Atc: “non lasciateci soli nell’emergenza casa”
Rispetto al 2013 la situazione rischia di precipitare. Settanta richieste di aiuto in pochi giorni. Ciccaglioni: spazi per investire, ma serve la volontà di fare rete. Ad Alessandria almeno 120 occupazioni. Pronti a rivalutare le situazioni di chi viola la legge per disperazione. Sfratti? I nostri morosi incolpevoli possono stare tranquilli"
Rispetto al 2013 la situazione rischia di precipitare. Settanta richieste di aiuto in pochi giorni. Ciccaglioni: ?spazi per investire, ma serve la volontà di fare rete. Ad Alessandria almeno 120 occupazioni. Pronti a rivalutare le situazioni di chi viola la legge per disperazione. Sfratti? I nostri morosi incolpevoli possono stare tranquilli"
ALESSANDRIA – In un’intervista esclusiva il presidente dell’Agenzia Territoriale per la Casa, Piervittorio Ciccaglioni, fa il punto sulla situazione provinciale e alessandrina, sottolineando l’importanza di affrontare l’enorme problema abitativo, figlio della crisi economica e della perdita del lavoro per molti, con soluzioni che facciano rete fra i diversi soggetti e non lascino indietro nessuno.
Presidente Ciccaglioni, partiamo dalla fotografia della realtà: com’è cominciato questo 2014 in merito alla richiesta di alloggi popolari?
E’ cominciato con un dato drammatico, che dà la cifra di ciò che ci aspetta. Nel 2013 c’erano state in totale 170 richieste di alloggi popolari in città, delle quali solo 45 avevano potuto trovare esito positivo. Nei primi giorni del 2014 le richieste pervenute allo sportello casa sono già state 70. L’abitazione però è come un nido, un luogo sicuro nel quale rifugiarsi. E’ un bene che ha un valore primario, anche rispetto al lavoro.
L’anno scorso lei aveva pubblicamente detto che avreste bloccato il rilascio delle abitazioni Atc da parte dei morosi incolpevoli, cioè di coloro che oggettivamente non erano in grado, momentaneamente, di onorare il contratto d’affitto. Quest’anno si sente di fare la stessa affermazione?
Assolutamente sì. Le persone possono stare tranquille. A chi non ha di che vivere e viene da me a presentare la sua situazione io dico di dare prima da mangiare ai figli e di ridurre le spese il più possibile, ma anche che non deve preoccuparsi. La regione Piemonte è l’unica a erogare ancora il fondo sociale. Sebbene per chi ha un reddito Isee fino a 6000 euro restare nelle nostre case costi poco: con 480 euro all’anno si paga affitto, riscaldamento e spese di condominio, cioè appena 40 euro al mese, c’è chi in questo momento non riesce a pagarle. Il nostro compito è quello, insieme agli altri soggetti, di risolvere i problemi delle persone. Ma per continuare a farlo servono risposte serie e scelte precise, anche molto rigorose.
In che senso?
Facendo una selezione delle situazioni realmente critiche e non aspettandosi di poter aiutare tutti a 360 gradi. Penso per esempio a una revisione del sistema di controllo. L’Isee non è sempre un metodo affidabile, perché chi lavora in nero risulta a zero reddito ma può in realtà permettersi di pagare un affitto. Meglio forse ricorrere al 730 e a controlli precisi da parte dell’Inps e degli enti preposti. Noi siamo dell’idea di segnalare le situazioni che ci vengono presentare come “a reddito zero” perché si intraprenda una verifica. E’ un problema di legalità. Chi agisce nell’illegalità toglie risorse a chi ne avrebbe diritto e non possiamo più permettercelo. Chi ha un bisogno reale va aiutato, chi può stringere i denti lo deve fare.

Il problema vero è chi occupa non essendo neppure in graduatoria. Diciamo che l’apertura di un bando per case popolari significa che tutte le persone che hanno le caratteristiche giuste possono partecipare e ricevere un punteggio. Questo viene assegnato in base all’urgenza dei bisogni del nucleo familiare, il che significa che chi ha più bisogno riceverà una casa prima di altri. Oltre al bando c’è poi una quota di alloggi, almeno del 25%, che può essere richiesta dal Comune per far fronte a casi improvvisi di massima urgenza abitativa e c’è la disponibilità da parte nostra ad aumentare questa quota in caso di necessità. C’è però anche chi si arroga il diritto di occupare uno stabile che sarebbe già stato destinato ad altri. Questi casi vanno valutati uno per uno, perché se è vero che c’è chi è disperato è anche vero che in alcuni casi esisterebbero altre soluzioni, esistono familiari che potrebbero accogliere, o situazioni di difficoltà ma non così serie come altre alle quali viene sottratta la casa con un gesto di forza.
Quanto è diffuso il fenomeno?
Le nostre stime dicono che ad Alessandria ci siano in corso circa 120 occupazioni abusive, ma è un fenomeno in forte aumento se consideriamo che a fine 2010 non superavano i 20 o 30 casi. E’ una fotografia piuttosto chiara sull’incapacità delle istituzioni di gestire la gravità di questa situazione. Io ho un’esperienza diretta nel Cissaca e ho maturato un certo tipo di sensibilità umana, ma questo non sarebbe il compito dell’Atc. Noi dovremmo ‘semplicemente’ costruire, fare manutenzione e consegnare stabili. Ormai da tempo ci siamo dovuti sostituire ad altri soggetti che per diverse ragioni non hanno la capacità economica di trovare soluzioni, ma, come più volte abbiamo ribadito alla Prefettura e alla Questura, servono soluzioni di rete per affrontare problemi così complessi.
Cosa avete in mente?
La nostra proposta, finora rimasta inascoltata, è quella di sedersi intorno a un tavolo e di valutare ogni casi singolarmente. Entriamo nel merito delle occupazioni e troviamo quelle soluzioni di disperazione e reale bisogno che hanno spinto le persone a fare gesti così gravi. A questi soggetti offriamo una seconda possibilità: purtroppo la sola presenza di minori non può essere un criterio valido, perché figli piccoli li hanno anche coloro che aspettano gli alloggi avendo rispettato il bando e non occupando. Ci sarà una certa quota, quale che sia non importa, che non aveva davvero altre vie se non l’occupazione. A queste famiglie siamo pronti a trovare, in un meccanismo di rete, uno spazio dove vivere, magari anche migliore rispetto a quello che hanno occupato. In più, valutiamo la possibilità per gli altri, che nel frattempo devono lasciare gli alloggi se si verifica che non siano così in emergenza, derogando alla legge che lo impedirebbe, di accettare la domanda per partecipare al prossimo bando, anche se ne avrebbero perso il diritto. Cerchiamo di comprendere il gesto di debolezza di chi era disperato. Ma, sanata questa situazione, dobbiamo essere pronti a far rispettare la legge e a evitare nuovi soprusi.
In passato vi siete lamentati di essere stati esclusi da tavoli che parlavano dell’emergenza abitativa. Come stanno le cose ora?
Restiamo ancora troppo soli, e non possiamo permettercelo. Certe soluzioni vanno per forza studiate in rete. Io, amministratore, che mi trovo esposto per centinaia di migliaia euro facendo credito a famiglie in difficoltà, cosa sono? Sono uno che sta facendo un danno erariale al proprio ente? Sto facendo bene il mio lavoro? Sono affidabile? A chi dice che dovrei cacciare le persone che non pagano rispondo che non ho l’autorità per farlo e che spetta agli organismi competenti farlo, e in particolare, nell’ottica di una collaborazione fra enti, sarei felice che a realizzare determinati controlli in futuro fosse la Polizia municipale, anche perché per noi sarebbe già un bel risparmio.
Perché?
Perché l’intervento di un ufficiale giudiziario ci costa in media 130 euro ogni volta. Se a controllare e a impedire certe situazioni fosse la Polizia municipale, che avrebbe il potere per farlo, noi risparmieremmo anche 40-50 mila euro all’anno, da reinvestire, per esempio, per far pagare meno l’affitto a tutti i nostri inquilini. Trovare risorse è fondamentale se si vuole proseguire con gli interventi in atto. Per esempio abbiamo stretto un accordo con il sindaco di Alessandria, Rita Rossa, offrendo di anticipare noi i soldi per il prossimo bando per l’assegnazione di case popolari, che la regione chiede venga rinnovato ogni 4 anni e che adesso il comune non avrebbe i soldi per far partire. Vorrà dire accogliere domande nei prossimi anni di 4-5 mila persone, cioè famiglie che potranno trovare una soluzione abitativa. Bisogna andare oltre il colore politico e pensare alle reali soluzioni dei problemi.
Qual è però lo stato di salute dell’Atc? Quanto può durare il sostegno economico nei confronti delle amministrazioni in difficoltà?
Ovviamente non potremo andare avanti così per sempre. Praticamente tutte le amministrazioni ci sono debitrici, e il solo comune di Alessandria ci deve 4 milioni di euro, per i quali ci siamo insediati nella massa passiva ma ancora non sappiamo se e quando li recupereremo. Avere crediti di questo tipo a bilancio per noi è un costo, perché ci paghiamo le tasse sopra. Paradossalmente se ci rendessimo conto che le amministrazioni non possono pagare ci converrebbe cancellare i debiti. In realtà pensiamo a un piano di rientro serio da concordare con i diversi soggetti. Ci sono comuni piccoli che ci devono somme di 50-60 mila euro ma che hanno un bilancio annuale magari di 20 mila. E’ chiaro che riavremo i soldi solo un po’ per volta, ma nel frattempo non possiamo smettere di erogare servizi. Solamente di riscaldamento paghiamo 6 milioni all’anno, ed è chiaro che anche gli inquilini che non pagano ci mettono molto in difficoltà. Per ora siamo in grado di sostenere le spese, e siamo ancora un ente sano, ma procediamo con attenzione. Anche per rispetto degli inquilini che invece a costo di togliersi il pane dalla bocca l’affitto lo pagano regolarmente. Speriamo che il governo intervenga rivedendo quello che definisco ‘l’insulto dell’Imu’. Noi non siamo immobiliaristi e trovo assurdo che più del 25% di ciò che incassiamo lo dobbiamo pagare in tasse. Ci occupiamo di alloggi popolari per le persone bisognose e potremmo reinvestire quei soldi negli immobili.

Noi gestiamo 6400 alloggi, dei quali circa 300 consegnati nell’ultimo triennio. Questa cifra complessiva comprende sia gli alloggi effettivamente nostri che quelli che gestiamo per conto dei comuni. La media degli affitti si aggira intorno agli 85 euro al mese, ma ne servirebbero in realtà 100 perché l’Ente possa mantenersi bene in equilibrio.
Quanti dei vostri alloggi sono sfitti e in attesa di ristrutturazione?
Sono molto pochi. In tutta la provincia saranno un numero compreso fra 200 e 350, distribuiti in maniera omogenea fra i diversi comuni. Ovviamente non è un numero fisso ma oscilla a seconda del periodo.
Qual è il suo auspicio per il 2014?
Che ci venga riconosciuto il grande lavoro svolto finora e che si trovino le forze per fare rete e affrontare al meglio il problema della casa. L’Atc per competenze e risorse può essere il motore di questo lavoro, in accordo con gli altri soggetti istituzionali del territorio. Nel corso degli anni abbiamo dato prova della nostra serietà, anche lavorando costantemente alla manutenzione degli immobili e all’abbattimento dei costi.
Qual è il vostro obiettivo per il futuro?
Pensare alla possibilità concreta di acquistare alloggi nuovi e sfitti nelle zone centrali delle città. Potremmo pagare ai costruttori il costo di realizzazione, consentendo loro di non realizzare perdite e di pagare gli operai, in un periodo di stallo per il settore immobiliare, acquisendo così strutture già pronte per essere rese disponibili a chi ne ha bisogno e aiutando anche i comuni che avrebbero oneri di urbanizzazione molto minori visto che le strutture abitative sarebbero già centrali in città e ben servite. In più si fermerebbe l’erosione del territorio. Se si lavora insieme ci sono tanti progetti che possono essere realizzati. Penso per esempio al grande lavoro svolto quotidianamente dalla Comunità San Bendetto al Porto e dai loro operatori sul territorio. Anche per l’ex dormitorio delle Ferrovie dello Stato sarebbe bello trovare una soluzione. Se è possibile fare rete e contattare il privato noi siamo pronti a ragionare dell’acquisto e della sistemazione della struttura, anche perché così degradata è chiaro che il suo costo potrebbe essere accessibile.