Dall’Avogadro il progetto per la bonifica del cromo esavalente
E' stato messo a punto nei laboratori del politecnico di Alessandria il progetto per la messa in sicurezza permanente e bonifica nell'area dello stabilimento Solvay di Spinetta, attraverso la trasformazione del cromo esavalente in cromo trivalente. Si svilupperà in 6 - 7 anni, a partire dal 2014
E' stato messo a punto nei laboratori del politecnico di Alessandria il progetto per la messa in sicurezza permanente e bonifica nell'area dello stabilimento Solvay di Spinetta, attraverso la trasformazione del cromo esavalente in cromo trivalente. Si svilupperà in 6 - 7 anni, a partire dal 2014
ALESSANDRIA – Porta anche la firma dell‘università di Alessandria Avogadro il progetto di messa in sicurezza permanete e bonifica da cromo esavalente nell’area dello stabilimento del polo chimico di Spinetta Marengo. Nella sede del politecnico di via Teresa Michel sono state fatte le prove di laboratorio del processo di trasformazione del cromo esavalente, presente nel sottosuolo dello stabilimento e proveniente dalle lavorazioni dismesse, in cromo trivalente “meno tossico ma, soprattutto, non idrosolubile”. A spiegarlo sono stati il direttore di stabilimento Stefano Bigini (nella foto a sinsitra) e, per la parte tecnica, dal professore Domenico Osella (foto in basso a destra) del politecnico alessandrino. La trasformazione avviene attraverso l’iniezione nel terreno di un reagente a base di zolfo, il ditionito. La fase sperimentale è già conclusa e il progetto è stato presentato agli enti per l’approvazione.
“Da gennaio potremmo partire con l’attività di bonifica – ha assicurato Bigini – Sono state individuate sei aree corrispondenti alle fonti primarie di contaminazione in vari punti, oltre alla discarica Monte Pannelli che è già stata messa in sicurezza attraverso la copertura impermeabile. Non sarà un processo breve, ci vorrà circa un anno per ogni area individuata. Quindi complessivamente la bonifica verrà completata in sei, sette anni”.
Il cromo esavalente è presente nel sottosuolo ad una profondità che va da 1 a 3 metri sotto forma di “pepite” e, con il passaggio dell’acqua si “scioglie” – spiegano Bigini e Osella – e arriva in falda.
“Bloccare e trasformare il cromo trivalente il cromo dovrebbe alla lunga avere effetto anche sull’inquinamento delle falde”.

La bonifica da cromo è il secondo passo “più importante”, dice Bigini, di una messa in sicurezza più vasta, partita nel 2007 con la realizzazione della barriera idraulica e la copertura della discarica. “Il cromo non è infatti l’unico inquinante presente. Sono una ventina le sostanze presenti. Sui composti clorurati siamo intervenuti attraverso la barriera che attualmente è di 40 pozzi e a breve sarà ampliata con altri 6 pozzi e, successivamente, con un’altra decina”.
Secondo il direttore di stabilimento l’avvio della messa in sicurezza ha già dato importanti risultati: “la concentrazione di inquinanti clorurati è diminuita di cinque volte”. Resta alta, mala tendenza è in diminuzione, così come l’alto piezometrico. A settembre è stato messo a punto un impianto che “preleva” i vapori contenenti sostanze inquinanti e che ne abbatte la carica. “Dobbiamo ancora capire perchè la concentrazione è in alcuni punti esterni più alta rispetto all’area interna dello stabilimento”. Gli studi di caratterizzazione in questo senso continueranno per individuare eventuali altre fonti.
Complessivamente Solvay dichiara di aver investito 30 milioni di euro nelle operazioni di messa in sicurezza, di cui 20 già “spesi” e 10, relativi al progetto cromo, da finanziare non appena ci sarà l’approvazione da parte degli enti del progetto cromo.