Alessandria: la “mobilità” è quasi immobile
Prosegue il nostro approfondimento sulla verifica del Programma di mandato da parte dell'Amministrazione Rossa. Abbiamo incontrato Marcello Ferralasco, "tecnico" con le deleghe allo sviluppo territoriale e strategico. Oggi la prima parte dell'intervista, dedicata alla mobilità, venerdì la seconda su urbanistica, energia e logistica
Prosegue il nostro approfondimento sulla verifica del Programma di mandato da parte dell'Amministrazione Rossa. Abbiamo incontrato Marcello Ferralasco, "tecnico" con le deleghe allo sviluppo territoriale e strategico. Oggi la prima parte dell'intervista, dedicata alla mobilità, venerdì la seconda su urbanistica, energia e logistica
Assessore Ferralasco, visto che si tratta di un tema tanto delicato, considerato centrale nel programma di mandato, cominciamo dai servizi dedicati ai più piccoli. Fra gli obiettivi indicati dalla giunta di Rita Rossa si può leggere: “Attivazione di politiche per una città a misura di bambini in tutte le fasi della loro crescita: spazi pubblici accessibili e sicuri, aree verde attrezzate, percorsi protetti per raggiungere la scuola, divieto di transito nelle zone attorno alle scuole negli orari di entrata e di uscita”. Quali di questi provvedimenti, nel corso del primo anno di mandato, sono già diventati operativi?
Di già realizzato onestamente non c’è nulla. Per rispondere la cosa migliore è fare un ragionamento che vada dal “micro” al “macro”. Di micro di avviato c’è il progetto del Piedibus. Si sta lavorando concretamente alla sua partenza e circa una settimana fa abbiamo avuto un incontro che ho convocato con il Provveditorato agli Studi, gli uffici comunali che hanno competenza in materia, l’Associazione Alessandria VentiVenti, che è la prima promotrice di questo strumento “smart” e il dirigente scolastico della scuola Morando, che per collocazione e ragioni di viabilità dovrebbe costituirne il progetto pilota. Sul tema sono emerse una serie di questioni a monte che vanno risolte, di tipo assicurativo e pratico, su come concretamente potrebbe funzionare il servizio ogni mattina. Questi problemi sono stati tirati fuori uno per uno durante l’incontro e gli uffici del Comune stanno lavorando con gli altri soggetti coinvolti per trovare le giuste soluzioni. Fatto questo potremo partire, sempre dopo aver fatto un’assemblea con i genitori per spiegare bene in cosa consisterà il servizio. E’ ipotizzabile che prima che il tutto venga portato su strada passino ancora alcuni mesi, ma è comunque un progetto almeno avviato.
E per quel che riguarda il “macro” invece? Cosa è stato realizzato in tema di mobilità generale e di progettazione di una viabilità più a misura d’uomo, come più volte richiamato nel programma di mandato fra gli obiettivi da raggiungere?
Sul piano macro, se parliamo di ragionamenti legati a mobilità e innovazione per la città, la questione è ben più impegnativa. Dal punto di vista della pianificazione generale c’è poco. Non proprio nulla, ma poco. Noi ci scontriamo con una criticità che la struttura comunale ha da sempre: Palazzo Rosso non ha risorse interne adeguate per occuparsi di questo tipo di progettualità…

Sì, è vero, ma un conto sono singoli soggetti che possono avere competenza in materia, un conto è un ufficio vero e proprio con risorse e possibilità di effettuare studi, simulazioni, analisi dei flussi e produrre la mole di dati che un amministratore serio dovrebbe valutare prima di pensare a quali interventi strutturali dare seguito. In passato il problema veniva ovviato affidando a realtà esterne questi studi, e questi servizi erano pagati, fra l’altro credo non poco. Oggi non abbiamo più quelle risorse, neppure se decidessimo ancora di ricorrere esternamente. Per fare qualcosa di tecnicamente serio bisogna analizzare i flussi, creare simulazioni e comparare scenari. Questo rende estremamente difficoltoso fare oggi una pianificazione organica strutturata. Si potrebbe andare per iniziative estemporanee ma io la trovo una soluzione poco seria. Questo ha impedito fino ad oggi di arrivare a un piano degno di essere chiamato così. Le iniziative puntuali applicate hanno una loro logica ma restano largamente insufficienti. Io la delega alla viabilità ce l’ho da aprile: ho cominciato a lavorarci e presenterò alcuni piccoli interventi a breve con le associazioni di categoria, chi si occupa di ambiente e tutti i soggetti interessati. Sono però solo un primo passo, molto preliminare.
Però, oltre al discorso del Piedibus “in divenire” qualche provvedimento in centro è già stato preso: adesso non si può più transitare davanti a Palazzo Rosso con la macchina…
Sì, le decisioni già prese sono state due: disincentivare l’uso della piazza come rotatoria è stata la prima. E’ un segnale per chi usa in modo inappropriato il centro, solo per transitarvi. La seconda è stata cambiare alcuni sensi di marcia nelle vie che intersecano Corso Roma. Di fatto quella è una zona pedonale, con però la contraddizione di avere, fino a poco tempo fa, attraversamenti di auto da via Bergamo e via Piacenza, che sono invece a traffico libero. Sono passaggi del tutto parassiti, che ora sono in buona parte stati impediti, anche se con un contraccolpo nei confronti dei residenti che andrà risolto. Diciamo che è stato un primo segnale perché almeno quel poco che c’è di area pedonale in centro vada rispettato davvero. Dico io per primo che sono cose molto parziali e alla città, risorse permettendo, servirebbero ben altri ragionamenti.
Però, se il problema è strutturale, la prospettiva è quella che il problema di una pianificazione organica della viabilità cittadina, in senso innovativo e profondamente rivisto, anche in direzione di una maggiore attenzione per la mobilità sostenibile, rischia di non venire risolto per tutto il mandato, contrariamente a quanto fissato nel programma. E’ così?
Diciamo che una possibilità c’è. Si sta chiudendo, spero presto, la riorganizzazione della microstruttura dell’Ente comunale, cioè in pratica la nuova ripartizione in servizi e uffici dello staff di Palazzo Rosso, con l’assegnazione di relative competenze. Può sembrare solo un iter burocratico, ma è in realtà un processo di grande sostanza: io ho chiesto disponibilità di risorse sufficienti per avviare questa pianificazione e gli studi necessari a fare una programmazione seria. E’ bene notare però che, se mi verranno concessi, vorrà dire che andranno tolti da altre parti, perché ci sono vincoli molto precisi che non possono essere aggirati. Se dalla microstruttura arriverà il riconoscimento delle esigenze di risorse per pianificare la mobilità è possibile che dal 2014 ci sia un’accelerata degli interventi.

C’è stata giusto venerdì scorso una conferenza degli Amici degli Bici, alla quale sono andato e ho proposto loro una serie di micro interventi, anche perché quelli più ambiziosi non li possiamo fare, non avendo soldi. Piuttosto che resterare completamente fermi, aspettando di fare grandi opere quando ci saranno fondi, cioè chissà fra quanto, io credo sia il caso di partire almeno da ciò che, pur modesto, può essere realizzato. Però pare che le proposte non abbiamo soddisfatto gli Amici della Bici, e francamente mi dispiace, ma questo è quello che si può fare e che quindi faremo, almeno per ora. Spesso si dice che gli interventi per le piste ciclabili sono quasi a costo zero, ma quel “quasi” per noi è problematico.
E quindi sulla mobilità sostenibile in questo primo anno di concreto è stato fatto qualcosa?
No, direi di no. Teniamo conto che il bilancio a questa voce è zero. E non avere alcuna possibilità di spesa blocca qualsiasi azione, perché anche solo per tirare una riga per terra servono soldi, per quanto pochi.
Anche su questo non ci sono neppure prospettive future?
Ragioniamo di ciò che può essere fatto avendo gli strumenti per farlo, cioè progetti realizzabili e che non restino solo sulla carta: una parziale messa in sicurezza dei pedoni sul cavalcavia che collega il quartiere Cristo al resto della città sarà fatta. Di questo abbiamo già un progetto avviato: io per primo so che non è l’intervento ottimale ed è una soluzione temporanea, ma so anche che se aspettiamo di avere un cavalcavia diverso da quello attuale aspetteremo altri dieci anni almeno. C’è ora un piano pronto che vale circa 170 mila euro di messa in sicurezza dei ciclisti sul cavalcavia, pur con qualche compromesso. Pragmaticamente è una cosa da fare. Gli Amici della Bici dicono che bisognerebbe fare meglio, ma io rispondo loro che spesso “il meglio è nemico del bene”. Probabilmente a inizio 2014 faremo i lavori. Un altro tema affrontato, su cui oggi non abbiamo già azioni visibili ma c’è la possibilità concreta di realizzarlo, è un parcheggio protetto per lasciare le bici di fronte alla stazione, al posto del caos che regna ora. E’ poco ma queste cose si realizzeranno davvero. Su un’appropriata integrazione delle piste ciclabili inece non c’è ancora un progetto. Sarà oggetto di un tavolo di lavoro che ancora deve partire, ma è inutile e poco serio parlare oggi di ciò che ancora deve essere avviato, lo faremo quando partirà.
Venerdì 27 settembre, su AlessandriaNews.it, la seconda parte dell’intervista sui temi delle infrastrutture, dei servizi alle imprese, dell’urbanistica, degli investimenti legati alle energie sostenibili e della logistica.