Emergenza casa: “pronti a occupare i palazzi vuoti di banche e fondazioni”
Home

Emergenza casa: “pronti a occupare i palazzi vuoti di banche e fondazioni”

Il Movimento per la Casa annuncia due giorni di mobilitazione contro gli sfratti e lancia accuse al sindaco Rossa e agli altri soggetti istituzionali e privati di non voler trovare soluzioni concrete. “Martedì e mercoledì bloccheremo altri sfratti a Spinetta, l’obiettivo è che nessuno resti senza un tetto”

Il Movimento per la Casa annuncia due giorni di mobilitazione contro gli sfratti e lancia accuse al sindaco Rossa e agli altri soggetti istituzionali e privati di non voler trovare soluzioni concrete. ?Martedì e mercoledì bloccheremo altri sfratti a Spinetta, l?obiettivo è che nessuno resti senza un tetto?

ALESSANDRIA – L’Emergenza sfratti prosegue di pari passo con la crisi economica e del lavoro e nel capoluogo alessandrino, complice il dissesto, pare in grado di colpire con ancora maggiore ferocia. Dopo l’allarme lanciamo dal presidente dell’Atc Piervittorio Ciccaglioni oggi è la volta del Movimento per la Casa che torna a far sentire la propria voce in difesa di diverse famiglie in difficoltà. 

Spiega Mattia Fooladi, durante la conferenza stampa indetta ieri, giovedì 16 gennaio, al Laboratorio Sociale di via Piave 65 che ospita lo sportello casa, uno spazio di ascolto per chiunque abbia un problema di emergenza abitativa: “già a dicembre avevamo bloccato 2 sfratti a Spinetta Marengo. La prossima settimana l’ufficiale giudiziario passerà nuovamente da quelle famiglie ma noi, con toni sereni anche se fermi, lo rimanderemo indietro e ci presenteremo per ottenere una nuova proroga. Il problema della casa è serio e riguarda tutti, la dignità delle persone non può avere un prezzo e invitiamo tutti coloro che lo desiderano a unirsi a noi, in un clima pacifico, presentandosi martedì 21 gennaio in via Romera e mercoledì 22 in via del Ferraio, sempre alle 8. In tutto le famiglie che rischiano di trovarsi in mezzo a una strada in questo caso sono 7”.

Sul tavolo della discussione le possibili soluzioni per una crisi che sembra invece peggiorare in maniera drammatica di giorno in giorno: “nel 2006 il numero degli sfratti esecutivi in città era circa 300, oggi è più che triplicato, arrivando a 1000 ma salirà ancora. Durante il periodo della campagna elettorale Rita Rossa aveva trovato 130 mila euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio per avviare un programma basato sul canone sociale: in pratica, vista l’insufficienza di case popolari rispetto alle domanda, le istituzioni fecero un accordo con il privato, il gruppo immobiliare Capra, affinché una parte del canone di affitto fosse pagato dagli inquilini (circa 50-70 euro al mese) e la restante parte da fondi pubblici (150-200 euro al mese). In questo modo la situazione sembrava stabilizzata per 11 famiglie in difficoltà, non solo per le persone che trovarono una sistemazione, ma con un notevole beneficio per il gruppo immobiliare che riempì palazzi che altrimenti sarebbero rimasti sfitti, con un certo ritorno economico. Ora però quei fondi di sostegno sono finiti, le famiglie non sono più in grado di pagare il canone a prezzo pieno, il sindaco non ha più interessi elettorali che la spingano a trovare soluzioni e il gruppo Capra procede con gli sfratti”.

“Siamo consapevoli che il contesto sia cambiato – prosegue il Movimento per la Casa – e che parlare con il comune, vista la mancanza di fondi a seguito del dissesto, potrebbe non portare da nessuna parte. Per questo siamo pronti, se sarà necessario, a occupare ad Alessandria alcuni palazzi completamente vuoti di proprietà di banche e fondazioni. Ne abbiamo già individuati una decina, ma il censimento non è completo. E’ intollerabile che ci siano spazi del genere lasciati a marcire e famiglie, spesso con bambini piccoli, che da un giorno all’altro si trovano al freddo in mezzo a una strada”.

“Martedì e mercoledì saranno solamente l’inizio di una nuova mobilitazione, figlia anche di un eco crescente a livello nazionale. Al Questore e al Prefetto – concludono dal Movimento per la Casa – diciamo che se non si troveranno soluzioni per il blocco degli sfratti questa città non resterà tranquilla e ordinata come l’ha definita il nuovo Questore dopo il suo insediamento. La disperazione e la lotta per il diritto alla casa non posso far restare le persone in silenzio”.

Luigi, uno degli inquilini di via Romera che rischia la prossima settimana di trovarsi senza un tetto, racconta: “l’assistenza sociale in questa città non vale nulla. Io ho 60 anni, mia moglie 53 e ho una mamma di 80. Ad andare avanti ci aiutano i nostri figli e la pensione di mia mamma, ma altre famiglie più giovani hanno bambini piccoli e non sanno più come fare. Io ho cominciato a lavorare a 12 anni, mia moglie a 15, è assurdo che ora veniamo trattati così. L’assistenza sociale sfrutta questa situazione offrendo, nei casi più fortunati, borse lavoro a 3 euro l’ora, offrendo così un bacino di lavoro a bassissimo costo per le cooperative. Quei soldi andrebbero invece dati direttamente alle persone in difficoltà. Come si fa a pensare che le persone possano vivere con pensioni sociali da 270 euro al mese? Negli anni 70 ci si è battuti per la tutela di diritti che oggi sono quotidianamente calpestati. C’è una Costituzione che parla chiaro e va difesa. La nostra è una lotta non solo individuale per ottenere uno spazio nel quale vivere in maniera dignitosa, ma anche di equità e giustizia sociale”.

Mattia Fooladi conclude: “quando si pensa a famiglie in difficoltà non bisogna fare l’errore di pensare a chissà che situazioni borderline. In realtà si tratta sempre più spesso di famiglie normalissime, magari con un mutuo e progetti di vita di ben altro tenore, che di colpo si trovano a perdere il lavoro per colpa della crisi. Non c’è più tempo per aspettare elemosine, proposte di soluzioni future o promesse. Il problema è così urgente che va risolto a partire dal basso. Se sarà necessario ci riprenderemo i palazzi vuoti insieme a un po’ della nostra dignità”.

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione