Profumo di pane ad Alessandria
Pane libero, pane quotidiano: questi i nomi, non a caso, delle pagnotte biologiche sfornate ogni giorno nella Casa di Reclusione di San Michele. Grazie alla collaborazione con la cooperativa Pausa Caffé vengono prodotte 10 tonnellate di pane al mese, vendute in Piemonte, Liguria e Lombardia
?Pane libero?, ?pane quotidiano?: questi i nomi, non a caso, delle pagnotte biologiche sfornate ogni giorno nella Casa di Reclusione di San Michele. Grazie alla collaborazione con la cooperativa Pausa Caffé vengono prodotte 10 tonnellate di pane al mese, vendute in Piemonte, Liguria e Lombardia
ALESSANDRIA – Da alcuni mesi il forno a legna rotante di cinque metri di diametro (uno dei più grandi del Piemonte) delizia l’ambiente della Casa di Reclusione inondando l’aria del profumo più amato, quello del pane appena cotto. A produrlo 6 detenuti, che diventeranno una decina entro qualche mese. Persone stipendiate (circa 500 euro al mese per un impegno part time su turni) per lavorare nella grande struttura impiantata all’interno delle mura del carcere di San Michele. Da lì furgoncini partono per la consegna “dell’eccellente e gustoso pane biologico, lievitato naturalmente con lievito madre da farine macinate a pietra” – spiega Giovanni Mineo, fornaio professionista che insegna ai detenuti il mestiere e si occupa di certificare la qualità del prodotto ottenuto – nei 24 supermercati Coop di Piemonte, Liguria e Lombardia che hanno già aderito al progetto, ma è previsto entro breve che i punti vendita raddoppino.
L’ambizioso progetto, ideato e realizzato con la Casa di Reclusione dalla Cooperativa Sociale Pausa Caffé in collaborazione con Eataly e Coop Consorzio Nord Ovest e finanziato dalla Compagnia di San Paolo di Torino, ha coinvolto tutto il personale dell’Istituto, come raccontano il direttore del carcere Elena Lombardi Vallauri (nella foto) e il comandante della polizia penitenziaria Felice De Chiara: “comporre tutti i tasselli organizzativi per far funzionare il complesso meccanismo della filiera produttiva all’interno dell’istituto di San Michele non è stato semplice, e un ringraziamento va fatto a tutto il personale, che ha accolto il progetto con grande disponibiità”. La Dottoressa Vallauri sottolinea: “questo è un progetto davvero prezioso, perché consente ai detenuti di imparare una professione vera. Non si tratta di attività mirate a occupare loro il tempo, ma reali occasioni professionali. I benefici non riguardano solamente chi già ci lavora, ma anche gli altri detenuti, che sanno che l’istituto è potenzialmente in grado di offrire loro opportunità di riscatto e di costruirsi un futuro diverso”.


“Quello del forno biologico però non è l’unico progetto attivo qui – conclude la direttrice Vallauri – abbiamo anche un allevamento di lumache (circa 20 quintali) che destineremo alla vendita verso la fine dell’anno e altre produzioni già attive o in fase di studio. Per noi offrire queste opportunità ai detenuti è fondamentale: ha un grande valore educativo, aiuta a ricostruire la loro autostima e a contribusce attivamente al benessere della società”.