Piatto Unico: arriva una Commissione consiliare su misura
Dopo la protesta "dimostrativa" messa in campo mercoledì da alcuni genitori della scuola De Amicis, torna al centro dell'attenzione il piatto unico. Partita la sperimentazione voluta dal sindaco per tre settimane, le polemiche non si sono comunque arrestate. I 5 Stelle annunciano una commissione ad hoc, e Barosini chiede un Consiglio comunale aperto
Dopo la protesta "dimostrativa" messa in campo mercoledì da alcuni genitori della scuola De Amicis, torna al centro dell'attenzione il piatto unico. Partita la sperimentazione voluta dal sindaco per tre settimane, le polemiche non si sono comunque arrestate. I 5 Stelle annunciano una commissione ad hoc, e Barosini chiede un Consiglio comunale aperto
ALESSANDRIA – Dopo il caos di mercoledì, quando alla scuola De Amicis è andata in scena una protesta “dimostrativa” di alcuni genitori, anche la politica torna a parlare di mense e piatto unico. Qualche giorno fa la discussione era giunta nell’aula del Consiglio comunale per un confronto molto serrato fra il sindaco Rita Rossa, l’assessore ai servizi educativi integrati Maria Teresa Gotta e i rappresentanti dei genitori di diversi istituti scolastici cittadini.
Al termine di quell’incontro il primo cittadino aveva chiesto tre settimane di tempo per decidere se proseguire la sperimentazione oppure no, pregando i genitori di valutare con obiettività le migliorie nel frattempo introdotte. La richiesta è però rimasta almeno in parte inascoltata, visto che mercoledì 20 novembre alla scuola De Amicis è già andata in scena una nuova protesta, che ha creato non poca confusione.
L’iniziativa è nata da un gruppo facebook creato da alcuni genitori, che hanno deciso di organizzarsi autonomamente per combattere fin da subito il piatto unico. Spiega Alessandro Ante, uno dei responsabili della pagina: “ho aperto questa pagina ‘di pancia’, perché l’impegno per i nostri figli merita che la discussione continui. A noi genitori non sta bene venga condotto questo esperimento sociale sulla pelle dei bambini. I nostri figli hanno abitudini alimentari che hanno preso a casa e se non mangiano ciò che viene fornito a scuola lo spreco di cibo è molto grande, senza contare il disagio che si produce nel dover rimanere molte ore a stomaco vuoto. Per testimoniare il nostro disappunto ci eravamo organizzati martedì per porre in essere una protesta il giorno successivo: era stato creato un documento che i nostri figli avrebbero dovuto consegnare agli insegnanti (presente sulla pagina facebook del gruppo). Abbiamo dato il pranzo al sacco ai nostri figli, chiedendo che lo consumassero in aula invece che mangiare il piatto unico in mensa. Purtroppo ci è stato spiegato all’ultimo che un regolamento scolastico lo impediva, e questa situazione ha generato caos la mattina di mercoledì. Qualche genitore si è recato a scuola per prelevare i ragazzi, avvertito telefonicamente dalla scuola, per farli mangiare a casa e poi riportarli presso l’istituto, ma altri alunni, quasi tutti coloro che avevano il pranzo al sacco, hanno effettivamente mangiato in classe. Su questo punto però il dirigente scolastico è stato molto chiaro: l’episodio non si potrà ripetere in questi termini, e anzi ci scusiamo se abbiamo finito per violare un regolamento”. “Dalla prossima volta – conclude Ante – i genitori che ne avranno la possibilità andranno effettivamente a prendere i propri figli a scuola. In ogni caso abbiamo capito che la protesta non può fermarsi all’autorganizzazione dell’ultimo minuto ma va portata a un livello di pianificazione più curato e partecipato. Ci è dispiaciuto perché siamo accusati di utilizzare i nostri figli per una battaglia politica, ma non è assolutamente così”.

Sulla questione sono tornati anche alcuni rappresentanti politici: Giovanni Barosini (consigliere Udc e presidente del Consiglio provinciale) auspica la convocazione di un Consiglio comunale aperto ai genitori, il Movimento 5 Stelle annuncia l’istituzione di una Commissione consigliare ad hoc sul tema, come si legge dal comunicato che riportiamo integralmente qui sotto.
Il M5S ha ottenuto che si costituisca una Commissione congiunta ad hoc fra quella “Affari Istituzionali” e la “Politiche sociali e sanitarie” per sviluppare un tema di cui il M5S si è fatto carico nel rispetto di una delle fasce più delicate della popolazione: i bambini. I bambini di oggi, la città di domani.
La Commissione sarà un luogo in cui parlare in modo civile ed incontrarsi, fra comitati di genitori, ASL e tutti gli altri soggetti che abbiano voce in capitolo sul tema delle mense scolastiche, per dare risposte risolutive per la tranquillità ed il benessere dei bambini.
“Siamo ormai alla fine di Novembre – sottolinea, infatti, Angelo Malerba, Capogruppo del M5S – la scarsa qualità dei pasti offerti a scuola ai piccoli alunni, genera in loro nervosismo, minando alla base quella serenità che i bambini hanno diritto di trovare nell’ambiente protetto della scuola, luogo d’elezione per la loro crescita culturale e la loro educazione, che include quella alimentare, essenziale per una buona salute durante tutta la vita dell’individuo….L’anno scolastico avanza e non c’è ancora nessuna certezza garantita di un menù condiviso, di qualità più che accettabile, basato su prodotti genuini a km zero. Magari spuntini a base di pane e marmellata anziché merendine; frutta nostrana di stagione anziché banane provenienti da paesi lontani, trattate in mille modi per giungere presentabili sulle tavole italiane”.
I genitori, molto preoccupati, finora avevano solo letto articoli di varia matrice politica, che mai si sono tradotti nella volontà di affrontare un tema tanto sensibile, sia socialmente che eticamente.
Il M5S oggi si può dire soddisfatto di aver consentito di giungere ad un punto certo, dopo fiumi di parole e proclami pubblicati sui giornali.