Falso e abuso d’ufficio? “non sono reati penali”
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Falso e abuso d’ufficio? “non sono reati penali”

Alla prima udienza del nuovo processo contro l'ex sindaco Fabbio, il suo assessore Vandone e il ragioniere capo Ravazzano i difensori anticipano l'intenzione di porre la questione della “depenalizzazione”. Il processo penale potrebbe andare avanti per il capo d'imputazione relativo alla truffa

Alla prima udienza del nuovo processo contro l'ex sindaco Fabbio, il suo assessore Vandone e il ragioniere capo Ravazzano i difensori anticipano l'intenzione di porre la questione della “depenalizzazione”. Il processo penale potrebbe andare avanti per il capo d'imputazione relativo alla truffa

ALESSANDRIA – Non erano in aula, ieri, l’ex sindaco Piercarlo Fabbio, accusato insieme al suo assessore al Bilancio Luciano Vandone e al ragioniere capo Carlo Alberto Ravazzano, di falso in bilancio, abuso d’ufficio e truffa ai danni dello stato per il mancato raggiungimento del patto di stabilità nel 2010.
Del resto, si preannunciava fin dall’inizio come una “udienza filtro”, davanti alla corte presieduta dal giudice Aldo Tirone, per la costituzione delle parti e la deposizione dei documenti.
Alla ripresa dell’iter giudiziario, interrotto lo scorso gennaio a causa di un vizio nella formulazione dei capi di imputazione, tornano davanti alla corte del tribunale il pubblico ministero Riccardo Ghio, le difese (avvocati Gastini per Ravazzano, Paneri e Conti per Vandone, Simonelli per Fabbio), le parti civili, il comune di Alessandria, il consorzio Cissaca, il ministero dell’Economia.
Diciannove i documenti che compongono il fascicolo dell’accusa, 13 quelli a supporto della difesa, una ventina i testimoni in tutto. Ma il pool di difesa ha già annunciato l’intenzione di presentare alla prossima udienza, fissata per il 16 ottobre 2013, una questione che potrebbe cambiare le sorti del processo. Secondo i difensori, infatti, una recente legge, la 183 del 2011 che, all’articolo 31, introduce una fattispecie di illecito amministrativo applicabile ad amministratori e al ragioniere capo. Secondo questa norma, se ai fini di attestare il rispetto del patto di stabilità, gli amministratori alterano artificiosamente i dati di bilancio incorrono in un illecito amministrativo e non in un reato penale. Resterebbe in piedi, quindi, solo il capo di imputazione relativo al reato di truffa.
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