“…e io pago!”
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“…e io pago!”

Breve storia del "paradosso del Cosap" e della triangolazione fra Comune, Aspal ed Atm circa la gestione del Canone per l’occupazione degli spazi pubblici: gioco di equilibrismo in tempi “normali”, danno per i cittadini quando i fondi scarseggiano. E a sorridere è solo Equitalia

Breve storia del "paradosso del Cosap" e della triangolazione fra Comune, Aspal ed Atm circa la gestione del Canone per l?occupazione degli spazi pubblici: gioco di equilibrismo in tempi ?normali?, danno per i cittadini quando i fondi scarseggiano. E a sorridere è solo Equitalia

ALESSANDRIA – Non sarà forse l’unico caso all’interno di Palazzo Rosso, e certamente non è l’unico di questo tipo in Italia, ma il sistema di passaggio di fondi fra Comune, Aspal e Atm riguardo alla gestione del Cosap (Canone per l’occupazione permanente di spazi e aree pubbliche) merita di essere preso a esempio di quanto “perversi” possano essere i sistemi di gestione del denaro pubblico e dei danni che tali meccanismi possano rappresentare per i cittadini (nel caso specifico a beneficio di Equitalia).

La situazione fino al 2010
Atm, azienda partecipata al 100% dal Comune di Alessandria, paga allo stesso comune il Cosap: con quel canone ha diritto di sfruttare il suolo pubblico destinato ai parcheggi e, grazie all’incasso delle relative tasse di sosta, può mantenere parte delle proprie attività. Il Comune per incassare il Cosap si avvale del servizio di riscossione tributi di Aspal (altra azienda partecipata al 100% dal Comune), che riceve da Palazzo Rosso un aggio del 12% su quanto incassato: una sorta di pagamento per il servizio fornito (cioè girare i soldi da Atm a Palazzo Rosso). Il Comune a sua volta, anche grazie agli introiti ottenuti dal Cosap, versa fondi ad Atm, per pagarne i servizi e sostenerne l’attività: si tratta di un giro di denaro fra diverse realtà di fatto completamente controllate dal Comune con l’obiettivo di far quadrare i conti e allocare risorse ad altri servizi (di Aspal) che vengono così finanziati. Ma cosa succede quando un soggetto ritarda o si rifiuta di pagare gli altri?


L’equilibrio si rompe
Nel 2011 Atm (che vanta un grosso credito nei confronti del Comune) si rifiuta di versare il Cosap, sostenendo che i criteri per il conteggio del Canone siano da rivedere: secondo la partecipata bisognerebbe infatti conteggiare le aree adibite a parcheggio in città come se fossero un’unica grande superficie. L’avvocatura di Palazzo Rosso si esprime però in senso contrario: le superfici degli spazi vanno conteggiate singolarmente. Di fronte al mancato versamento del canone da parte di Atm, il servizio tributi di Aspal dapprima ricorre a un avviso bonario, seguito da incontri per cercare una conciliazione, poi, di fronte al rinnovato rifiuto da parte di Atm di corrispondere quanto dovuto, decide di ricorrere ad Equitalia, abilitata non solo alla riscossione spontanea come gli uffici di Aspal ma anche a quella coattiva. Lo stesso potrebbe succedere a breve per il 2012, visto che l’azienda di trasporti e mobilità del Comune ha già fatto sapere che non ha né l’intenzione né la possibilità economica di pagare quanto richiesto.

Gli effetti del contenzioso per i cittadini
Il risultato, davvero paradossale, è il seguente: i debiti di Atm verso il Comune relativamente al Cosap sono sostanzialmente raddoppiati per effetto delle sanzioni e degli interessi (per un totale di circa 2 milioni di euro per il 2011 e altrettanti per il 2012). Equitalia prenderà circa l’8% di commissione su quanto dovuto per procedere alla riscossione, che avverrà quasi certamente con il pignoramento e la messa in vendita di mezzi di Atm (autobus e altri veicoli del parco macchine sempre più martoriato della partecipata). Atm ha già fatto sapere inoltre che ricorrerà alla Commissione Tributaria per avere un parere definitivo sulla liceità dei conteggi svolti dal Comune, con relativi costi di avvocatura sempre a carico dei cittadini.

E chi paga tutto questo? Ovviamente gli abitanti di Alessandria, i quali vedranno parte delle loro tasse (già aumentate a causa del dissesto) elargite direttamente ad Equitalia che verrà pagata per mettere in vendita beni di una controllata del Comune (Atm, quindi nostra), cosicché possa onorare i debiti verso il Comune (quindi noi), versando quanto dovuto a un’altra partecipata del Comune (Aspal, ancora una volta noi), cosicché il Comune possa finalmente ripagare Atm (quella di prima, sempre nostra) per i servizi di trasporto alla città (che non potrà però più effettuare, visto che i mezzi saranno stati pignorati e venduti).

Tutto normale, no?  

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