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Il progetto Fraschetta? “fatto così non serviva a nulla”
Al processo per inquinamento del polo chimico sono chiamati in aula l'ex dirigente Arpa e due direttori. La difesa: emerge come le autorità pubbliche fossero consapevoli della contaminazione molto prima del 2002. Si parla del progetto Fraschetta ed emergono i dubbi sulla sua utilità
Al processo per inquinamento del polo chimico sono chiamati in aula l'ex dirigente Arpa e due direttori. La difesa: ?emerge come le autorità pubbliche fossero consapevoli della contaminazione molto prima del 2002?. Si parla del progetto Fraschetta ed emergono i dubbi sulla sua utilità
ALESSANDRIA – Il virus del “non ricordo” colpisce anche l’ex direttore Arpa, Francesco Vicidomini. Ieri, davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Alessandria il primo direttore del dipartimento di controllo ambientale ha ammesso di fare fatica a ricordare passaggi e documentazione richiesta e trasmessa agli enti. A chiamare sul banco dei testimoni Vicidomini è la difesa di Solvay la cui “tesi” emerge quasi subito: “è evidente come le autorità pubbliche fossero consapevoli della contaminazione già molto prima del 2002 quando Solvay ha acquisto il sito. L’accusa che Solvay abbia potuto trarre in errore le autorità sull’inquinamento esterno del sito appare dunque paradossale, poiché gli enti stessi non avevano condiviso con Solvay i dati dei monitoraggi precedenti già in loro possesso”, diranno gli avvocati del nutrito pool Solvay al termine dell’udienza. La difesa insiste sul progetto Fraschetta, una campagna di monitoraggio partita nel 1998 su richiesta dei Comune di Alessandria (che la finanziò con oltre 230 milioni di vecchie lire) e Provincia. Ma il primo teste non ricorda, o per lo meno non ricorda le risultanze del progetto. A sua “discolpa” il fatto che Arpa, come struttura, fosse appena stata istituita e che “avevamo una serie di limitazioni (di mezzi, di budget e di possibilità di agire in autonomia, ndr), nonostante l’entusiasmo iniziale”.
Ricorda meglio Piero Rossanigo, che fu direttore del progetto almeno per il primo anno, mentre nel secondo collaborò per alcuni rilevamenti su terreno. Ma, anche dalla sua testimonianza emergono tutti i limiti di un progetto molto ambizioso e che faceva riferimento ad un territorio molto ampio, che va da Alessandria a Tortona.
Il primo passo fu quello di individuare possibili “centri di pericolo” e il polo chimico “sicuramente lo era”. Ma l’obiettivo “non era quello di condurre un piano di caratterizzazione dello stabilimento”. Quindi, alcuni campionamenti che pure indicavano presenza di “composti organici alogenati” in misura anche superiore alla normativa dell’epoca, non furono più ripresi. Così come non si indagò ulteriormente sul valore di cromo che “sforava” i limiti nelle acque del pozzo 2. I dati compaiono nel rapporto reso agli enti e, in maniera non completa, nella pubblicazione che fu presentata pubblicamente nel ’98 “alla vigilia delle elezioni per il consiglio provinciale”, come ricorda – questa volta – il teste Vicidomini. “Perchè non vengono approfonditi?” insistono gli avvocati di difesa. “Perchè lo scopo del progetto era quello di un monitoraggio su un territorio più ampio” risponde Rossanigo, e “perchè Arpa non aveva autonomia decisionale” ma agiva su mandato degli Enti. E anche perchè il pozzo 2 era un piezometro all’esterno dell’area dello stabilimento che, pare, venne “arato” accidentalmente. Tanto che oggi sono stati predisposti altri pozzi, prima inesistenti, a valle del polo chimico.
Tutti concetti ripresi e spiegati da Giuseppina Pavese, direttore del laboratorio chimico prima Asl, poi Arpa. Fu lei ad eseguire le analisi sul pozzo 8, quello che serviva la rete idrica interna: i dati non rilevarono concentrazioni di inquinanti fuori dai parametri di legge “ma ciò non ne attesta la potabilità”, precisa. “Quella è una valutazione che fa l’Asl”.
Successive analisi “furono commissionate direttamente dall’azienda”, portati “con la bottiglia” ai laboratori. “Quindi non era determinabile la provenienza”. A rilevarlo è il presidente della Corte, giudice Casacci.