Quante belle famiglie: Tessere le identità fa il punto sulla situazione in Italia
Due convegni per affrontare il tema dell'omosessualità ma anche dell'omoaffettività, "del concetto di famiglia e della difesa di diritti universali". Venerdì 22 novembre il primo appuntamento organizzato da Tessere le Identità, lunedì 25 il secondo, a cura dell'Ordine degli Psicologi Piemontesi, per "fornire un'informazione corretta anche dal punto di vista scientifico"
Due convegni per affrontare il tema dell'omosessualità ma anche dell'omoaffettività, "del concetto di famiglia e della difesa di diritti universali". Venerdì 22 novembre il primo appuntamento organizzato da Tessere le Identità, lunedì 25 il secondo, a cura dell'Ordine degli Psicologi Piemontesi, per "fornire un'informazione corretta anche dal punto di vista scientifico"
ALESSANDRIA – Trasformazione del concetto di famiglia, nuove solidarietà e convivenze, diritti negati e da conquistare: sono questi i temi che l’associazione Tessere Le Identità si propone di discutere nel convegno dal titolo: “QUANTE BELLE FAMIGLIE! Essere famiglia tra diritti e desideri” che si terrà il prossimo venerdì 22 novembre a partire dalle ore 19 presso il salone dell’Associazione Cultura e Sviluppo di piazza De André ad Alessandria.
L’incontro intende porre al centro della discussione le trasformazioni delle forme di convivenza familiare in Italia e nel mondo occidentale, i ritardi della politica e della religione nel rapportarsi con le scelte personali dei cittadini, il riconoscimento dei diritti delle famiglie omosessuali e la particolare condizione in cui si trovano migliaia di figli di famiglie omogenitoriali.
La parte introduttiva dell’incontro verterà sugli interventi di Chiara Saraceno – riconosciuta come la più importante sociologa della famiglia in Italia e autrice di numerosi testi e studi sul tema – e don Franco Barbero – sacerdote della comunità di base di Pinerolo, da anni impegnato a creare un dialogo religioso con le persone gay e lesbiche.
Seguiranno tre brevi interventi di presentazione di campagne o esperienze associative legate ai temi del dibattito. Daniele Viotti dell’associazione Quore di Torino e referente della campagna Vorrei ma non posso sull’introduzione del matrimonio omosessuale nel nostro paese, un rappresentante dell’associazione Famiglie Arcobaleno e uno dell’Agedo, Associazione Genitori e Amici di Omosessuali.
Intorno alle 20.30 verrà offerto un buffet a cui seguirà un dibattito con interventi dal pubblico presente.

“Mentre quando si è bambini e adolescenti se si ha un problema ci si può rivolgere ai genitori, la storia ci racconta di quanto spesso invece ci si possa sentire soli di fronte alla paura di essere discriminati. Per questo serate come quella proposta pensiamo siano davvero importanti. Ci sono alcuni diritti non solo frutto di una specifica cultura ma che ormai vanno ritenuti universali, come la possibilità di sposarsi con chi si vuole. La comunità Lgbtqi non solo non minaccia la famiglia tradizionale, ma anzi aiuta la società a evitare che tragedie come quelle raccontate dalla cronaca si possano compiere”.
Sul tema a breve dovrebbe intervenire anche il Consiglio comunale, come spiega Mauro Cattaneo: “da diversi mesi è stata presentata una mozione firmata da tutti i gruppi consigliari del centro sinistra insieme al movimento 5 stelle per approvare il registro delle unioni di fatto. Si tratterebbe in pratica di equiparare le coppie conviventi, che sono registrate in un unico stato di famiglia, a quelle sposate. Per l’Amministrazione a quel punto non vi sarebbero differenze burocratiche, per esempio in caso di gara per la richiesta di un alloggio popolare. E’ un modo semplice per testimoniare una direzione da prendere e sopperire a una legiferazione che ancora manca a livello nazionale. Contiamo che l’istituzione ufficiale del registro possa avvenire entro la fine dell’anno”.
Intanto il 25 novembre a Casale Monferrato l’ordine degli Psicologi del Piemonte organizza una conferenza dal titolo “Omofobie. Aspetti psicologici e giuridici delle discriminazioni LGBT”, proprio per replicare “alla pesante attività di disinformazione di cui la città recentemente è stata teatro”.