Giunta Rossa: il bilancio dopo un anno di mandato
Comincia il nostro approfondimento sulla verifica del programma di mandato della giunta guidata da Rita Rossa: cosa è stato fatto in concreto nel primo anno dall'insediamento? Quali obiettivi sono stati raggiunti? Il primo confronto lo abbiamo avuto con l'assessore alle attività economiche e al lavoro Marica Barrera
Comincia il nostro approfondimento sulla verifica del programma di mandato della giunta guidata da Rita Rossa: cosa è stato fatto in concreto nel primo anno dall'insediamento? Quali obiettivi sono stati raggiunti? Il primo confronto lo abbiamo avuto con l'assessore alle attività economiche e al lavoro Marica Barrera
A poco più di un anno dalla presentazione al Consiglio Comunale del documento ufficiale con le linee programmatiche per l’amministrazione della città (era settembre 2012) AlessandriaNews inaugura oggi un percorso di approfondimento con i diversi assessori sullo stato di completamento degli obiettivi fissati allora, raccogliendo un insieme di interviste che hanno l’obiettivo di censire ciò che è stato fatto finora (da ripetere anche gli anni futuri per tenere traccia dei risultati raggiunti o meno).
La prima a rispondere alle nostre domande è stata Marica Barrera (nella foto in basso), assessore alle attività economiche produttive e al lavoro, ai lavori pubblici e alla qualità urbana.
Assessore Barrera, nel programma di mandato, i primi obiettivi che la riguardano sono i seguenti: “attuare iniziative che favoriscano il processo osmotico tra la rete, il sistema delle imprese e il sistema pubblico locale per lo sviluppo”, e “investire e sviluppare nuove competenze imprenditoriali nell’impresa che interviene in ambito ‘servizi alla persona’”. Cosa è stato fatto concretamente in questo primo anno per raggiungerli?
Sappiamo bene quali difficoltà la città abbia incontrato quest’anno, sia per la situazione straordinaria nella quale si è trovata, sia per la crisi economica generale piemontese e italiana. Premettere questo è necessario per comprendere come tutti i nostri sforzi siano serviti prima di tutto a “salvare il salvabile”, più che a poterci concentrare in maniera specifica sullo sviluppo.

Questo è vero. Infatti non siamo stati con le mani in mano, pur nelle difficoltà. Le risposte vanno trovate in soluzioni di rete, e per questo abbiamo già organizzato due tavoli con diverse associazioni coinvolte, rappresentanti di categoria e dei diversi ordini presenti in città, a partire dalle imprese artigiane, senza dimenticare il ruolo della Provincia. Proprio domenica 15 settembre c’è stata la festa del Lavoro, e quella è stata anche l’occasione per incontrare tanti nuovi imprenditori, persone che in molti casi arrivano da percorsi di formazione. Il lavoro non è qualcosa che può arrivare dall’oggi al domani, ma va costruito. Il Comune non è un ufficio di collocamento, così come forse è stato considerato in passato. Investire sulla formazione per noi è una priorità.
Ma in concreto quali di questi tavoli sono già partiti? Dove vi siete trovati? Con quali obiettivi?
Diciamo che in tema di sviluppo puntiamo moltissimo sul Pisu per rilanciare l’economia cittadina, promuovendo interventi concertati e i cui effetti si sviluppino nel tempo, non risultando solo estemporanei. Questo primo anno ci è servito per gettare le premesse per ciò che faremo d’ora in poi. Il lavoro non è semplice perché coinvolge anche Torino e l’Unione Europea, visto che è da lì che arrivano i fondi. Ci siamo trovati prima in un gruppo molto ristretto, con l’obiettivo di ottenere il più possibile flessibilità nelle schede programmatiche, che, nelle parti immateriali, hanno già subito in effetti una notevole modifica dalla prima presentazione a oggi. Ci siamo dati degli obiettivi e abbiamo già fatto il primo incontro in Comune proprio una decina di giorni fa con la Provincia, le associazioni di categoria, l’Associazione Artigiani, il Lab121, la cooperativa Coompany, la Casa di Quartiere, il Cissaca e altri soggetti, durante il quale ognuno ha cominciato a ragionare del proprio contributo. Si è deciso di unire le forze proprio per creare una rete osmotica che consenta, partendo da un quartiere un po’ dimenticato, di dare benificio a tutta la città. La prossima settimana faremo il secondo incontro.
In un altro passaggio del programma, assessore Barrera, si legge: “Alessandria deve tornare a essere una città in cui si vive bene, dove ci si senta sicuri perché nessuno viene lasciato solo, in cui l’aria sia più respirabile, il trasporto pubblico, le auto, le biciclette e i pedoni abbiano dato vita a modelli di convivenza urbana d’avanguardia, le aree verdi ritornino ad essere ben curate e frequentate da tutti i cittadini, la pratica sportiva sia diffusa, con sedi appropriate di attività”. Cosa è stato fatto fino ad oggi?
E’ vero, su alcuni aspetti siamo ancora lontani dagli obiettivi: il verde purtroppo abbiamo avuto grosse difficoltà a migliorarlo. Ma la premessa è questa, e non va dimenticata: mi sono stufata dell’accanimento che si ha sul tema delle strade malmesse, o del verde e delle piante poco curate. Sono problemi reali, bisogna ammetterlo, ma anche ricordarsi quale situazione abbiamo ereditato. In qualche caso siamo intervenuti appena in tempo con la manutenzione per evitare seri problemi ai passanti, con piante malate e non curate negli ultimi anni. Ora alcuni servizi sono stati assegnati a terzi perché era la via più sicura, consideranto e pesando le diverse difficoltà. Partivamo fortemente penalizzati.
Cosa intendete con modelli di convivenza urbana d’avanguardia? Vi siete già mossi in questa direzione in qualche modo?
Il nostro bilancio al momento ha risorse zero. Quando ci sarà qualcosa in cassa libereremo i nostri progetti. Ho già preso accordi con architetti per piani sul verde e l’arredo urbano innovativi, ma è inutile parlarne ora se non ci sono i fondi per realizzarli. Le aree verdi saranno ovviamente una priorità.
Facciamo almeno un esempio di cosa avete in mente?
L’area della pista di pattinaggio ai giardini pubblici. Toglieremo tutto quello che è pericoloso, comprese probabilmente le tribune, e faremo un concorso di idee. E’ una zona di passaggio molto intenso ed è purtroppo in uno stato di degrado: potrebbe diventare un punto informativo, o altro ancora. Nel frattempo alcune concessioni dei locali vicino alla stazione stanno scadendo e appena scadranno tutte, l’anno prossimo, avremo mano libera sulla zona. Ci piacerebbe un coinvolgimento diretto di cittadini e associazioni per valorizzarla.
Quali contatti avete già avviato con le imprese private del territorio, visto che nel programma di mandato era scritto: “valutare qualsiasi iniziativa, anche di parte privata, che possa rappresentare un’opportunità d’investimento coerente con le linee tracciate da questo programma di mandato e dagli atti di programmazione che da esso scaturiscono”?
Contatteremo gli imprenditori nei prossimi mesi, ma in parte abbiamo già iniziato. Non servono tanto i contributi a pioggia dati a questo o quell’evento, ma pensiamo che la partecipazione degli imprenditori che rappresentano la città possa essere essenziale per la costituzione di un un fondo unico al quale attingere per importanti iniziative per la città.
Si può già avere qualche nome di chi è stato contattato?
Meglio di no, ci sarà modo di farlo quando la rosa sarà completa. Ci sono già state adesioni, ma se ne parlerà a tempo debito. Bisogna anche tenere conto della tempistica che io ho avuto a disposizione. Mi sono insediata a metà aprile (a seguito del rimpasto di Giunta voluto da Rita Rossa ndr), con l’estate di mezzo, durante la quale trovare le persone per portare avanti i progetti era difficilissimo. E’ normale che serva un po’ di tempo per realizzare piani ambiziosi.
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E’ ovvio che quest’anno il discorso legato ai terreni agricoli sia particolarmente delicato, e parlo da presidente della commissione che se ne occupa. Proprio la settimana scorsa siamo stati a fare una verifica più che altro ai danni che ci sono stati all’economia, e cercare di tamponare le perdite per quelle imprese agricole che ancora ci sono sul nostro territorio. Per quanto riguarda la parte dei prodotti tipici, anche qui ho iniziato un percorso con un bando relativo a manifestazioni, fiere o altro. Si tratta di un percorso mai intrapreso prima: di solito i criteri per organizzare o aderire a particolari eventi venivano decisi in maniera estemporanea e non sempre chiara. In questo caso invece come Amministrazione vogliamo indicare delle linee guida che traccino una cornice di valori e criteri che orientino la partecipazione e l’organizzazione di eventi in città, così chiunque voglia esserne parte attiva possa sapere a cosa il Comune si ispira e sulla base di quali parametri prenderà le proprie decisioni.
Quindi quest’anno è servito per preparare questa delibera quadro?
Sì, esattamente.

Sto prendendo contatti con Milano. L’altro giorno ho parlato con la Camera di Commercio, l’obiettivo è che questa grande manifestazione sia davvero un’occasione che il nostro territorio possa cogliere. Ho seguito tutte le riunioni create con tutti i centri zona. Alessandria come capoluogo deve essere un partner importante per Milano. Noi in particolare pensiamo che non sia efficace che ciascun comune faccia un proprio sito ma che sia il sito ufficiale dell’Expo a dover ospitare “le vetrine virtuali” dei vari comuni. Alessandria può rappresentare un’offerta alberghiera di supporto alle strutture lombarde, insufficienti per accogliere tutti i visitatori, e intorno a questo si può creare qualcosa di importante anche qui da noi. Dobbiamo fare sinergia anche con Asti per unire insieme l’Alto e il Basso Monferrato in un’offerta sinergica.
E per “il rilancio e la valorizzazione del centro storico”? Nel programma si parla esplicitamente di “azioni strategiche che individuino e ripensino spazi comuni, spazi per attività di svago e culturali, nuove riqualificazioni dei tessuti edilizi degradanti e insalubri”. A che punto siamo?
Questa è una questione che va in sinergia con l’ambito legato all’urbanistica, ma io posso parlare della mia parte: certamente c’è la criticità di parecchi negozi sfitti in centro o di case ormai in degrado. In qualche caso la situazione è dovuta a disinteresse, in altri a mancanza di liquidità da parte dei proprietari. Ho fatto fare un censimento che mi è stato consegnato giusto qualche settimana fa. Da questi documenti risalirò ai proprietari e li contatteremo uno per uno perché, sia come arredo urbano che come igiene, chiederemo loro di ripristare almeno un po’ di decoro. Purtroppo molti dei proprietari non sono neppure di Alessandria. Stiamo poi studiando soluzioni per incentivare chi ha negozi sfitti ad affittarli: ora purtroppo piuttosto che affittarli a prezzi ribassati c’è chi preferisce tenerli sfitti. In qualche caso abbiamo già cominciato con gli interventi di recupero, per esempio con la sede dell’Inps in Corso Roma, che è stata rimessa a nuovo dopo una trattativa con la direzione centrale dell’Ente.