Ecco il “piano Cultura”: ma senza i privati…
Lassessore Oneto fa il punto sugli obiettivi per la Cultura in città: Teatro, Cittadella, Biblioteca, musei, servizi per i giovani. Il budget però è zero. Fra le soluzioni possibili sponsorizzazioni e autogestioni
L?assessore Oneto fa il punto sugli obiettivi per la Cultura in città: Teatro, Cittadella, Biblioteca, musei, servizi per i giovani. Il budget però è zero. Fra le soluzioni possibili sponsorizzazioni e autogestioni
Assessore Oneto, forse il luogo simbolo da cui partire per parlare di Cultura potrebbe essere il Teatro. Quale sarà il suo futuro per la prossima stagione?
Quella del teatro è una delle nostre priorità, perché è vero che si è aspettato tanto a lungo. Purtroppo la situazione è complessa e non dipende solo da noi, ma già in questi mesi contiamo di riprendere le attività. A cavallo fra fine agosto e i primi di settembre organizzeremo 4 serate dedicate al teatro, una specie di antipasto che lascerà intendere cosa abbiamo in mente per la prossima stagione, che ci sarà. Questi primi incontri si svolgeranno il giovedì e venerdì sera, per due settimane consecutive. Saranno ovviamente offerti ai cittadini e coinvolgeranno realtà professioniste del nostro territorio. L’obiettivo è quello di organizzarle nello spazio interno dell’ex convento di San Francesco: la chiesa è di pregio, con un vincolo della Sovrintendenza ai Beni Culturali, e speriamo di poterla mostrare agli alessandrini. Da settembre questo complesso verrà trasformato in una residenza d’artista, grazie al progetto Monferrarti.
Su quali spettacoli si punterà per la stagione vera e propria?
Verrà approntato un calendario di dimensioni variabili, anche a seconda dei finanziamenti che riusciremo a trovare. E’ ovvio che l’Amministrazione non ha risorse economiche da investire e quindi prevediamo di rivolgerci a sponsor privati. La scelta, un po’ forzata un po’ voluta, è quella di coinvolgere le compagnie del territorio e più in generale piemontesi, alle quali affiancare, se ci sarà la possibilità, qualche appuntamento della stagione “classica” di prosa proveniente da altri circuiti.

Può darsi, anche se ancora purtroppo non ne abbiamo la certezza. Molto dipenderà da dove si svolgeranno le serate, e questo lo sapremo entro una quindicina di giorni. La scorsa stagione si è tenuta all’Alessandrino, con il quale parleremo anche quest’anno. Il sogno, che potrà forse diventare realtà, è quello di utilizzare la sala Ferrero del complesso teatrale, almeno per gli incontri più legati al territorio. Presto sarà pronta e l’unico ostacolo, pur non di poco conto, è quello relativo al riscaldamento (che non c’è più, perché l’impianto è completamente da rifare ndr).
Quando potrebbe partire la nuova stagione del Tra? E che ne sarà della vecchia struttura?
Non prima di ottobre, ma da lì speriamo si possa articolare con un programma di appuntamenti che arrivi fino a marzo o aprile 2014. La verità è che il Teatro Comunale così come era concepito non si sarebbe potuto comunque più mantenere autonomamente. Quello spazio deve prevedere un intervento importante dei privati, e non pensare di rimanere solo dedicato al teatro. L’Amministrazione potrebbe mantenere un’impronta forte sulla direzione da prendere anche non avendone l’esclusiva gestione.
In questi giorni si è tornato a parlare di Cittadella. La Commissione Cultura ha fatto un sopralluogo per analizzare problemi comunque già conosciuti da tempo. Cosa si può fare per valorizzarla?
Tutto ruota intorno ad alcuni nodi chiave da risolvere. Sono questioni che si trascinano da tempo e che cercheremo di prendere in mano, anche se, come per il Teatro, non essendo l’unica parte in causa e non disponendo delle risorse economiche sufficienti per realizzare interventi autonomi, dovremo trovare vie più articolate. La Cittadella attualmente è proprietà del demanio, cioè dello Stato, che l’ha concessa in uso al Comune di Alessandria. Questo comporta per l’Amministrazione al momento più oneri che vantaggi. C’è il grande problema della sicurezza per esempio, perché siamo noi i responsabili di tutto ciò che avviene nella struttura pur non avendo mezzi per controllare e intervenire su ciò che ha bisogno di manutenzione. La soluzione è quella già prospettata in Commissione: un ente – fiera, o un soggetto simile, che raccolga Regione, demanio, comune e se possibile la Soprintendenza. Solo una programmazione di interventi congiunti può risultare efficace. 
Abbiamo ricevuto diverse proposte interessanti: potrebbe essere un luogo per ospitare grandi eventi musicali e culturali. A Barolo si è appena conclusa la bellissima rassegna “Collisioni”, perché non dovrebbe essere possibile realizzare qualcosa di simile nella splendida cornice della nostra fortezza? Iniziative di questo tipo possono portare in città anche migliaia di visitatori, e se organizzate su più giorni possono avere ricadute importanti anche su alberghi ed esercizi commerciali. Penso a eventi ripetuti per almeno 4 o 5 anni consecutivi, così da potersi radicare e acquistare prestigio. L’Amministrazione comunale non investirebbe denaro in queste iniziative, che dovrebbero trovare sponsor privati interessati a finanziare gli eventi. Parte del ricavato dovrebbe essere reinvestito sistematicamente nella Cittadella, così da garantire quei lavori strutturali e duraturi nel tempo che sono indispensabili e che ora non hanno i fondi per essere avviati. Va da sé che le proposte saranno tutte bene accette e prese in considerazione, ma l’obiettivo è quello di selezionare soprattutto eventi di alto profilo culturale e il più possibile coerenti con il contesto della fortezza.
Lei pensa anche a qualcosa di più strutturato e meno estemporaneo?
Certamente la Cittadella non può restare solo la cornice del Museo delle divise e uniformi storiche. Sarebbe per esempio un ottimo campus universitario, ma ha poco senso parlare di progetti di questa portata senza aver risolto le questioni giuridiche su chi è titolato a prendere decisioni. E poi servono fondi nazionali o europei, un po’ come è successo per la Reggia di Venaria. Non si tratta però di progetti irrealizzabili, sono solo tanto impegnativi e vanno presidiati. Il mio lavoro si concentrerà lì perché sbloccare questa situazione può avere ricadute positive enormi.
Passiamo alla Biblioteca, per molti un altro dei punti dolenti nel panorama culturale alessandrino. Dalla sua riapertura a oggi sembra non aver mai ingranato davvero. Perché? Se condivide l’analisi, come si può invertire la tendenza?
In effetti anche la Biblioteca Civica ha problemi importanti, che è impossibile ignorare. Una biblioteca vive soprattutto, anche se non solo, di libri e di personale. Per l’acquisto di nuovi volumi servirebbero circa 100 mila euro all’anno, e altri 30-40 mila andrebbero investiti in catalogazione, perché senza il lavoro organizzativo anche i migliori acquisti resterebbero non fruiti.
La Biblioteca può contare a oggi su tanti dipendenti, alcuni autenticamente appassionati del lavoro che svolgono e con una qualifica di alto profilo. Altri, come tanti altri esempi in Italia, si sono ritrovati lì più o meno per caso, e non colpa loro. La Cultura nel nostro Paese finisce spesso per essere una specie di cassonetto dove ricollocare chi non si sa altrimenti dove piazzare. Questa pratica ha ricadute importanti sulla motivazione delle persone. E come per i musei senza le persone è impensabile pensare a un posto vivo e partecipato.

Spesso è stato demonizzato il ruolo del privato in quanto tale, ma è bene capire che se si apre ad alcune cooperative è perché servono figure professionali indispensabili al funzionamento della struttura e non disponibili all’interno. Il lavoro di bibliotecario non è per tutti.
Alcune delle recenti polemiche hanno riguardato anche l’orario di apertura della Biblioteca. E’ pensabile che venga ampliato per venire incontro alle richieste dei ragazzi che la frequentano?
Anche su questo aspetto sono al lavoro per capire cosa si possa fare. Una biblioteca “seria”, come quella alessandrina, dovrebbe essere aperta almeno dal lunedì al sabato e fino alle 19. Sappiamo che altrove ci sono giornate in cui gli spazi restano fruibili anche la sera ma per ora qui sarebbe utopico. Già raggiungere questo risultato non sarà semplice. Temo ci si debba ripetere: abbiamo problemi tanto di bugdet quanto di personale. Pensiamo di avvalerci di volontari (alcuni dei quali, nota encomiabile, ex personale impiegato in biblioteca, tornerebbe a offrire servizi gratuitamente per i quali prima era pagato), ma in ogni caso non si può prescindere dall’impegno dei lavoratori e non si può pensare di lasciare i volontari da soli. Un volontario funziona se è coinvolto attivamente nella programmazione e non solo se è chiamato a tenere aperto uno spazio. Questo sarebbe un modo per coinvolgere i cittadini e invitarli a reimpadronirsi dei luoghi della città, a partire da quelli che fanno cultura.
A proposito di luoghi: ci sono progetti riguardanti l’area antistante la Biblioteca, interessata alla sperimentazione del wifi libero?
Sì, il progetto è quello di “liberare” anche la piazza e non solo il segnale internet, impedendo il parcheggio delle autovetture e offrendo così uno spazio a disposizione dei ragazzi che già frequentano la biblioteca. Sarebbe inoltre funzionale per la possibilità di organizzare, durante la bella stagione, anche eventi all’aperto.
Se non ci sono neppure i fondi per acquistare i libri, come procederanno le attività?
Farò personalmente il giro dei privati più facoltosi nella speranza di trovare un finanziamento per l’acquisto. Non parliamo però delle piccole somme, pur importanti e per le quali saremo grati a chi vorrà metterle a disposizione, ma di cifre intorno ai 50-60 mila euro. Contemporaneamente speriamo di poter acquistare qualche ebook e riviste in formato digitale, visto che non possiamo permetterci quelle cartacee.

Insieme a una maggiore apertura della biblioteca c’è anche l’obiettivo di rendere più fruibili i musei, che vengono reinternalizzati nell’organizzazione comunale. Il primo passo sarà rendere visitabili le Sale d’Arte durante l’orario di apertura della biblioteca, anche tenendo conto che a dividere i due ambienti c’è solo una porta. Per gli altri musei servirà la collaborazione con la Provincia, specialmente per la realtà del Marengo Museum: solamente facendo rete è possibile presentarsi in maniera unitaria sul panorama regionale e nazionale per ottenere finanziamenti. Il problema è strutturale: in Italia sono nati troppi musei piccoli, che chiudono con la stessa velocità con la quale aprono quando finiscono i fondi.
Però all’estero realtà che avrebbero in teoria meno da offrire rispetto all’Italia sopravvivvono e anzi vengono valorizzate…
All’estero c’è chi investe in musei e magari sceglie di non far pagare neppure il biglietto. Bisogna ragionare su quale sia l’obiettivo, se produrre reddito o fare cultura. Qui da noi manca al momento una cultura museale di un certo tipo, basti pensare che fra i 5 musei alessandrini non c’è un solo direttore. Quella del direttore non è una figura superflua, è il responsabile del progetto, e se manca quello è facile immaginare quanto sia difficile capire dove si stia andando.
Qual è il suo progetto a riguardo?
L’idea sarebbe stata quella di portare le diverse realtà in un unico spazio, per esempio quello dell’ex ospedale militare: avremmo abbattuto i costi e organizzato un’area attrezzata e più facilmente visitabile. L’idea non è nuova: se ne era parlato già diversi anni fa, poi il progetto era sfumato. Mi piacerebbe ripartire da lì. Sarebbe un sogno mettere insieme il museo delle scienze, quello del cappello Borsalino e le Sale d’Arte nei Giardini Pittaluga. Quello è uno spazio perfetto per ospitare anche attività didattiche, sfruttando le aree all’aperto per eventi e manifestazioni. In ogni caso, bisogna tenere conto anche dei costi di gestioni e delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Penso per esempio alla possibilità di allestire un museo virtuale, visitabile dal web, in grado di mostrare tutto ciò che la città può offrire e consentire di prendere prenotazioni online.
Nel frattempo però i musei sono difficili da visitare. In che giorni e orari sarà possibile trovarli aperti?
Li renderemo fruibili il fine settimana o su prenotazione. Se riusciremo stabiliremo anche un giorno infrasettimanale. Ci preme tornare a organizzare anche le attività didattiche con le scuole, che sono state sospese. C’è chi mi ha chiesto di organizzare una grande mostra, in grado di rilanciare Alessandria. Io vorrei chiedere ai commercianti che tipo di ricadute hanno avuto dalle mostre importanti ospitate gli scorsi anni. Non sono contraria a priori ma la mia convinzione è che i musei siano in grado di custodire davvero la nostra storia e la nostra cultura, mentre una mostra rischi di venire un po’ “precipitata” dall’alto e di risultare molto più estemporanea. Per questo al momento non è fra le nostre priorità.
Concludiamo parlando dei servizi culturali dedicati ai giovani. Si è parlato di “liberare risorse” e della necessità di gestire diversamente tutto ciò che non è considerato essenziale. Il rischio però è di penalizzare proprio i ragazzi, che dovrebbero essere il futuro della città. Cosa accadrà?
Diciamo che fra tutti i diversi servizi di cui si è parlato l’Informagiovani è quello che si presta meno a diventare privato. Il suo obiettivo non può essere quello di fare utile ma di offrire un aiuto concreto specialmente a chi ne ha davvero bisogno e non sarebbe in grado di pagare o di procurarsi i medesimi servizi diversamente. Su altre realtà, come quella degli asili nido, vedo invece davvero un grande margine per ragionare di impresa sociale e affido ai privati. Il discorso dell’Informagiovani è legato al fatto che qui abbiamo professionalità e competenze ma non le risorse per sostenerne le attività. Di solito nel pubblico avviene il contrario: si hanno le risorse ma si affida al privato la gestione di ciò che non si sarebbe in grado di gestire internamente. Il servizio Informagiovani proseguirà la sua attività e sarà internalizzato, sfruttando soprattutto il personale che potrà godere della clausola di rientro. Semmai ne verrà riorganizzata l’attività. A preoccuparmi maggiormente è il “punto D”, una realtà unica nel suo genere, con sede al Cristo, in grado di intercettare esigenze delicate sul territorio. Lì stiamo intraprendendo un esperimento interessante, che speriamo di poter proseguire dandogli maggiore concretezza: l’idea è quella di chiedere ai ragazzi che usufruiscono del punto D di raccogliersi in associazione, facendoli affiancare da una realtà già presente sul territorio, che stiamo selezionando. In questo modo potremmo affidare a loro l’utilizzo degli spazi, con una sorta di autogestione “controllata” da noi ma meno gravosa.
In concreto, pensando al periodo estivo, avete già calendarizzato qualche appuntamento culturale per la città?
Sì, per ora a luglio abbiamo pensato a 3 appuntamenti musicali: giovedì 18, in collaborazione con la rivista Paperstreet, offriremo un dj set nella piazza antistante alla biblioteca: sarà una serata con aperitivo e musica. Il 25 faremo invece un concerto con il Conservatorio a Palazzo Cuttica, e il 26 un evento che coinvolgerà le band giovanili del nostro territorio. Stiamo sistemando gli ultimi particolari e presto daremo i dettagli di queste prime iniziative.