A “caccia di problemi” in Cittadella
La Commissione Cultura si riunisce nella fortezza per passarne in rassegna i numerosi guai, dai sotterranei fino ai tetti. Fra le questioni più urgenti: le crepe da alianto, lo stato di abbandono, i criteri di concessione degli spazi e linvasione per la creazione di un parcheggio
La Commissione Cultura si riunisce nella fortezza per passarne in rassegna i numerosi guai, dai sotterranei fino ai tetti. Fra le questioni più urgenti: le crepe da alianto, lo stato di abbandono, i criteri di concessione degli spazi e l??invasione? per la creazione di un parcheggio
ALESSANDRIA – Il risultato del sopralluogo effettuato ieri, mercoledì 10 luglio, alla Cittadella dalla Commissione Cultura del Comune è tanto dettagliato quanto impietoso e preoccupante. Lo abbiamo seguito per voi e ne riportiamo in sintesi i problemi più stringenti, corredati da ampia galleria fotografica.
L’alianto e le altre piante che si stanno “mangiando” la fortezza: il problema è ben conosciuto ma questo non basta, almeno per ora, a trovare soluzioni efficaci. Quello che potrebbe essere un valore aggiunto per la Cittadella, la ricchissima presenza di verde, è in realtà forse il pericolo più grande per la struttura. Ovunque si notano infatti veri e propri alberi che spuntano dai tetti, in più punti letteralmente “sfondati” dalle piante, che trovano sotto le tegole uno strato di terra sul quale è facile attecchire. Alcune specie sono particolarmente pericolose perché diffondono le proprie radici in orizzontale, espandendosi rapidamente e mettendo a dura prova muri e strutture. Il pericolo maggiore arriva dall’alianto, pianta di origine cinese importata qui da noi per sostituire i gelsi, sempre più rari, ma con una capacità di proliferazione altissima. I volontari fanno quello che possono per tenere pulite almeno le strutture principali, ma il compito è improbo e la battaglia si sta evidentemente perdendo: non basta infatti tagliare la pianta alla base, perché così facendo se ne incentiva semmai una crescita ancor più rapida e robusta. La via sarebbe quella di un lavoro di disinfestazione professionale e meticoloso, dai costi al momento insostenibili. Il risultato è una fortezza sempre più “inghiottita” dalle piante, che crepano i muri e colmano gli interstizi, espandendosi poi senza controllo.

I criteri di assegnazione per la gestione degli spazi: fra le polemiche sollevate in particolar modo dagli esponenti del Movimento 5 Stelle c’è stata la decisione, presa già dalla precedente amministrazione, di concedere alcuni spazi della Cittadella come deposito per i mezzi della ditta privata Tecnoluce, di proprietà del fratello dell’ex consigliere comunale Giuseppe Caridi, in cambio di lavori che la stessa ha svolto e in parte ancora svolge all’interno della struttura (allacciamenti elettrici, opere di manutenzione). Secondo i Cinque Stelle infatti non è corretto che un capannone sia stato concesso “secondo logiche clientelari” e in casi del genere sarebbe più giusto procedere con una gara d’appalto presentata dalla nuova amministrazione e criteri chiari per l’attribuzione. Un discorso analogo è poi stato fatto per le utenze dei bar (luce e acqua), pagate direttamente dal Comune.


La soluzione? Un unico ente per la sua salvaguardia e la valorizzazione della fortezza
L’unica via, per altro più volte invoca anche in passato, secondo i membri della Commisione Cultura pare essere quella della creazione di un unico Ente, una sorta di consorzio, che metta insieme almeno il Comune (ora responsabile della sicurezza all’interno della Cittadella, ma senza strumenti concreti per farsene realmente carico), la Regione e il Demanio (proprietario formalmente della struttura). L’obiettivo è quello di puntare, con il supporto dello Stato, a fondi nazionali o meglio ancora europei, per riqualificare la fortezza e restituirne l’enorme potenziale alla città, rendendola volano per lo sviluppo, catalizzatore per il turismo in città, finalmente protagonista nel patrimonio storico e culturale nazionale come le competerebbe. Per ora restano però luoghi semi-abbandonati, in parte degradati, simbolo tutto italiano della nostra sconfortante incapacità di far fruttare i grandi talenti che la storia ci ha lasciato in dote.