“A Spinetta malformazioni congenite superiori del 70%”
Home

“A Spinetta malformazioni congenite superiori del 70%”

Il perito dell'accusa, l'epidemiologo Ennio Cadum, illustra i risultati eclatanti delle analisi condotte nell'abitato di Spinetta ma “inciampa” in un errore nella stesura del rapporto stesso. La difesa chiede di poter vedere tutti gli allegati del documento

Il perito dell'accusa, l'epidemiologo Ennio Cadum, illustra i risultati eclatanti delle analisi condotte nell'abitato di Spinetta ma “inciampa” in un errore nella stesura del rapporto stesso. La difesa chiede di poter vedere tutti gli allegati del documento

ALESSANDRIA – Teste che ricordano poco o nulla, periti che ritrattano, documenti che spariscono. Prosegue non senza colpi di scena, e qualche colpo basso, il processo davanti alla Corte d’Assise di Alessandria contro otto dirigenti ed amministratori delle aziende del polo chimico, accusati di inquinamento delle acque e omessa bonifica. Ieri, nel caldo torrido dell’aula al primo piano, sarebbe stata la volta degli estensori del primo modello idrogeologico dello stabilimento di Spinetta, il professor Di Molfetta che, insieme al professor Bortolani ipotizzarono la presenza di uno strato di argilla impermeabile tra la falda superficiale e quella sotterranea. Per un’errore di date o di comunicazione, il professore non era presente in aula. Sul banco dei teste è quindi stato chiamato l’epidemiologo Ennio Cadum, dirigente responsabile del dipartimento di epidemiologia di Arpa Piemonte. Cadum, per conto della procura di Alessandria, ha portato avanti uno studio sull’incidenza di alcune patologie tumorali nell’area di Spinetta Marengo, sui residenti nel sobborgo tra il gennaio 1996 e il dicembre 2009. E’ stata presa in considerazione l’intera popolazione di Spinetta, raffrontata con quella del capoluogo, e un centinaio di indirizzi, per un totale di 720 persone, nell’immediata vicinanza dello stabilimento chimico e che usufruivano della rete idrica Ausimon, poi Solvay. Numeri e indici che dicono, in sostanza, che “ci può essere una correlazione” tra alcune patologie e le sostanze emesse dallo stabilimento. “Difficile scindere l’ingestione delle acque dalle emissioni in atmosfera”, premette il professore. Ma davanti alla Corte d’Assise si più parlare solo di acque: le emissioni saranno forse oggetto di un altro procedimento, ancora in fase istruttoria.
Gli avvocati della difesa Bolognesi, Santa Maria, Politanò, tentano prima la carta dell’eccezione: mancava nella documentazione agli atti l’allegato relativo ai dati rilevati dall’indagine condotta sul campione ristretto dei 720 che hanno presumibilmente consumato acqua della rete interna idrica dello stabilimento. La Corte dispone che il perito possa essere comunque ascoltato.
Parole “inquietanti”, che fanno paura, quelle del rapporto: “sono state prese in considerazione patologie legate alle lavorazioni, patologie tumorali all’esofago, allo stomaco, fegato, vie biliari, mielomi, diabete, patologie neurologiche degenerative, come il morbo di parkinson…” L’incubo cromo esavalente potrebbe incidere sui tumori all’apparato digerente superiore, “una volta che raggiunge lo stomaco viene trasformato in cromo trivalente che non è cancerogeno”. L’incidenza di tali patologie, secondo Cadum, “non è molto differente nell’area presa in esame rispetto al resto della popolazione di Alessandria, ma c’è un eccesso di circa il 30%- 50%”. Per poter dire che dipendano solo dall’assunzione di acqua contaminata occorrerebbe escludere tutti gli altri fattori, come il fumo e l’alcool. “Abbiamo preso in considerazione le patologie derivanti da questi fattori, come i tumori ai polmoni, e risultano nella media”. Per deduzione, “si potrebbe presumere”…. Ma un conto è la presunzione, un conto è la certezza.
Quel che invece non lascia dubbi “è l’eccesso di malformazioni congenite riscontrate in alcune vie anche del 70% – 80% rispetto al resto della popolazione”. Esiste una correlazione, chiede il presidente della Corte il giudice Sandra Casacci? “Ho qualche dubbio che possa dipendere dal cromo. Più probabile dai cloruri”, è la risposta. Il quadro complessivo è che “esiste un ragionevole dubbio che esista una correlazione”.
Rilevare un errore del teste è la mossa della difesa che rileva come “a pagina 47 del rapporto si dice esplicitamente che l’eccesso di assunzione di cromo non compare tra i residenti nelle vie interessate dalla fornitura storica diretta di acqua della ditta Solvay, l’attribuzione di questo eccesso nell’assunzione di questo eccesso all’assunzione di cromo esavalente per via orale tramite acqua risulta inverosimile”. “Quella frase è errata, non andava scritta così”, ribatte l’epidemiologo.
“Il rapporto da lei presentato presentato nel 2010 contiene un errore di tale portata e nessuno se ne è mai accorto?”, chiede ancora l’avvocato Santa Maria. Così è, secondo Cadum, “un problema di copia incolla, un errore”. Ci sta anche questa, in questo procedimento che alterna errori ad amnesie.
Prossima udienza il 27 luglio.
Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione