“Entro fine mandato i Consigli di quartiere”. Università? “Chiedete a Molinari”
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“Entro fine mandato i Consigli di quartiere”. Università? “Chiedete a Molinari”

Prosegue la verifica del programma di mandato della giunta Rossa con la seconda puntata dedicata all'assessore Claudio Falleti, questa volta per parlare di Università, bandi europei e partecipazione

Prosegue la verifica del programma di mandato della giunta Rossa con la seconda puntata dedicata all'assessore Claudio Falleti, questa volta per parlare di Università, bandi europei e partecipazione

ALESSANDRIA – Dopo la prima parte dedicata alla riorganizzazione del personale di Palazzo Rosso, torniamo a incontrare l’assessore Claudio Falleti per fare il punto sulle altre deleghe che lo riguardano: Università, partecipazione e bandi europei. Rispetto al programma di mandato presentato a settembre 2012, cerchiamo di capire, in concreto, cosa è stato fatto, cosa no, e perché. 

Assessore Falleti, iniziamo questa seconda parte affrontando il tema della partecipazione. A cosa è servito questo primo anno? Nel vostro documento programmatico a più riprese si sottolinea l’importanza della condivisione delle scelte con i cittadini, non solamente in sede elettorale ma con un coinvolgimento il più possibile diretto durante tutto il mandato…
A livello di partecipazione io sono subentrato nelle deleghe al lavoro prima portato avanti da altri colleghi: in particolare, in questo caso, da Giorgio Barberis. Di concreto diciamo che al momento è al vaglio della Giunta, e poi arriverà alla discussione in Consiglio comunale, un “regolamento per la partecipazione” che dovrebbe consentire, una volta approvato, ai cittadini di formulare istanze, petizioni, proposte all’amministrazione e di venire ascoltati attraverso forme di consultazione popolare. L’obiettivo è inoltre quello di lavorare perché tutti gli atti pubblici siano direttamente ottenibili e consultabili dai cittadini che ne facciano richiesta. Il nuovo regolamento servirà soprattutto per sollecitare direttamente l’intervento dell’Amministrazione, consentendo a ogni cittadino di porre domande precise e ottenere risposte in tempi certi da parte del sindaco o dell’assessore competente.

Ci sono tempi precisi per l’approvazione del regolamento? 
No, non ancora. C’è una bozza e, come detto, il primo passaggio sarà la discussione interna alla Giunta. 

Cos’altro è stato pensato in questo primo anno?

Sul tema della partecipazione io credo che una partita possa essere ancora giocata da quelle che erano le circoscrizioni, o, per essere più precisi, da strutture simili, presenti in maniera capillare sul territorio. Io stesso vengo dalla circoscrizione e in quel contesto mi sono impegnato molto.

Però le circoscrizioni di fatto non esistono più, e i luoghi fisici nei quali i cittadini si potevano incontrare sono stati in buona parte inclusi nel piano di alienazioni del Comune…
Qualcosa in extremis è stata tolta da quel piano di alienazioni (fra le sedi di circoscrizione, l’ex taglieria del pelo ndr). Io penso che siano strumenti di partecipazione che, benché poco ascoltati in sede di Consiglio comunale, abbiano ancora un ruolo importante per la città, e dove si lavora tantissimo, perché lì c’è il contatto vero e diretto con i cittadini.

Però a livello istituzionale e di scelte strategiche, anche sul piano normativo, si sta prendendo tutta un’altra direzione, in contrasto con questa impostazione. Pensa a qualcosa di diverso per coinvolgere i cittadini direttamente nelle scelte prese a Palazzo Rosso, così come indicato nel programma di mandato?  
Diciamo che vorremmo ragionare di Consigli di quartiere e di organi di consultazione affini per mantenere un contatto forte con i cittadini. Non anticipo niente di più perché è un discorso che verrà più avanti, ma c’è già una bozza di lavoro che si sta esaminando e che poi dovrà passare al vaglio prima della commissione affari istituzionali e poi seguire il resto dell’iter procedurale. Più avanti, quando ci saranno documenti concreti da condividere, lo faremo.

Ma di che tempi stiamo parlando? Si avranno queste forme di partecipazione “dal basso” entro la fine del vostro mandato? Attiverete davvero i Consigli di quartiere?
Beh io penso proprio di sì, e che da qui a tre anni qualcosa si riuscirà a fare. Non è nulla di così impossibile in fondo, come tutte le cose ci vuole la volontà di farle. Se si riuscirà a lavorare in sinergia maggioranza e opposizione si potrà andare anche abbastanza spediti in termini di tempi. In fondo la partecipazione riguarda tutti, al di là dei colori politici di appartenenza. Sì tratta semplicemente di garantire un servizio di ascolto maggiore alla cittadinanza.

Parliamo ora dell’Università. Nel programma di mandato si promette un profondo ripensamento dell’Università e dei centri di ricerca, compreso il fatto di rivedere nel suo complesso il sistema finanziario a suo supporto. Cosa è stato fatto finora? Fra l’altro lei è il più giovane degli assessori, laureato nel 2008 in giurisprudenza proprio qui ad Alessandria.
Diciamo che le cose vanno bene a livello partecipativo. Abbiamo cominciato a coinvolgere, insieme al presidente Renzo Penna e agli altri membri della commissione Cultura, i diversi direttori dei dipartimenti, sia umanistici che scientifici. Il nostro obiettivo primo è coinvolgerli direttamente nel lavoro, chiedendo loro di fornirci un quadro completo delle problematiche che il polo alessandrino dell’università deve affrontare quotidianamente. Sono difficoltà che noi conosciamo, ma è importante ascoltarle direttamente dai protagonisti. L’obiettivo comune è ovviamente quello di incentivare i nostri studenti a restare sul territorio. 

Però è difficile farlo se Alessandria non riesce a mettere in campo una rete di servizi a supporto dell’Università degna dei concorrenti…
E’ vero che la città, purtroppo, sul piano dei servizi all’università offre troppo poco: mancano dormitori, spazi per gli studenti, un sistema di trasporti regionali che possa sostenere chi vorrebbe venire da fuori a studiare qui. L’offerta formativa della nostra università è di alto livello, con alcuni vantaggi non da poco: ad Alessandria non si è solo dei numeri, si ha un rapporto diretto con i docenti e si è meglio seguiti rispetto per esempio alle grandi facoltà di Milano, Torino e Genova. La qualità dei corsi proposti è alta, con un’offerta variegata sebbene non sempre i corsi siano poi partecipatissimi come avviene altrove. Ad Alessandria sembra di essere in una specie di grande scuola superiore, ed è un lusso che altrove non si sognano neppure. Il rapporto umano è curato tantissimo e per me quello è uno strumento di sviluppo potentissimo.

Ma quest’anno per l’Università cosa avete fatto? E’ servito per ascoltare i problemi esposti dagli addetti ai lavori? 
Sì, e sono emersi diversi problemi. La verità è che dovrebbe essere l’Ente comunale a sostenere di più l’università, ma non ci sono fondi.

Qualcosa di concreto è già stato fatto per tentare comunque di affrontare alcuni problemi? Ci sono progetti in merito?
Di concreto, ad oggi, non c’è nulla. A livello di pianificazione neppure, perché a livello economico sappiamo che non ci sono fondi e questo blocca qualsiasi ragionamento. Lavoriamo a un rapporto di collaborazione con l’Università per coinvolgere docenti e studenti del posto per dare delle idee fattibili da realizzare.

Però alcune collaborazioni forse si possono pensare anche a costo zero. Come vi siete mossi in questa direzione? C’è stata almeno una fase di progettazione?
Atti concreti non ce ne sono ancora, ma convenzioni che andremo a strutturare sì. Per esempio sul personale dell’Ente non si investe in formazione da moltissimo, e qui l’università può dare una grande mano.

Quindi manderete il personale del Comune a fare formazione in università?
No, speriamo piuttosto che sia qualcuno dell’università a fare incontri per formare i nostri dirigenti e il nostro personale, stipulando apposite convenzioni.

C’è un qualche cronoprogramma in questa direzione?
No, una vera scansione temporale non c’è ancora. Diciamo che ci sono tante belle idee, non solo da parte nostra ma anche da parte dell’Università e dei lavoratori dell’Ente.

Una delle vie di sviluppo individuate in maniera chiara nel programma di mandato riguarda i progetti europei e la ricerca di fondi all’estero da intercettare per ovviare alla mancanza di liquidità cronica del Comune. Avete fatto qualcosa di tangibile in questa direzione?
Adesso c’è appunto la nuova programmazione 2014-2020 sui progetti europei. Noi abbiamo un ufficio di progettazione europea che penso sia davvero da ammirare: poche unità, delle quali alcune purtroppo ora non ci sono più, con scarsissime risorse. Si tratta di persone preparatissime e che lavorano benissimo, ma che fino ad ora non hanno avuto la possibilità di partecipare a molti bandi, perché nei progetti presi in esame o non si riusciva a trovare un partner o il Comune non aveva la possibilità di compartecipare delle spese, come invece previsto per la gara di assegnazione dei fondi. Ad Alessandria per ora possiamo provare a prendere parte solo a quei progetti che prevedano il finanziamento al 100% del vincitore. L’Università pensiamo in futuro possa essere un buon partner per presentare progetti insieme. L’altra via che cercheremo di perseguire è quella di trovare sponsor esterni, anche perché l’Europa è una delle opportunità maggiori che abbiamo: lì ci sono a disposizione ancora un sacco di soldi e bisogna essere in grado di intercettare questi finanziamenti. 

Per ora però non c’è stata la partecipazione a qualcuno di questi bandi? Com’è andata?
Alcune cose sono state bandite tempo fa ma di concreto per ora non abbiamo ancora nulla in mano.

In una situazione in cui mancano i fondi da investire sull’università diventa ancora più importante il rapporto con l’Edisu (Ente regionale per il diritto allo Studio Universitario). Ci sono state in passato diverse polemiche su come i fondi dell’Edisu fossero finiti in altre città, come per esempio Novara, molto più che nella nostra. Nel capitolo del programma di mandato intitolato “i saperi e l’innovazione: Alessandria costruisce il proprio futuro” si parlava esplicitamente di fare pressione sull’Edisu perché incrementasse gli investimenti sulla nostra città, come fatto altrove. Cosa avete fatto in proposito fino ad oggi?
Chiediamolo all’assessore regionale Riccardo Molinari (in foto, che ha fra le sue deleghe i rapporti con l’Università ndr), che fra l’altro è alessandrino.

A parte l’ironia, voi avete fatto richieste specifiche a lui che non sono state accolte?
Questo ancora no. Diciamo che è tempo che dobbiamo incontrare l’assessore Molinari, ma non c’è stata ancora possibilità di farlo.

Nel senso che voi chiedete da tempo un incontro che non vi viene concesso?
No, non è proprio così. Diciamo che finora non ci siamo ancora visti, ma certo quella dell’Edisu è una partita importante che si gioca a livello regionale e ci aspettiamo che lui, essendo alessandrino, possa fare la sua parte, visto anche l’attenzione che, come sempre sottolinea, vuole avere per il territorio. 

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