“Un cocktail di sostanze che magari non uccide ma fa male”
Home
Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it  
10 Dicembre 2013
ore
00:00 Logo Newsguard

“Un cocktail di sostanze che magari non uccide ma fa male”

Nell'ultima udienza del 2013 al processo contro il polo chimico di Spinetta parlano altri tre consulenti della pubblica accusa e della parti civile ma la difesa “mette il bavaglio” ad una parte della relazione

Nell'ultima udienza del 2013 al processo contro il polo chimico di Spinetta parlano altri tre consulenti della pubblica accusa e della parti civile ma la difesa “mette il bavaglio” ad una parte della relazione

 ALESSANDRIA – Aveva fatto dei prelievi di acqua in un pozzo, il numero 16, e presso un piezometro, su disposizione del pubblico ministero Riccardo Ghio senza il coinvolgimento delle difese. E per questo I dati rilevati non potranno essere utilizzati nel corso del processo. Inizia con una eccezione sollevata dalla difesa delle aziende del polo chimico l’ultima udienza del 2013 contro gli ex dirigenti degli stabilimenti di Spinetta Marengo per avvelenamento delle acque e mancata bonifica. Il giudice che presiede la corte d’Assise non può fare altro che accogliere l’eccezione. Una parte della relazione dei professor Fiorucci, geologo, sarà quindi “stralciata” dagli atti del processo. La corte non potrà quindi fare riferimento a quei dati, acquisiti nel 2008, ma senza che le difese fossero state avvisate, come prevede le legge, nonostante contenessero informazioni di probabile rilievo circa le presunte perdite di acqua contaminata dalla rete idrica dello stabilimento.
“La Corte ha preso atto che durante le indagini preliminari il pubblico ministero – affermano gli avvocati di parte Bolognesi e Santa Maria – ha violato il principio del contraddittorio, effettuando campionamenti e analisi non ripetibili senza coinvolgere le difese. Da qui l’eccezione alla relazione del consulente del Pm. La deposizione monca sulla restante parte delle relazione del geologo si limita, quindi, resa in aula, si limita quindi allo studio sulle falde superficiali e profonde, le quali, secondo la perizia, non erano affatto separate. Prova ne sarebbe “l’omogeneità di temperatura” tra uno strato e l’altro. “Errati” quindi i modelli a disposizione delle azienda (Ausimont prima e Solvay dopo) che ipotizzavano una separazione delle due falde e la conseguente impossibilità che le sostanze inquinanti potessero passare da uno strato meno profondo a quello più sotterraneo, fino a 70 – 80 metri. Ma, per stessa ammissione del consulente, “sarebbe stato opportuno fare un’analisi della matrice del suolo” per capire se queste sostanze, tra cui cromo esavalente e alogenati, fossero presenti nel terreno e trascinati dall’acqua (e non viceversa). “Il dottor Fiorucci – sottolineano le difese – ha comunque riconosciuto di non aver compiuto nessun accertamento per verificare l’ipotesi che l’alto peziometrico possa essere stato causa dell’inquinamento – ipotesi che la difesa Solvay ritiene contraddetta dalle tante fonti storiche emerse nel processo: dalla relazione del prof. Conti (1940) fino all’interpellanza dell’On. Rossi (1996)”.
Incassa il pubblico ministero Riccardo Ghio la decisione della corte. Ci penserà il secondo consulente, la professoressa Butera, ingegnere civile specializzato in idraulica, a ribadire come i modelli presentati nel 2006 e 2008 da Solvay, tramite la società Aquale, si basassero su un modello idrogeologico “errato”: “dalle carte piezometriche non è possibile affermare che l’acquifero profondo fosse isolato”. Ossia, lo strato di argilla tra una falda e l’altra non è omogeneo e le sostanze inquinanti presenti in acqua potevano passare da un livello più superficiale ad uno più profondo. Su 14 pozzi esaminati, 9 risulterebbero infatti inquinati.
“La consulente Butera -è il commento del pool di Bolognesi e Santa Maria – ha mosso rilievi critici sui primi documenti progettuali presentati, dal consulente di Solvay Aquale, alla Conferenza dei Servizi nel corso dell’iter di bonifica. La difesa di Solvay sottolinea che, al termine del complesso iter delle indagini ambientali, la Conferenza dei Servizi ha, alla fine, approvato il piano di caratterizzazione di Solvay e il modello idrogeologico sottostante, documenti finali che la consulente Butera ha ammesso di non aver mai visto”.
Nulla da eccepire, invece, sulla relazione del professor Ugazio per le parti civili: l’analisi del perito si concentra sulla pericolosità delle sostanze ritrovate nelle acque,cromo esavalente e vari alogenati: “singolarmente potrebbero non avere conseguenze sulla salute. Ma le reazioni del corpo umano seguono le leggi della natura e non quelle dello stato. Le concentrazioni rilevate non sono mortali. Assunte a lungo termine non sono certo confacenti all’organismo umano”.

Si torna in aula il 15 gennaio. 

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione