Piatto Unico? “Sperimentazione fallita”. Rossa – Gotta: “Ancora tre settimane per decidere”
Questa mattina, giovedì 14 novembre, vibrante protesta di fronte a palazzo Rosso di una settantina di genitori, in rappresentanza di altri, stanchi del piatto unico proposto nelle mense scolastiche. Il sindaco promette: "presto miglioramenti e sperimentazione ridotta a un solo giorno. Sulla qualità saranno i comitati a vigilare direttamente". Ancora non soddisfatti i genitori, che minacciano: "toglietelo del tutto o non pagheremo le rette"
Questa mattina, giovedì 14 novembre, vibrante protesta di fronte a palazzo Rosso di una settantina di genitori, in rappresentanza di altri, stanchi del piatto unico proposto nelle mense scolastiche. Il sindaco promette: "presto miglioramenti e sperimentazione ridotta a un solo giorno. Sulla qualità saranno i comitati a vigilare direttamente". Ancora non soddisfatti i genitori, che minacciano: "toglietelo del tutto o non pagheremo le rette"
ALESSANDRIA – Tanti i punti di discussione fra il sindaco Rita Rossa, l’assessore ai servizi educativi integrati, Maria Teresa Gotta, e una settantina di genitori, giunti a Palazzo Rosso questa mattina, giovedì 14 novembre, con decine e decine di firme raccolte nei diversi istituti scolastici per chiedere l’abolizione del piatto unico nelle mense scolastiche. Da un lato le rimostranze riguardano la qualità del cibo presentanto a pranzo ai ragazzi, giudicata “ampiamente sotto il livello accettabile, anche in virtù di quanto costa la retta che viene pagata all’azienda Aristor, incaricata dal servizio, che da qualche mese non ha più alcuna partecipazione del Comune”.
Su questo punto, in un accesso dibattito svoltosi in sala consigliare, il primo cittadino ha offerto una soluzione accolta con soddisfazione dai genitori presenti: “si darà la possibilità ai Comitati mensa o ai delegati che voi sceglierete di eseguire controlli diretti sulla qualità del cibo, e anche sul servizio di erogazione nel suo complesso. Se ci saranno pecche da segnalare, sarà facoltà dei controllori segnalare per iscritto quanto verificatosi e chiamare direttamente l’autorità competente“. I genitori hanno infatti contestato numerosi disservizi, dalla scelta di frutta non ideonea, perché “molto aspra o perfino andata a male”, fino a inosservanza delle più semplici norme igieniche, come “la pratica di posare per strada i sacchi del pane da destinare ai ragazzi e trascinarli fino all’ingresso delle scuole”.
Dall’altro lato invece restano distanti le posizioni sull’esito complessivo della sperimentazione, che secondo i genitori andrebbe sospesa quanto prima: “è un fatto che i nostri figli non stanno mangiando, in larga misura, il piatto unico. Così facendo restano moltissime ore senza un’alimentazione adeguata durante il periodo passato a scuola, e si generano sprechi enormi, perché tutto ciò che non viene consumato finisce per essere buttato“. In più, proseguono i genitori: “se viene ora offerta, come è stato dichiarato dall’amministrazione nei giorni scorsi, l’alternativa della pasta in bianco, si finisce solamente per generare ulteriori sprechi, perché tanti la sceglieranno in vece del piatto unico, senza considerare il fatto che non si tratterebbe comunque a quel punto di un pasto completo, contenendo quasi solo carboidrati” (su questo il primo cittadino ha spiegato che potrebbe essere aggiunto del prosciutto ndr).

Difficile però che le posizioni possano trovare, allo stato attuale delle cose, un vero punto di contatto. Il sindaco ha chiesto “ancora tre settimane per valutare la situazione, anche alla luce dei cambiamenti introdotti”, chiedendo però ai genitori di monitorare il gradimento dei propri figli a quanto proposto in mensa senza pregiudizi, e ricordando loro come esista una parte, seppur minoritaria, che sia rimasta soddisfatta del piatto unico. I genitori rispondono invece con una chiusura piuttosto netta: “conosciamo già le modifiche proposte, e non ci convincono. La nostra battaglia durerà finché non verrà cancellato il piatto unico, e si tornerà alla situazione e la menu dell’anno scorso. Abbiamo sottoscritto un contratto, e stiamo pagando, perché i nostri figli ricevano ai pasti primo, secondo, contorno e frutta, e questo è quanto ci aspettiamo che succeda. In caso contrario smetteremo di pagare le rette per la mensa“.