi che questa situazione precaria e di crisi porta con sé: “in realtà metropolitane più grandi si sviluppa un vero e proprio giro d’affari per la criminalità, anche organizzata. Ci giungono voci qui da noi di persone senza scrupoli che lucrano sulle difficoltà delle persone, ma altrove è la grande malavita a gestire le case popolari. Dobbiamo muoverci perché anche Alessandria non diventi un terreno ancor più fertile per la criminalità”.

Fra le soluzioni possibili anche il ricorso, per ora in fase di progettazione e prima sperimentazione, a nuovi modelli abitativi di tipo sociale: “ci sono famiglie che si stanno organizzando per vivere insieme, con grandi sacrifici umani, magari con poco spazio a disposizione, ma trovando così la possibilità di condividere le spese e arrivare alla fine del mese” – raccontano gli operatori. Serve però la necessità di un intervento responsabile della Prefettura anche per derogare alla legge nelle situazioni di immediata emergenza: “è chiaro infatti – ha sottolineato Robotti – che se in qualche modo le situazioni di occupazione da parte di soggetti disperati non vengono sanate, quegli stessi soggetti vengono espulsi dalla possibilità di ottenere qualsiasi tipo di sussidio successivo, restando in una situazione di precarietà e mancanza di prospettive di vita. In più, senza indicazioni chiare, rischiamo di generare poveri di seria A e di serie B, con soggetti in difficoltà costretti comunque a corrispondere piccole somme per pagare in autonomia almeno una parte dell’affitto, pur con grandi sacrifici, e altri nella medesima situazione abitativa ma sostanzialmente liberi di non farlo”.

In chiusura alcuni membri della maggioranza hanno voluto sottolineare: “la sostanziale assenza in aula di membri dell’opposizione per gran parte della commissione (ad esclusione di Emanuele Locci, che è restato quasi fino alla fine dei lavori e Angelo Malerba, presente fino all’ultimo ndr). Non è bello strumentalizzare alcuni temi così delicati facendo certe uscite sui giornali e poi non essere neppure presenti quando se ne parla”.

I lavori della Commissione riprenderanno sul tema probabilmente fra una o due settimane.

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