Processo Fabbio: Depenalizzare? “No, è un caso di progressione criminosa”
Il Tribunale di Alessandria
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Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it  
17 Ottobre 2013
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Processo Fabbio: Depenalizzare? “No, è un caso di progressione criminosa”

I legali di Fabbio, Vandone e Ravazzano sollevano l'eccezione di “specificità” di due dei reati contestati, sostenendo che si tratti di illeciti amministrativi e non penali. Per il pm Ghio e gli avvocati di parte civile, invece, sono da applicare entrambe

I legali di Fabbio, Vandone e Ravazzano sollevano l'eccezione di ?specificità? di due dei reati contestati, sostenendo che si tratti di illeciti amministrativi e non penali. Per il pm Ghio e gli avvocati di parte civile, invece, sono da applicare entrambe

 ALESSANDRIA – Udienza “tecnica” e giocata sul filo dell’interpretazione delle norme quella che si è svolta ieri, 17ottobre, davanti al tribunale di Alessandria (corte presieduta dal giudice Zulian e, a latere Camposamagna e Faggioni) per i reati di falso, abuso d’ufficio e truffa ai danni dello Stato contestati all’ex sindaco Piercarlo Fabbio, l’ex assessore Luciano Vandone e il ragioniere capo Carlo Alberto Ravazzano.
Come largamente annunciato, il collegio di difesa (avvocati Gastini, Conti, Simonelli) ha avanzato l’eccezione secondo la quale due dei tre reati contestati, falso e abuso d’ufficio, rientrano nella fattispecie di un illecito amministrativo. In forza di una norma successiva alla consumazione del presunto reato, infatti, tali illeciti non sarebbero perseguibili penalmente, in forza del principio di specificità (prevale cioè la legge che si occupa specificamente di quel tipo di reato, e non quella più generale). Una interpretazione che, però, il pubblico ministero Riccardo Ghio ha ribaltato nel corso della sua replica. Secondo Ghio l’intenzione del legislatore che ha introdotto la norma era, piuttosto, quella di far valere il principio della progressione criminosa: non solo i reati riferiti al mancato patto di stabilità attraverso l’alterazione dei bilanci sarebbero perseguibili penalmente ma anche dalla giustizia amministrativa. “In qualche modo ci si deve difendere da questi reati che sono sempre più frequenti”, ha chiosato al termine della replica.
Mentre i difensori chiedevano che la corte si pronunciasse già ieri sull’assoluzione “perchè il fatto non costituisce reato”, Ghio e gli avvocati di parte civile, per conto del comune di Alessandria e del Cissaca, suggerivano invece di proseguire dalle prossime udienze con il dibattimento, acquisendo le testimonianze e le perizie svolte.
La Corte, su una materia “nuova” e complicata, ha scelto di prendersi il tempo necessario per valutare con attenzione le norme e la giurisprudenza in merito. La prossima udienza è stata fissata l’11 dicembre.
In ogni caso, il procedimento andrà avanti per l’ipotesi di reato di truffa ai danni dello Stato. 
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