La “nuvola informatica” che fa risparmiare le aziende
Risparmio energetico e macchine virtuali: di questo si occupa Massimo Canonico al Disit. L'informatica non conosce la crisi: i neolaureati possono scegliere l'offerta di lavoro migliore
Risparmio energetico e macchine virtuali: di questo si occupa Massimo Canonico al Disit. L'informatica non conosce la crisi: i neolaureati possono scegliere l'offerta di lavoro migliore
ALESSANDRIA – Erogare servizi attraverso l’uso di macchine virtuali che possano “girare” su qualsiasi hardware e software: questo è il Cloud Computing, la “nuvola informatica” di cui si occupa Massimo Canonico, ricercatore al Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale. “La sfida è quella di consolidare i server, ovvero eseguire più macchine virtuali (e quindi più servizi) su un’unica macchina fisica, in modo da consumare meno energia senza compromettere le prestazioni dei vari servizi. Questo è fattibile anche grazie – spiega Massimo Canonico – alla scalabilità applicabile su queste macchine virtuali a cui si può assegnare dinamicamente risorse hardware quali memoria e potenza di calcolo a seconda delle esigenze del momento. La webmail, Twitter, Facebook, Youtube, l’home banking sono tutti servizi erogati sfruttando il Cloud Computing”.
“Il vantaggio per l’utente è che si accede a tutte queste applicazioni attraverso un browser – spiega ancora Canonico – anche la contabilità per una grande azienda si può fare in questo modo”. Il Cloud Computing è un’evoluzione del Grid Computing, le infrastrutture di calcolo distribuito che erano in uso già da qualche anno. La “griglia” consente di sfruttare la capacità computazione di PC in rete sfruttando i periodi di inutilizzo: “Attraverso il progetto ShareGrid – prosegue Massimo Canonico – abbiamo messo a disposizione dei ricercatori più di 300 PC residenti nei laboratori studenti dell’università del Piemonte Orientale e di Torino. Quando questi PC non sono usati dagli studenti, la loro potenza computazione viene donata ai ricercatori che riescnoo così a sfruttare per il loro lavoro una potenza di calcolo che fino a qualche anno fa era impensabile. Tra l’altro, se inutilizzato ma acceso, un computer consuma solo il 15 per cento in meno rispetto a quando lavora a pieno carico”.
I vantaggi della “nuvola” per un’azienda sono soprattutto la minor esigenza di spazio e di energia. La sala server infatti occupa spazio, consuma energia per il funzionamento delle macchine e per il condizionamento oltre a richiedere una costante manutenzione. Inoltre i server vanno dimensionati per soddisfare i picchi di lavoro, anche se questi si verificano solo per poche ore al giorno. “Attraverso il Cloud l’azienda può fare a meno della sala server e pagare l’affitto dei server solo per quello che si usa. In questo modo l’azienda può occuparsi esclusivamente dell’applicazione su cui si basa il proprio business” dice il ricercatore. Le grandi aziende che forniscono macchine per il Cloud hanno invece enormi data center situati in edifici di grandi dimensioni che ospitano i server. Ovviamente questi data center sfruttano tutte le più recenti tecnolgie per ridurre al minimo i consumi energetici e aumentarne l’efficienza.
La ricerca di Massimo Canonico al Disit riguarda soprattutto il risparmio energetico e le politiche di dimensionamento delle macchine virtuali per il consolidamento dei server. “Mi occupo in particolare di studiare come poter tenere accese solo le macchine essenziali per garantire i servizi richiesti, allo scopo di contenere i consumi di energia, senza compromettere la qualità dei servizi erogati. La ricerca è una attività che mi appassiona anche se negli ultimi anni le cose sono molto cambiate. Infatti, da tre anni i fondi di ricerca sono stati molto ridotti e difficilmente i laureati in Informatica scelgono di fare la carriera universitaria. Del resto ci sono ottime possibilità di lavoro nelle aziende. Nonostante la crisi i nostri laureati possono ancora permettersi di scegliere la migliore offerta di lavoro tra le molte che arrivano loro appena dopo la laurea” conclude Massimo Canonico.