“La Provincia disse no alla messa in sicurezza di emergenza”
All'udienza contro le aziende del polo chimico di Spinetta Marengo gli avvocati Solvay puntano il dito contro la Provincia: in conferenza dei servizi fu detto di non proseguire con la messa in sicurezza di emergenza per l'inquinamento delle falde. Il dirigente provinciale Bobbio ribatte: nessun impedimento, potevano portarla avanti, non serve l'autorizzazione
All'udienza contro le aziende del polo chimico di Spinetta Marengo gli avvocati Solvay puntano il dito contro la Provincia: in conferenza dei servizi fu detto di non proseguire con la messa in sicurezza di emergenza per l'inquinamento delle falde. Il dirigente provinciale Bobbio ribatte: nessun impedimento, potevano portarla avanti, non serve l'autorizzazione
ALESSANDRIA – Si alza la temperatura, e anche i toni, al processo contro gli otto dirigenti delle aziende del polo chimico di Spinetta Marengo, accusati di omessa bonifica e avvelenamento delle acque, tra gli avvocati Solvay e il rappresentante della Provincia in seno alla conferenza dei servizi, Paolo Bobbio. Nell’udienza di ieri, davanti alla corte d’Assise di Alessandria, Solvay passa da una posizione di “difesa” a quella di “accusatore”, tirando in ballo gli enti, “che sapevano dell’inquinamento della falda superficiale, “ben prima dell’inizio del processo penale”.
“Ci accusano di aver tenuto nascosti dati e informazioni ma non è vero”, ha detto l’avvocato Santa Maria. Dove Solvay vuole andare a parare lo si intuisce in apertura di udienza, con la deposizione di una serie di documenti, tra cui i verbali della conferenza dei servizi, che “evidenziano l‘esatto contrario di quanto sostenuto da due testi dell’accusa: il direttore Arpa Alberto Maffiotti e il luogotenente Francesco Ammirata. Da questi atti emerge con chiarezza che Solvay, già prima dell’inizio del procedimento penale, aveva comunicato alla Conferenza dei Servizi la presenza, nelle acque della falda superficiale, di contaminazione proprio dell’area Algofrene e aveva fornito a quegli stessi enti i risultati della campagna di misurazione dei livelli piezometrici raccolti dai micropiezometri, contestualmente segnalando realizzazione dei micropiecometri stessi. Nel corso dell’esame dei testi è stato toccato anche il tema della contaminazione della falda profonda. Questa materia sarà comunque oggetto dell’esame più approfondito dei consulenti che si terrà nei prossimi mesi ma già nel documento approvato dagli enti in conferenza dei servizi nel 2011 (e depositato ieri, ndr) non si prevede la necessità di effettuare alcun intervento specifico di bonifica o messa in sicurezza”.

Dell’alto prizometrico “ne avemmo una prima quantificazione nella primavera del 2008, attraverso un documento della società di consulenza Aquale che indicava in 300 mila metri cubi all’ora di perdite attribuite a due possibili fattori: una perdita dalla rete dell’impianto o cause naturali. Sul fatto che non potesse trattarsi di un fenomeno naturale – racconta Bobbio – ebbi anche una discussione con l’ingegnere Cogliati”. Fatto contestato dalla difesa.
Anche la presenza delle discariche di rifiuti tossico nocivi “emerge solo nel 2010. Per quanto ci riguarda il procedimento sulle discariche era stato approvato dalla Regione nel ’99 e concluso nel 2003”.
Sempre la Regione, sulla base del piano di caratterizzazione, “inserisce il polo chimico tra gli impianti a non elevato rischio industriale” e, secondo il dirigente della Provincia, incalzato da una domanda dell’avvocato Bella, “se gli elementi relativi alle discariche, all’alto piezometrico e all’inquinamento della falda profonda fossero state messi subito in evidenza, il polo chimico sarebbe stato inserito in una fascia di rischio più elevata e questo avrebbe comportato un’accelerazione del processo di bonifica (approvato nel gennaio 2012).”
Bobbio ribadirà invece che “la messa in sicurezza di emergenza non prevede l’autorizzazione degli enti e Solvay poteva tranquillamente mtterla in atto, comunicando semplicemente cosa stava facendo, senza attendere l’autorizzazione”. La barriera, che poi risulterà comqune infufficiente, verrà compeltata da Solvay nel 2006.
Prima di Bobbio, sul banco dei testi erano stati chiamati Pietro Alemani, consulente Ensr in quale ha confermato come “non indagammo sulle discariche perchè così fu espressamente detto dal committente”. Tanti “non so, non ricordo” invece nell’esame del teste Casimiro Pace, ex dipendente Ausimont che non ha aggiunto nulla di nuovo.