Buon Compleanno Coompany&!
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Buon Compleanno Coompany&!

Pinuccio, Renzo e Ahmed ci raccontano la cooperativa che da venti anni in città dedica la propria attenzione alle persone e al loro inserimento al lavoro. Non nascondono le difficoltà ma preferiscono dare spazio a prospettive e possibilità. E soprattutto dicono: "ne vale la pena"

Pinuccio, Renzo e Ahmed ci raccontano la cooperativa che da venti anni in città dedica la propria attenzione alle persone e al loro inserimento al lavoro. Non nascondono le difficoltà ma preferiscono dare spazio a prospettive e possibilità. E soprattutto dicono: "ne vale la pena"

ALESSANDRIA – Abbiamo incontrato Pinuccio Moccagatta, Renzo Sacco e Ahmed Osman per farci raccontare com’è nata Coompany&, in occasione del suo imminente ventesimo compleanno, e come dedichi, da sempre, la propria attenzione alle persone e al loro inserimento nel mondo del lavoro

La prima cosa a colpire della cooperativa “Coompany&” è forse il nome: qual è la sua storia?
E’ stato scelto avendo già bene in mente quello che sarebbe dovuto essere l’asse portante del nostro lavoro. La “&” simboleggia la voglia di ricercare sinergie e l’apertura a nuove sfide, mentre le due “o” nel nome stanno ad indicare la duplice attenzione che vogliamo avere, alle persone e al mercato.

Partiamo dal principio, com’è nata, vent’anni fa, la vostra cooperativa?
Coompany& è figlia di un gruppo di amici preoccupati di riuscire a dare risposte concrete di fronte a emergenze altrettanto concrete. Roberto Zanforlin, che oggi purtroppo non c’è più, vent’anni fa era occupato in una cooperativa sociale di tipo A, Il Gabbiano, che seguiva minori in difficoltà. Lui era preparato ad accogliere questi ragazzi, a seguirli, ad aiutarli a superare la fase di emergenza in cui si trovavano, ma poi mancava per loro l’aggancio con la vita concreta e il futuro: mancava il lavoro, l’occupazione, un’occasione per abbandonare quella precarietà che contraddistingueva il loro passato. Organizzando, insieme con Roberto, un campo scuola per i ragazzi abbiamo trovato in montagna una struttura che era aperta solo quindici giorni all’anno. Per noi è stata l’occasione giusta: perché non provare a valorizzare una struttura così grande e accogliente per utilizzarla più spesso e promuoverla sul territorio? La nostra cooperativa ha mosso lì i suoi primi passi.

E poi?
Grazie al sostegno della diocesi di allora e del vescovo monsignor Charrier è nata la cooperativa, frutto della scommessa di un gruppo di persone che erano prima di tutto amiche fra loro e che provenivano dal mondo delle parrocchie, delle associazioni, del volontariato. Per i soci fondatori un’altra idea basilare è stata quella di non voler creare qualcosa di alternativo alle realtà già esistenti, ma che potesse piuttosto completarsi con esse. A dimostrazione di ciò la presenza tra coloro i quali hanno fondato la cooperativa, portando un contributo fondamentale al progetto, oltre al Gabbiamo, anche Azimuth, anch’essa specializzata nell’accoglienza in comunità di persone in difficoltà.

Coompany& però è una cooperativa di tipo B…
Sì, infatti, proprio perché l’obiettivo è stato quello di fare un passo oltre rispetto alle cooperative A che già offrivano un grande lavoro di accoglienza nell’ambito dei servizi socio-sanitari. Il nostro impegno è partito da lì per ragionare, anche grazie al loro aiuto, di lavoro. In questo contesto è stato importantissimo lavorare a una nuova realtà che potesse reggersi sulle proprie gambe, senza dover dipendere da bandi pubblici e da finanziamenti per dare prospettive a soggetti svantaggiati. Volevamo creare una vera azienda con queste persone, in grado di poter produrre vero valore.

Parliamo, allora, degli aspetti più strettamente lavorativi e aziendali. Quante sono le persone che lavorano per Coompany& e quali le loro tipologie contrattuali?
Adesso siamo in 38, e dall’esperienza alessandrina è nata, nel 2004, la Coompany2, che gestisce tre case per ferie in Val d’Aosta.
Gli inserimenti, in cooperativa da noi vengono fatti come in altre realtà aziendali, tenendo conto delle mansioni, del livello e delle regole contrattuali specifiche. La vera differenza è che, essendo una cooperativa sociale di tipo B, noi abbiamo l’obbligo di inserire nel nostro organico almeno il 30% di soggetti svantaggiati. Le nostre attività sono molto diversificate, dalla gestione della ristorazione (grazie alla “Ristorazione sociale” e a servizi di catering) al facchinaggio, dalle pulizie alla cura delle aree verdi. In ognuna di queste realtà riusciamo a inserire persone provenienti da situazioni difficili, tanto che la percentuale da noi non solo non scende ovviamente mai sotto il 30%, ma a seconda dei periodi stagionali può arrivare anche al 50%.

Tornando ai principi che hanno ispirato la nascita di Coompany&, era già presente allora quello “fare rete”, che tutt’oggi continuate a portare avanti collaborando e stringendo partnership con diverse realtà del territorio…
Coompany& non fa niente da sola. I partners e compagni di strada nei nostri progetti sono molto importanti, specie quando si tratta di gestire il rapporto con il pubblico. Siamo una cooperativa piccola e desideriamo rimanere tale, pur differenziando le cose, facendone di nuove, andando a ricoprire necessità reali sul territorio, e farlo in maniera tale che, se un domani non dovessimo esserci più, si percepisca il vuoto lasciato da noi. Desideriamo essere importanti in un sistema più ampio, svolgendo il nostro compito al fianco di altri soggetti che fanno rete con noi.

Perchè questa scelta di mantenere una dimensione ridotta?
Perchè finchè si riesce a guardarsi tutti in faccia, finchè ci si conosce tra tutti quelli che in qualche modo aderiscono, finchè si riesce a mantenere viva una comunicazione, un rapporto, tra tutti i vertici, allora Coompany& resta davvero una cooperativa sociale. Quando questo non è più possibile, secondo noi, si diventa altro.
In ogni caso, non voler diventare di grandi dimensioni non corrisponde al non voler crescere in termini di diversificazione delle attività, di innovazione.

Allarghiamo un po’ il campo, parliamo in generale del mondo della cooperazione, quali sono i problemi più importanti che deve affrontare oggi?
La cooperazione, così come una parte del privato, sono stati usati dal pubblico come una sorta di ultima risorsa, chiamati ad assumere compiti a prezzi molto bassi quando il pubblico era costretto a dismetterli. Invece il mondo cooperativo può essere una risorsa molto valida, che andrebbe coinvolta dal pubblico un po’ prima, in fase di progettazione, così da valorizzarne il lavoro per conseguire davvero un interesse per tutti. Il mondo della cooperazione potrebbe così comparire anche sotto una luce nuova, non solo come lo squalo che arriva all’ultimo minuto a sottrarre spazi al pubblico. Ci sono invece competenze e un grande valore che può essere messo a disposizione, specialmente in una fase delicata come quella attuale, nella quale molti servizi rischiano la semplice dismissione. La cooperazione oggi più che mai può difendere la sua dignità e rendersi disponibile per ragionamenti ad ampio raggio, se c’è la volontà di coinvolgerla.

Oltre ad un maggiore e più tempestivo coinvolgimento delle realtà cooperative sul territorio quali sono le altre esigenze della cooperazione oggi?
Al di là di molti tecnicismi, pur importanti, per una cooperativa di tipo B, che ha come obiettivo l’inserimento lavorativo spesso di soggetti adulti, il ruolo nell’ambito della società è anche quello di prevenzione sociale. Volendo la nostra richiesta d’aiuto va proprio in questa direzione. Semplificare il nostro lavoro vuol dire a più persone di inserirsi meglio nella società, di non restarne ai margini, costituendo un peso e in alcuni casi anche un pericolo, per se stesse e per gli altri. I dati, per esempio quelli sull’inserimento lavorativo di ex detenuti, parlano chiaro: senza percorsi d’uscita protetti 3/4 degli ex detenuti finisce per tornare a delinquere, mentre laddove i percorsi esistono solamente 1/4 presenta casi di recidiva. L’impatto di un intervento come quello compiuto dalle cooperative di tipo B è abbastanza evidente. Ma lo stesso si può dire per chi ha una disabilità o altri gravi problemi. Offrire opportunità è una via buona di prevenzione che aiuta le persone e trova la sua sostenibilità in minori interventi di sostegno sociale, spesso in situazioni d’emergenza e più drammatiche, che lo Stato si troverebbe a fare successivamente.

Qual è la più grande soddisfazione nel vostro lavoro?
Certamente le storie di inserimento lavorativo che vanno a buon fine. Guardare a certi percorsi ci rende orgogliosi, entusiasti, dà grande energia per andare avanti, ripagando della fatica e delle difficoltà che questo genere di attività porta con sé. Quando vediamo una persona di cui conosciamo il nome, conosciamo un po’ la storia, che porta avanti il suo percorso, possiamo dire “ne valeva la pena”.
E’ proprio questo il cardine della cooperativa, affiancare a progetto professionale un percorso umano. Lavoriamo al meglio sugli inserimenti e sui tirocini, e ance quando finisce il progetto cerchiamo di non lasciare indietro di nessuno, cercando di aggiungere costantemente un “pezzo in più”.

Quali sono i prossimi “pezzi”, le prossime sfide che vi attendono?
Sicuramente l’esperienza della Ristorazione sociale rappresenta per noi una via molto interessante: è un connubio fra un’attività sociale e un’impresa economica, qualcosa capace di sostenere a sua volta non solo gli inserimenti lavorativi ma anche altre attività, regalandoci, come detto, una certa autonomia, che per noi è molto preziosa. Per il resto siamo attivi su diversi fronti e attendiamo di capire quali progetti avranno la forza di svilupparsi. Sicuramente abbiamo in programma l’obiettivo legato al progetto del Last Minute Market, e in generale l’idea di ragionare approfonditamente del cibo. Come viene utilizzato, cosa si può fare perché non venga sprecato, come trasmettere sempre più il grande valore etico e sociale che possiede… ma vedremo. 

Dalla finestra di questi vent’anni, insomma, proprio come recita l’invito alla serata in cui festeggerete il vostro compleanno – a partire dalle 19 di giovedì 19 dicembre a Cultura e Sviluppo – non resta che guardare oltre… e farvi i migliori auguri!

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