Bilancio 2011, un “buco” da 46 milioni di euro
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Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it  
14 Settembre 2013
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Bilancio 2011, un “buco” da 46 milioni di euro

Prima commissione consiliare per l'approvazione del rendiconto 2011, l'ultimo della gestione Fabbio. “Si apre con questo atto un percorso di risanamento dei conti all'insegna della responsabilità”. Il buco cresce da 19 milioni e 46 per lo stralcio di crediti inesigibili e debiti fuori bilancio

Prima commissione consiliare per l'approvazione del rendiconto 2011, l'ultimo della gestione Fabbio. ?Si apre con questo atto un percorso di risanamento dei conti all'insegna della responsabilità?. Il buco cresce da 19 milioni e 46 per lo stralcio di crediti inesigibili e debiti fuori bilancio

ALESSANDRIA – Parte da lontano l’assessore Matteo Ferraris (nella foto) per illustrare la delibera di giunta sul rendiconto della gestione 2011, lasciato “in sospeso” dalla precedente amministrazione, dopo i rilievi della Corte Costituzionale. Ieri c’è stato il primo passaggio in commissione bilancio, dove è stata illustrata la relazione e presentati i conti. Dopo un ulteriore passaggio in commissione, il documento sarà sottoposto al consiglio comunale.
Parte dal “senso di responsabilità”, Ferraris, quello messo in campo dall’amministrazione di Rita Rossa, che “si è assunta l’onere davanti al Ministero dell’Interno e davanti ai cittadini di risanare i conti attraverso un percorso che dovrà passare per l’approvazione di questo bilancio, del bilancio riequilibrato 2012, entro il 15 ottobre, e dei bilanci 2013”.
Parte dall’ammissione di colpa, come cittadino, prima di tutto, “di non aver manifestato negli anni passati il dissenso su quanto stava avvenendo nella gestione dei conti comunali. Un fatto che, però, riguarda non solo Alessandria, ma tutto il Paese”. L’occasione è ghiotta per rimandare al mittente, Susanno Camusso, l’accusa di essersi “auto condannati dichiarando dissesto”. Lo ribadisce l’assessore: “il dissesto era stato accertato dalla Corte dei Conti. A noi non rimaneva che votarlo o rinunciare alla responsabilità e lasciare che venisse nominato un commissario. Sarebbe stata la condanna peggiore, a partire dai dipendenti”.
Si toglie altri sassolini dalle scarpe, l’assessore al Bilancio. “Di quei 46 milioni, la metà può essere imputata a fatti contabili più o meno gravi. Ma l’altra metà a scelte politiche precise. Il punto è che la città ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, non solo negli ultimi cinque anni, anche se questa tendenza si è acuita in quell’ultimo lasso di tempo, ma dall’alluvione in poi”.
Ferraris ripercorre, ancora una volta, la strada che ha portato a dover riprendere in mano il bilancio consuntivo 2011, il cui disavanzo è stato determinato essenzialmente sulla spesa corrente. Usa una metafora: “non c’erano soldi per comprare il caviale, ma la carne in scatola si”. Ora forse neppure quella.
123 milioni di euro la parte corrente che la giunta Fabbio aveva inserito a bilancio, “90 milioni di euro quella che potevamo permetterci”. Come furono coperte quelle spese? “gonfiando le entrate, gli oneri di urbanizzazione e i crediti inesigibili che, in alcuni casi, non avevano neppure più il titolo giuridico per sussistere”. Un esempio su tutti, “i 7,5 milioni derivanti dal progetto di Coop 7 per il nuovo centro commerciale che prevedeva la realizzazione de secondo ponte sul Bormida”.

Erano stati inseriti 11 milioni euro di oneri di urbanizzazione e 16 milioni derivanti dalla gara Amiu/Iren “che non avevano motivo di essere inseriti, in quanto di fatto si trattava di un finanziamento occulto, come ha detto la Corte dei Conti”, specifica il ragioniere capo Antonello Zaccone.
“Nel ricostruire il percorso contabile, siamo partiti dalla bonifica della gestione dei residui attivi e dalle partite di entrata”, premette il ragioniere. Ma anche dalla ricostruzione di “un patrimonio disponibile per 6 milioni e mezzo di euro di cui, però, il 40% era costituito da alloggi di edilizia popolare, quindi difficilmente smobilizzabili”.
Si apre poi il capitolo altrettanto cupo dei debiti fuori bilancio: “nell’ultima ricognizione, che non fu votata, venivano riconosciuti debiti per 26 milioni di euro, ma nel momento in cui si ammettono dei debiti di quella natura, la legge prevede anche che venga indicata la copertura degli stessi. Tra i debiti venivano indicate poste inammissibili, come i contributi alle associazioni o fatture a società partecipate per servizi che venivano richiesti telefonicamente”. Nella prossima seduta proseguirà l’esame del bilancio e il voto, prima del passaggio in aula.

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