Emergenza abitativa: case “in vendita” a 500 euro?
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Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it  
28 Novembre 2013
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Emergenza abitativa: case “in vendita” a 500 euro?

In un Paese che non sa trovare soluzioni credibili per il dramma degli sfratti, con il freddo aumentano i rischi di raggiri e i fenomeni di microcriminalità. Ancora inascoltati tanti appelli al Prefetto per promuovere una soluzione strutturale. Intanto in città ci sono centinaia di persone senza casa e altrettanti alloggi sfitti. E c'è chi se ne approfitta...

In un Paese che non sa trovare soluzioni credibili per il dramma degli sfratti, con il freddo aumentano i rischi di raggiri e i fenomeni di microcriminalità. Ancora inascoltati tanti appelli al Prefetto per promuovere una soluzione strutturale. Intanto in città ci sono centinaia di persone senza casa e altrettanti alloggi sfitti. E c'è chi se ne approfitta...

ALESSANDRIA – In queste giornate di temperature particolarmente rigide torna, con rinnovato vigore, il dramma dell’emergenza abitativa per molte famiglie. La nostra città vive una vera e propria disfatta di civiltà, indegna per un Paese che si fregia di essere fra i più avanzati al mondo. La strada ci racconta di uno stillicio di sofferenze e angosce quotidiane, e, inevitabilmente, di soluzioni “di fortuna”, sempre più spesso accompagnate da fenomeni di microcriminalità e da varie forme di ingiustizia. Chiunque si trovi a vivere al freddo, senza un tetto sopra la testa, magari con figli piccoli da tutelare, è spesso disposto a qualsiasi cosa pur di garantirsi un posto nella battaglia per la sopravvivenza quotidiana. Il freddo d’inverno uccide, e a ricordarlo è un bollettino che immancamente torna a presentarsi, con macabra puntualità, ogni anno nei mesi più freddi. 

I tagli progressivi al welfare che a cascata dallo Stato si riflettono su tutti gli enti territoriali hanno come conseguenza l’impossibilità di tutelare diritti primari, finendo per svuotare di senso la nostra pur bella Costituzione. Nel sottobosco alessandrino, così come in altre città, rischiano di fiorire allora veri e propri raggiri ed episodi di violenza. A farne le spese sono le famiglie più povere, o, in diversi casi, i proprietari di alloggi indebitamente occupati. 

Ci giungono voci, monitorate da chi sulla strada ha deciso di operare ogni giorno in prima linea, come la Rete per la Casa e la Comunità San Benedetto al Porto, che nuovi fenomeni di microcriminalità stanno facendo capolino in città. Fra essi la pratica di individuare case di edilizia residenziale pubblica lasciate libere o momentaneamente sfitte che vengono immediatamente occupate da qualcuno, il quale prontamente cambia la serratura. A quel punto, trovata una famiglia bisognosa (meglio se con minori), “vende” loro le chiavi dell’alloggio, per una cifra compresa di solito fra i 300 e i 500 euro. Chi subentra, specie se con bambini piccoli, è poi difficile da spostare, mentre chi ha effettuato la vendita si rende spesso irreperibile, facendo perdere le proprie tracce. 

L’emergenza abitativa è in città un problema concreto: nell’anno 2013 sono pervenute allo sportello Casa del Comune di Alessandria oltre 130 richieste di aiuto. Si tratta soprattutto di famiglie con uno sfratto esecutivo firmato dal Tribunale o da provvedimenti di rilascio abitazione privata per morosità incolpevole (perdita di lavoro, inoccupazione, grave condizione di svantaggio o invalidità, presenza di figli minori o nascita di nuovi, abitazioni definite formalmente degradate o inagibili). Rispetto al 2012 i dati parlano di un aumento di questi casi anche del 50%

L’Atc ha a disposizione 45 alloggi che potranno essere assegnati seguendo la graduatoria dell’emergenza abitativa, ma di essi 20 sono già stati assegnati dal Comune (che ha diritto a una parte degli alloggi) per casi di massima urgenza. Ne restano 25, ma sono abbondantemente sotto il numero delle richieste. Una stima attendibile dice che potrebbero rimanere inascoltate almeno 2/3 delle domande, ma i dati sono probabilmente ancor più drammatici, perché c’è anche chi, pur avendo bisogno di un’abitazione, si rassegna a trovare soluzioni di fortuna e non presenta, o non è in grado di presentare, la richiesta per un’assegnazione dell’alloggio. 


Esiste poi chi, decine di famiglie, pur avendo ottenuto alloggi ATC non è in regola con il pagamento dell’affitto, sebbene calmierato, e, dopo anni di morosità, rischia di ricevere “decreti di rilascio” con ingiunzioni per lasciare le abitazioni. In molti casi è ipotizzabile che queste procedure verranno riviste, concordando nuove rateizzazioni. 

In città non esiste un vero censimento di tutti gli alloggi sfitti, ma si tratta di una beffa nei confronti di quanti una casa non ce l’hanno, sebbene è evidente che la soluzione non possa essere quella delle occupazioni, dell’abusivismo, della violenza nei confronti di padroni di casa che si trovano di fatto impossibilitati a rientrare in possesso di un proprio bene privato anch’esso garantito, come il diritto all’abitazione, dalla nostra Costituzione

Il sindaco Rita Rossa ha già annunciato la volontà di provvedere a una rivisitazione dinamica della graduatoria per l’assegnazione degli alloggi senza la promulgazione di un nuovo bando, che pure per legge regionale dovrebbe essere realizzato. Con i 50 mila euro così risparmiati vorrebbe approntare interventi diretti a sostegno dell’emergenza abitativa. 

Il Governo nazionale ha rifinanziato i contributi destinati all’aiuto alla locazione per gli anni 2014 e 2015 ma è già evidente come i fondi previsti non potranno che coprire solo una parte del bisogno, crescente, di sostegno, complice una crisi che ha tolto a tanti l’unica fonte di reddito a disposizione: il lavoro. 

Un primo censimento parla di 85 alloggi occupati abusivamente sul territorio comunale, ma è facile immaginare come il fenomeno sia molto complesso da monitorare e le cifre reali siano ben più vaste. 

In questa “guerra tra poveri” finiscono per sovrapporsi interventi di prima emergenza, come quelli portati in essere dalla Rete per la Casa, che aiuta le famiglie a trovare una sistemazione di fortuna per sottrarle immediatamente alla strada, pur occupando alloggi al momento sfitti, ma senza ottenerne nulla in cambio e anzi contribuendo a salvare concretamente delle vite e chi, come raccontato, coglie l’occasione per raccimolare qualche soldo, occupando abitazioni da cedere poi a chi è disperato in cambio di piccole cifre. 

Che fare? 
“Sicuramente servirebbe un intervento forte del Prefetto – commentano gli operatori della Comunità San Benedetto al Porto, in prima linea sul fronte dell’emergenza abitativa l’unico capace, in un contesto di legalità, di emanare provvedimenti straordinari per arginare una situazione altrimenti sempre più esplosiva. Al di là dell’emergenza, pur fondamentale, da affrontare resta però il problema strutturale, per il quale la città deve trovare soluzioni di medio e lungo periodo”.

I servizi sociali fanno ciò che possono, che è molto poco anche alla luce del ritardo nei trasferimenti a beneficio del Cissaca accumulato dalla precedente amministrazione, che però “ha trovato i soldi per concorsi ippici, rose, cene e cadot preziosi per gli ospiti ‘di prestigio’ che visitavano la città”, come non mancano di ricordare i membri della maggioranza, oggi chiamati ad amministrare una città senza alcun margine finanziario di manovra. 

“La soluzione – suggeriscono gli operatori della Comunità San Benedetto al Porto – potrebbe allora essere quella dell’incarico a un’istituzione locale, sia essa l’Università, l’Atc, le rappresentanze sindacali, un’assemblea degli inquilini cittadini, le Forze dell’Ordine, un tavolo tecnico a più voci o altri soggetti da individuare, di creare un gruppo di lavoro con delega concreta alla ricerca di sperimentazioni e azioni per prevenire le occupazioni abusive, promuovendo modelli innovativi di ‘welfare community’ e sperimentando governance dell’abitare urbano. Il tutto, ovviamente, a titolo gratuito e senza alcun gettone di presenza che pesi sulle casse, vuote, della collettività”. 

Intanto, per aiutare chi si trova in estrema emergenza, la Rete per la Casa ha riattivato il suo sportello di ascolto. Per un incontro è possibile recarsi tutti i martedì dalle 18 alle 22 presso il Laboratorio Sociale di Alessandria, in via Piave 65. 

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