Farmaci in Ospedale: la sfida continua è ridurre i costi
Laura Savi, direttore della struttura complessa di Farmacia del Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria ci guida alla scoperta del cuore pulsante dellOspedale, la realtà che distribuisce i farmaci a tutti i reparti e ne monitora lutilizzo
Laura Savi, direttore della struttura complessa di Farmacia del Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria ci guida alla scoperta del ?cuore? pulsante dell?Ospedale, la realtà che distribuisce i farmaci a tutti i reparti e ne monitora l?utilizzo
ALESSANDRIA – L’introduzione dei farmaci generici, l’istituzione di gare d’appalto per l’aggiudicazione delle molecole per gli ospedali su base regionale, le attività di ricerca e l’assiduo monitoraggio informatico sono solo alcune delle attività che in questi anni hanno interessato l’utilizzo dei farmaci e dei presidi sanitari all’Ospedale Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria. Insieme alla dr.ssa Laura Savi, direttore della struttura interna di Farmacia, scopriamo qual è la situazione e cosa ci riserva il futuro.
Dr.ssa Savi, come funziona la Farmacia all’interno dell’Ospedale?
Per spiegare il lavoro che viene svolto qui servirebbe moltissimo tempo. Di fatto siamo un po’ il cuore pulsante dell’ospedale, visto che riforniamo tutti i reparti dei farmaci e dei presidi sanitari fondamentali per curare i pazienti e ci occupiamo di monitorarne costantemente l’utilizzo. Quando sono venuta a lavorare qui, alla fine del 1986, non ne conoscevo neppure l’esistenza e capisco che tante persone ignorino la grande importanza che invece questa struttura ricopre.
Quante persone vengono impiegate?
Siamo 4 farmacisti strutturati e 3 farmacisti borsisti. Per quel che riguarda il personale infermieristico e tecnico ci sono 3 infermiere professionali, una tecnica di laboratorio e 2 infermiere ausiliarie. E poi c’è il personale tecnico che non dipende dalla farmacia ma dal servizio logistica e che si occupa della gestione vera e propria del magazzino.
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La Regione Piemonte già da qualche anno ha una procedura d’acquisto centralizzata su gara regionale. C’è una società di committenza regionale, la SCR, che si occupa dell’approvvigionamento dei prodotti per tutti, istituendo aste per aggiudicarsi la fornitura di determinate molecole, secondo un meccanismo che prevede la definizione di un prezzo massimo e poi offerte al ribasso delle diverse case produttrici. Quella che riesce a offrire il farmaco a un prezzo inferiore rispetto alle altre si aggiudica l’appalto. Lo stesso avviene per i presidi sanitari. Le gare si basano sulle molecole e non su specifiche marche di farmaci, così facendo spesso a vincere sono case produttrici dei farmaci cosiddetti “generici”, che a parità di composizione tendono a costare sicuramente meno rispetto agli “originali”. Nel 2013 abbiamo avviato internamente un corso di Farmacoeconomia proprio per sensibilizzare gli addetti ai budget nei diversi riparti sull’utilizzo migliore possibile dei diversi farmaci.
L’eseguire aste al ribasso, spesso considerando come unico criterio quello della economicità, ha mai comportato ripercussioni in termini di qualità per i pazienti?
Per quel che riguarda i farmaci direi di no, poiché non esiste differenza sostanziale di resa fra farmaco generico e “di marca”.

Per quel che riguarda gli aghi da siringa la qualità è sempre la stessa. Il problema c’è stato in effetti per gli aghi cannula. La qualità rispetto agli aghi che utilizzavamo prima forse è leggermente inferiore, ma soprattutto è diversa la manualità di utilizzo di quest’ago. E’ un ago che rispetto agli altri costa molto meno, e ha portato un risparmio, indubbiamente. Quando si risparmia su alcuni prodotti vuol dire che si riesce magari a curare più persone acquistando più farmaci in generale. E’ sempre necessario bilanciare costi e benefici. I nuovi aghi scelti con l’ultima gara d’appalto sono comunque aghi di sicurezza in poliuretano come quelli usati precedentemente e la loro caratteristica è quella di poter restare in vena anche 7 giorni consecutivi. Tutto il personale è stato comunque formato una prima volta all’utilizzo corretto degli aghi, e una seconda visto che si sono creati alcuni problemi con i pazienti. Abbiamo inoltre provveduto a comprare una nuova partita di aghi, di diverso tipo, per quelle situazioni in cui è necessario impiegare mezzi di contrasto, visto che gli aghi aggiudicati a prezzo inferiore non ne consentivano più l’utilizzo.
Gli ospedali danno un feedback sulla qualità dei prodotti alla società regionale?
Assolutamente sì, tutte le segnalazioni vengono girate al responsabile di Scr e in caso di incidente o di mancato incidente viene fatta la segnalazione anche al Ministero della Salute.

Tre volte alla settimana. Abbiamo un sistema informatizzato che tiene traccia delle necessità dei diversi reparti e tramite le loro segnalazioni noi ci occupiamo dell’approvvigionamento del loro armadietto di reparto. Questo avviene in base ai pazienti ricoverati, alle terapie in atto, alle scorte che hanno stabilito di avere. Dopodiché il farmacista controlla ciò che è stato chiesto dal reparto, provvede alla sostituzione del prodotto se quello richiesto non è disponibile, nel caso ve ne sia uno presente in magazzino con la stessa molecola, e consegna ai magazzinieri la lista per preparare poi tutto ciò che deve essere inviato dove ce n’è bisogno. Ciascun reparto a sua volta ha una gestione informatizzata del proprio armadietto in rete con noi: così facendo riusciamo a limitare al massimo gli sprechi, rifornendo i singoli reparti solamente di ciò che è realmente necessario e impedendo che i farmaci possano scadere. Questo tipo di monitoraggio può servire per risalire tempestivamente ai lotti consegnati in caso, per esempio, di un ritiro improvviso dei farmaci per ragioni di sicurezza.
Quant’è il budget gestito dalla Farmacia?
Noi riceviamo e smistiamo circa 2000 farmaci alla settimana. Nel 2013 abbiamo speso quasi 21 milioni di farmaci e poco più di 4 milioni di emoderivati, ai quali vanno aggiunti 26 milioni di euro di altri beni sanitari, dispositivi medici, reagenti e così via.

Sì, abbiamo una stretta collaborazione con chi si occupa di microbiologia e di infettivologia e nel 2013 abbiamo svolto un lavoro davvero molto impegnativo sulla profilassi antibiotica perioperatoria. Dopo una fase di ascolto che ha coinvolto tutti i dipartimenti chirurgici stiamo giungendo alla definizione complessiva di una profilassi antibiotica da seguire per ogni singolo intervento. Abbiamo un laboratorio interno di galenica che si occupa di realizzare i composti, anche di tipo pediatrico. Siamo sempre noi poi a preparare le sacche per la nutrizione parenterale e abbiamo un laboratorio legato all’oncologia che si occupa di preparare internamente tutti i cicli di chemioterapia somministrati in ospedale: stiamo parlando di ben 1400 cicli in media ogni mese. Oltre a questo è bene non dimenticare che il nostro ospedale è in prima linea sul fronte di molti protocolli sperimentali i quali prevedono spesso la preparazione dei farmaci da testare direttamente in uno dei nostri laboratori.
Cosa viene fatto per quel che riguarda la farmacovigilanza?
Il nostro ospedale è il primo in Piemonte per numero di segnalazioni: inviamo al Ministero tutte le possibili reazioni avverse che si verificano in ospedale, grazie a un monitoraggio costante che avviene nei reparti e in pronto soccorso, dove una nostra farmacista controlla quotidianamente l’esito di ogni somministrazione.
Vi capita mai di distribuire farmaci direttamente ai pazienti?
Sì, anche questo viene fatto in accordo con le linee regionali. Distribuiamo alcune terapie alla dimissione da ricovero o dopo visita ambulatoriale, procedura che incrementeremo sicuramente nel 2014. Cercheremo di consegnare al paziente dimesso il primo ciclo di terapia, dando a chi viene dimesso la confezione di medicine che dovrà utilizzare una volta a casa. Questo perché per il sistema sanitario si ottiene un risparmio, visto che il prezzo pagato dagli ospedali per i farmaci è molto inferiore rispetto a quello che pagherebbero i pazienti se li acquistassero in farmacia. Ma al di là del prezzo è un vantaggio perché si arriva a casa già con la terapia, senza dover passare dal proprio medico e poi in farmacia. Incrementeremo questi interventi comunque in maniera graduale: ad oggi facciamo distribuzione diretta delle terapie ad alto costo, che devono seguire un monitoraggio per essere somministrate, soprattutto quando si tratta di prodotti oncologici ed ematologici.