Falleti: “ecco i tagli al Comune”. Servizi online? Per ora disponibili “a metà”
L'assessore all'organizzazione e semplificazione amministrativa, a Università, progetti europei e partecipazione territoriale, nel nostro sesto appuntamento di verifica con i membri della Giunta, fa il punto sul primo anno di mandato. Cosa è stato fatto in concreto? Cosa ancora no? Perché? Scopriamolo insieme
L'assessore all'organizzazione e semplificazione amministrativa, a Università, progetti europei e partecipazione territoriale, nel nostro sesto appuntamento di verifica con i membri della Giunta, fa il punto sul primo anno di mandato. Cosa è stato fatto in concreto? Cosa ancora no? Perché? Scopriamolo insieme
ALESSANDRIA – Nel sesto appuntamento di verifica del programma di mandato della giunta guidata da Rita Rossa incontriamo Claudio Falleti, l’assessore più giovane (classe 1980), con alcune deleghe strategiche per lo sviluppo della città, incaricato di garantire la riduzione dei costi gestionali considerata fondamentale per riequilibrare il bilancio e rilanciare, attraverso l’Università, i progetti europei e la partecipazione territoriale, l’opportunità per la città di garantirsi un futuro migliore del presente.
Assessore Falleti, partiamo dalla riorganizzazione del personale dell’Ente. Già nel programma di mandato veniva indicato l’obiettivo di coniugare la riduzione dei costi, inevitabile per “risanare” Alessandria, con la necessità di introdurre una maggiore trasparenza, garantire che a livello decisionale ciascuno fosse in grado di assumersi le responsabilità delle proprie scelte, e, non meno importante, in un gioco con budget a disposizione a somma zero, scegliere con attenzione dove allocare le risorse di personale del Comune, sapendo che fornire più o meno lavoratori in staff a un ufficio rispetto a un altro avrà poi una ricaduta diretta su ciò che si potrà o meno fare nei diversi servizi ai cittadini.
Cosa è stato fatto in questo primo anno?
Come prima cosa abbiamo riorganizzato il personale dell’Ente: il nostro punto di partenza, e non poteva essere altrimenti, è stato la dichiarazione del mancato rispetto del patto di stabilità nel 2011, che ha determinato il blocco delle assunzioni. Il personale del Comune si è quindi via via ridotto, in ragione di pensionamenti e prepensionamenti che non sono stati seguiti dal turn over, e che hanno portato a uno snellimento davvero consistente nell’organigramma complessivo dell’Ente, specie sotto l’aspetto dirigenziale.
Diamo un po’ di cifre?
Il vecchio organigramma era suddiviso in due grandi aree e 14 direzioni. Noi ora abbiamo portato le direzione a 8 in tutto, 4 di “staff” e 4 di “line”, eliminando le aree e portando i dirigenti da 16 a 8, più il segretario generale. Tutto il sistema è stato quindi scardinato e pesantemente alleggerito. Abbiamo risparmiato molto sui dirigenti ma si è agito anche sulla rideterminazione della dotazione organica complessiva. Noi sappiamo che il parametro di rapporto previsto dal ministero prevederebbe un impiegato ogni 106 abitanti: quello teorico del nostro ente sarebbe stato 896, al momento del nostro insediamento la dotazione era di 828 posti disponibili (cioè potenzialmente occupabili), con 744 dipendenti realmente presenti. Noi abbiamo riorganizzato la pianta organica, anche perché è la legge stessa a chiederci di ridurre il divario fra i due valori (posti disponibili e realmente occupati), e portando di fatto il Comune a 710 dipendenti potenziali di cui 667 realmente presenti.
Possiamo fare almeno un esempio di accorpamento che avete effettuato?
Certo: prima esistavano una direzione per il personale e un’altra per i servizi demografici, mentre ora c’è un dirigente unico con entrambe le responsabilità. Un altro esempio è quello relativo alla direzione avvocatura, che ora non esiste più, ed è stata sostituita da un servizio autonomo.

La nostra decisione è stata quella di preferire un’azione non invasiva, concordando la strada da seguire con i dipendenti. La riduzione ha riguardato anche gli aspetti retributivi: abbiamo ridotto i compensi per le diverse fasce dirigenziali in comune (di tipo A e B), portando i compensi da 61 mila euro lordi per la fascia A a 45 mila, e riducendo la fascia B da 33 mila a 25 mila. Questo ha avuto una ricaduta complessiva sulla retribuzione degli stipendi dei dirigenti, che si compone della somma di più voci.
Anche in questo caso facciamo qualche esempio?
Quella che era la direzione avvocatura (ora formalmente cancellata) nel suo complesso è passata a costare da 146 mila euro all’anno a 105, la direzione lavori da 139 a 99 mila, quella servizi demografici da 112 a 88 mila euro annui.
E come media, per quel che riguarda gli stipendi dei dirigenti, su che cifre ci troviamo?
Fra gli 88 e i 100 mila euro all’anno, mentre prima potevano essere a 150 mila o qualcosa di più, considerando che c’erano anche dirigenti presi dall’esterno e gestiti “a contratto”. Con una delibera di Giunta abbiamo individuato un nucleo di valutazione che riorganizzerà i criteri di pesatura dei diversi contratti, entrando nel merito delle responsabilità di ciascun dirigente in base al lavoro realmente svolto e agli obiettivi che saranno via via forniti, legando una quota dello stipendio al raggiungimento degli stessi. Con il tempo abbiamo l’obiettivo di non fermarci con le riduzioni ma di far scendere ancora le retribuzioni, pur nel rispetto di quanto previsto, ovviamente, dalla legge.
Questo per quel che riguarda la “macrostruttura”. E per la “microstruttura” invece? Quando arriverete a concludere l’assegnazione di tutto il personale alle singole direzioni e servizi del Comune?
Entro fine anno speriamo di finirla, siamo leggermente in ritardo rispetto a quanto avevamo previsto ma è un passaggio estremamente importante e delicato.
Il lavoro di riduzione della spesa già effettuato però, a quanto pare, non sarà ancora sufficiente. A bilancio per i prossimi anni ci sono ancora tagli per alcuni milioni di euro, da recuperare fra le spese dell’Ente, e la voce del personale è ovviamente particolarmente incisiva sul totale. Cosa avverrà?
A me sembra giusto, su questo punto, fare una premessa. Ne ho parlato con i sindacati diverse volte e su questo aspetto ci troviamo d’accordo. Il personale del Comune ha già dato molto in termini di sacrifici, e nonostante questo ha continuato a lavorare con lo stesso impegno di prima. Sono stati tolti completamente i buoni pasti e non viene più distribuito il bonus della retribuzione legato alla produttività. Non credo che un accanimento in questa direzione possa dare buoni frutti.

I percorsi andranno condivisi: con la spending review interna stiamo comunque cercando di risparmiare risorse per poi inserirle nel capitolo della parte corrente legata al personale. Per esempio siamo molto attenti al tema della mobilità e sempre alla ricerca di enti che possano accogliere nostri dipendenti desiderosi, o comunque disponibili, in maniera volontaria, a trasferirsi altrove (e in qualche caso i trasferimenti, in via definitiva, sono già avvenuti).
Un’altra “partita” riguarda poi il discorso del part time, del quale si è molto parlato. Come stanno le cose?
Abbiamo cercato di incentivare il part time volontario, e ci tengo a sottolineare che non c’è stata né ovviamente ci sarà alcuna imposizione, anche perché sarebbe contraria alla legge. C’è chi già ha scelto di dimezzarsi il proprio impegno orario (una quindicina di lavoratori), e altri potrebbero volerlo fare in futuro. L’importante, e su questo stiamo lavorando con i sindacati, è fornire i giusti incentivi. Bisogna tranquillizzare i dipendenti sul fatto che possono optare per questa soluzione anche temporaneamente, essendo liberi un domani di tornare a tempo pieno. Infatti è già capitato anche il contrario, cioè dipendenti part time che hanno chiesto di tornare full time.
Nel programma di mandato vengono fissati una serie di obiettivi che riguardano la riduzione della distanza fra cittadini e amminsitrazione, l’innovazione tecnologica come paradigma della riorganizzazione dei servizi e l’idea che in fase di allocazione del personale all’interno dell’Ente sia necessario tenere conto delle opportunità telematiche per ridurre i costi e migliorare la qualità delle prestazioni offerte ai cittadini. Cosa è stato fatto in concreto? 
Cosa avete già cominciato a fare in concreto?
Per esempio abbiamo reso disponibile la documentazione per i buoni pasto del servizio mensa direttamente online, così che possa essere scaricata dal sito per una compilazione più rapida. Questa non dovrebbe essere l’eccezione ma sempre più la regola per il lavoro di tanti uffici.
Ma poi va comunque portata materialmente, e in modo cartaceo, all’ufficio competente. O no?
Sì questo è vero, per ora diciamo che il servizio offerto online è solo parziale. Serve un ulteriore investimento per andare oltre, la buona volontà non basta, ci sono anche determinate risorse economiche da impegnare che non abbiamo. Tutto ciò che con il tempo riusciremo a far passare dal web potrà certamente essere organizzato con costi sempre minori. Diciamo che ci stiamo lavorando.
Lunedì, su AlessandriaNews.it, la seconda puntata, dedicata a Università, bandi europei e partecipazione territoriale.