La “via Crucis” dei dipendenti Aspal a Palazzo Rosso
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La “via Crucis” dei dipendenti Aspal a Palazzo Rosso

Prima hanno occupato il cortile, poi sono saliti al piano nobile di Palazzo Rosso per un confronto serratissimo con sindaco e assessori, chiedendo spiegazioni sulla perdita del lavoro e garanzie per la Cassa Integrazione. Sindacati: "mostrateci i piani presentati a Roma". Rita Rossa: "nessuna soluzione alternativa possibile"

Prima hanno occupato il cortile, poi sono saliti al piano nobile di Palazzo Rosso per un confronto serratissimo con sindaco e assessori, chiedendo spiegazioni sulla perdita del lavoro e garanzie per la Cassa Integrazione. Sindacati: "mostrateci i piani presentati a Roma". Rita Rossa: "nessuna soluzione alternativa possibile"

ALESSANDRIA – Prima l’assemblea sotto il sole nel cortile di Palazzo Rosso, poi oltre un’ora di faccia a faccia dai toni accesi nell’atrio di fronte all’ufficio del sindaco, occupato con sedie e divani, poi ancora una tappa di fronte alla scalinata centrale per attendere il passaggio dei consiglieri di maggioranza e guardare negli occhi coloro che stanno decidendo del futuro del loro posto di lavoro: questa in sintesi la “via Crucis” compiuta ieri dai lavoratori di Aspal, quasi tutti destinati nelle prossime ore a veder compiuto il loro, pare ineluttabile, sacrificio da “primi esuberi del Comune”, insieme con i colleghi del Tra. 

La cronaca della giornata di ieri è costellata di confronti tanto serrati quanto sostanzialmente sterili, in cui ciascuna fazione non ha potuto far altro che ripetere a oltranza le proprie ragioni, con sempre maggiore disperazione.

I sindacati denunciano la scelta di Palazzo Rosso di abbandonare la lotta unitaria, di essersi rassegnati ai voleri di Roma e di aver offerto i lavoratori di Aspal, più facili da colpire di altri, come vittime sacrificali per dimostrare la buona volontà della Giunta di mettere in riga i conti del Comune, ‘condicio sine qua non’ per ottenere eventuali aiuti dal Governo romano. E hanno chiesto a gran voce al sindaco di mostrare i piani di ristrutturazione delle partecipate portati a Roma, “mai discussi con noi e neppure presentati, forse per la vergogna di dover palesare l’incapacità di offrire qualsiasi alternativa ai semplici licenziamenti”. Il sindaco e gli assessori (presenti al confronto improvvisato nell’atrio di Palazzo Rosso Barrera, Ferralasco, Ferraris, Gotta, Oneto e Lombardi) dal canto loro hanno ribadito con grande foga l’impossibilità di prospettare soluzioni alternative, almeno in tempi brevi. Ha spiegato a più riprese Rita Rossa: “il liquidatore di Aspal mi chiede se i servizi devono rimanere aperti, e, in caso affermativo, di indicare con precisione grazie a quali fondi. La verità, amara ma ineludibile, è che non ci sono più soldi, come più volte annunciato in queste settimane, e che l’unica novità poteva arrivare da Roma, che però tace. L’Organismo Straordinario di Liquidazione continua a farci rilievi sul fatto che provochiamo un danno patrimoniale al Comune tenendo aperti servizi non essenziali con soldi che non ci sono, ed è impossibile proseguire in questa situazione, anche volessimo. Le casse sono completamente vuote”. 

Nel mezzo i lavoratori, preoccupati a questo punto non solamente di perdere il lavoro, ma anche di ricevere “le ennesime promesse fondate sul nulla. Ci viene offerta la cassa integrazione in deroga, ma sappiamo perfettamente che il Governo ha già lanciato l’allarme, spiegando che non ci sono più risorse per finanziarla. In più, oltre al danno la beffa, ci viene chiesto di proseguire a lavorare giusto il tempo necessario per formare le risorse interne al Comune, che dovranno prendere il nostro posto, sancendo di fatto l’impossibilità alla fine della cassa integrazione, anche qualora ci fosse, di ritornare a svolgere i lavori che abbiamo sempre portato avanti con professionalità. Accettare che i servizi chiudano è un atto ulteriore e decisivo verso la morte della città. E il prossimo anno toccherà ai dipendenti di Palazzo Rosso. Abbiamo dimostrato di essere disposti a tutto, di poter lavorare meno per lavorare tutti, di ragionare di spostamenti e cambi di ruolo, ma tutto ciò che ci viene offerto è la porta dalla quale uscire”. 

A richiare il posto di lavoro sono 76 lavoratori di Aspal (certamente salvi per ora solamente 8 impiegati del Servizio Informatico, indispensabile perché le attività di Palazzo Rosso possano proseguire), ma a rischio sono anche almeno 50 dipendenti in Atm, 65 di Costruire Insieme e i 15 del Tra, secondo le stime dei sindacati. A chiudere nelle prossime settimane saranno anche i servizi dedicati alle fasce più sensibili, come quelli educativi, l’informagiovani, la ludoteca, perfino la mediazione culturale. “Per alcuni di loro speriamo si possa trovare una soluzione alternativa già in tempi brevi – ha spiegato Rita Rossa per esempio per i servizi di mediazione. Impensabile che Alessandria ne resti sprovvista: non vengono considerati essenziali ma la realtà è che vista l’alta presenza di stranieri e le tante richieste di mediazione ci si potrebbe trovare in un problema anche di ordine pubblico. La speranza è che almeno queste figure vengano assunte direttamente dallo Stato, passando dal Ministero e della Prefettura, per poter proseguire a svolgere il proprio prezioso lavoro per la comunità”. 

Su tutti gli altri servizi per ora c’è ancora grande confusione. Per 13 dipendenti, prima assunti a tempo indeterminato dal Comune e poi distaccati ad Aspal con una clausula di rientro, si prospetta la possibilità di rivolgersi al giudice del lavoro per ottenere un reintegro nell’organico comunale. Per gli altri la prospettiva è quella della Cassa Integrazione straordinaria (forse di due anni invece di uno solo) e di tirocini formativi per la riqualificazione, sempre che le risorse economiche lo permettano.

I lavoratori annunciano però di non volersi rassegnare: “passeremo dagli avvocati per scandagliare tutti i provvedimenti presi dal Comune nell’ultimo periodo, perché più di una procedura intrapresa non ci torna. Il gioco che si sta compiendo è sporco, e l’obiettivo è quello di assegnare con il tempo i servizi a cooperative private ‘amiche’ ben precise, già individuate da tempo. La riqualificazione che ci viene offerta come fosse un dono è un nostro diritto, ma non accettiamo elemosine. E siamo pronti a scioperare finché non saremo lasciati a casa. Sicuramente non saremo noi a formare le persone che dovrebbero prendere poi il nostro posto di lavoro. Quello che sta accadendo fa ancora più male viste le promesse fatte in campagna elettorale dal sindaco. A questo punto, se non può fare diversamente, almeno si dimetta. Meglio che certe decisioni ci vengano imposte da un commissario esterno che non dal sindaco che ci ha chiesto il voto promettendo che niente del genere sarebbe mai successo. Se Rita Rossa vuol dimostrare di lottare insieme a noi fermi la città e porti tutto il Consiglio comunale a Roma per protesta. I lavoratori e i cittadini sono pronti a una protesta in massa, lo abbiamo già ribadito più volte, se non si fa è evidente che non c’è la volontà di farlo”. 

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