La carica dei 1000: “la salvezza di Alessandria è la salvezza dell’Italia”
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Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it  
16 Novembre 2013
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La carica dei 1000: “la salvezza di Alessandria è la salvezza dell’Italia”

Oltre mille persone hanno manifestato ieri mattina in piazzetta della Lega, ad Alessandria, per lo sciopero indetto da Cgil, Cisl e Uil. In prima linea i lavoratori delle aziende a rischio, pubbliche e private

Oltre mille persone hanno manifestato ieri mattina in piazzetta della Lega, ad Alessandria, per lo sciopero indetto da Cgil, Cisl e Uil. In prima linea i lavoratori delle aziende a rischio, pubbliche e private

ALESSANDRIA – Oltre mille persone hanno manifestato ieri mattina in piazzetta della Lega, ad Alessandria, per lo sciopero indetto da Cgil, Cisl e Uil. Una “manifestazione riuscita e per nulla scontata” per il coinvolgimento di tanti lavoratori di aziende pubbliche e private, ha commentato Alessio Ferraris, segretario provinciale Cisl. In “prima linea” gli operai delle aziende che stanno pagando il peso della crisi: Bundy di Borghetto Borbera, Kme, Cementir, Ilva, a fianco di Solvay, Michelin, le partecipate del comune di Alessandria. Se, infatti, lo sciopero è stato proclamato a livello nazionale, ad Alessandria ha assunto una declinazione anche locale. Tra gli striscioni portati in corteo,lungo corso Roma e via San Lorenzo, c’era quello unitario delle tre sigle con la scritta “Alessandria non deve morire”. Lo ha ricordato Aldo Gregori, segretario provinciale Uil, dal palco allestito in piazzetta: “La politica ha abdicato al suo ruolo, qualcuno ha lavorato per dividere i lavoratori”. Gregori tende, ancora una volta, la mano: “noi restiamo aperti al dialogo”. Vincenzo Scudieri, della segreteria nazionale Cgil, torna a parlare di un “dissesto evitabile per Alessandria”. Ma alla domanda: per la città c’è ancora una speranza, la risposta è: “la speranza di Alessandria è la speranza dell’Italia”.
Anche il settore edile, nell’intervento di Massimo Cogliandro, segretario Fillea Cgil, è allo stremo delle forze: “non ci sono segnali di ripresa. Sono a rischio centinaia di posti di lavoro”. E allora, “è il momento di tornare a parlare di equità” perchè è impensabile che “gli imprenditori dichiarino meno redditi dei loro operai”, come ricorda Scudieri.
Dal palco parla anche Davide, delegato FimCisl di Bundy, una delle aziende del territorio su cui incombe l’incubo della “delocalizzazione”: “Siamo qui per ribadire il nostro diritto a conoscere la sorte che ci attende. Chiediamo, anzi pretendiamo, che il piano industriale ci venga presentato. Non vogliamo e non possiamo accettare che in nome di un sistema economico basato sull’esigenza irrinunciabile del profitto immediato i quasi 300dipendenti della Bundy rischino di perdere il lavoro e la dignità. Basta ad un sistema economico che ha senso se è a servizio dell’umanità e non il contrario”.
Fabrizio Sala, Funzione Pubblica Cisl, ricorda il mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego, unito al blocco del turn over e aggiunge: “se dovessimo organizzare una carovana di pullman con i dipendenti pubblici e delle partecipate, la città si bloccherebbe. Se dovessimo organizzare dei pullman con gli amministratori, la città tirerebbe probabilmente un sospiro di sollievo”.
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