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Nuove storie alessandrine grazie all’Archivio della Memoria del Soggiorno Borsalino

Nuove storie alessandrine grazie all’Archivio della Memoria del Soggiorno Borsalino

MemoriALE – L’intervista che MemoriAle vi propone questa settimana è stata compiuta grazie alla collaborazione con l’Archivio della Memoria del Soggiorno Borsalino (Centro Servizi Polifunzionale per la Terza Età) di Alessandria, un’istituzione storica della nostra città, nata prima per iniziativa di privati e poi resa pubblica con regio decreto nel 1859. 
Nel 1925 la struttura subì una importante trasformazione ed un ampliamento grazie ad una cospicua somma di denaro donata dalla famiglia Borsalino: anch’essa dunque appartiene all’insieme di quelle opere che in città furono alimentate dal mecenatismo della famiglia degli industriali alessandrini del cappello. Come in altri casi, il progetto fu affidato all’architetto Gardella, che realizzò anche i grandi armadi verdi conservati nel piacevole salone che ci ha ospitati per l’intervista (oggi adibito a laboratorio di manualità per gli ospiti della struttura).

L’istituzione possiede, oltre ad un archivio storico, in cui sono conservati i documenti ed i dati relativi agli ospiti fin dalla sua nascita, anche un “Archivio della Memoria”, interessante progetto voluto dalla direzione e curato da Wanda Manieri. Quest’ultimo raccoglie storie di vita, diari, oggetti vari appartenuti agli ospiti, interviste su numerosi temi come la guerra, l’amore, i giochi di una volta… E’ presente anche una biblioteca che possiede un numero notevole di volumi, provenienti per la maggior parte dalle donazioni dei privati.

“Troppo poco diffuso è l’interesse per il passato, per evitare il progressivo decadimento dei valori della memoria popolare, autentica ed antica della nostra tradizione e della nostra identità morale” scrive la direttrice Anna Pagella in un volumetto, “Il soggiorno Borsalino di Alessandria”, pubblicato in occasione dell’anniversario dei 150 anni dalla fondazione dell’istituto. Questi progetti si riconducono dunque ad un preciso percorso che il Soggiorno Borsalino ha intrapreso: non disperdere quel patrimonio di memorie e conoscenze che vive nelle persone, ma conservarlo per metterlo al servizio di tutta la comunità. Un modo insomma per dare il giusto peso al contributo arricchente che la cosiddetta “terza età” può dare a tutti noi.

 

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