Irresponsabili
I protagonisti della gestione del dissesto si guardano da mesi in cagnesco, ciascuno dalla propria posizione, ciascuno apparentemente immacolato. Chi lo spiega ai lavoratori che nessuno ha colpa per i loro licenziamenti?
I protagonisti della gestione del dissesto si guardano da mesi in cagnesco, ciascuno dalla propria posizione, ciascuno apparentemente immacolato. Chi lo spiega ai lavoratori che nessuno ha colpa per i loro licenziamenti?
Certo non lo sono l’ex sindaco e gli esponenti della precedente maggioranza, che anzi si prodigano nonostante ora siano all’opposizione per dare consigli su come uscire dalla crisi, alternando richiami all’ottimismo alle sottolineature dell’incompetenza di chi c’è ora, incapace di gestire ciò che loro hanno saputo avviare così bene, se solo non fossero stati interrotti sul più bello, quando il piano per il risanamento delle partecipate era solo a metà. E se proprio la giunta doveva cambiare, almeno si sarebbe dovuto evitare di dichiarare il dissesto, atto scellerato, voluto da Rita Rossa per compiacere il suo ego, che ha complicato terribilmente ogni possibilità di ripresa.
Ovviamente non ne è responsabile l’attuale sindaco con la sua maggioranza, che anzi si sta impegnando rischiando del proprio e forzando più volte la legge per arginare una situazione apparsa da subito disastrosa, mantenendo al meglio possibile fede a quel patto stretto con la città in campagna elettorale fondato sull’assioma che si sarebbe fatto di tutto per risanare i conti, ma soprattutto che lo si sarebbe fatto tutti insieme e senza lasciare indietro nessuno. Infatti servizi che si sarebbero dovuti chiudere subito secondo le indicazioni del Ministero sono rimasti aperti in attesa di trovare soluzioni da Roma che non sono arrivate: ora saranno garantiti ai lavoratori ammortizzatori sociali e percorsi di riqualificazione, e lì sta la differenza rispetto a un commissario. D’altronde non esistono solo i dipendenti del comune e delle partecipate, e senza una riorganizzazione responsabile, per quanto dolorosa, è impossibile far ripartire la città.
Non si possono tirare in ballo l’assessore al bilancio attuale e quello precedente, che fin dalle prime ore della loro nomina avvertono tutti della necessità di risparmiare risorse e che nulla possono se si sono trovati a fare i conti con società abituate a clientelismi e sprechi, mal guidate da dirigenti incompetenti, o, peggio, interessati al proprio tornaconto personale, al loro alto stipendio, a favorire gli amici. E che non possono fare altro che applicare le leggi, per quanto inique, specialmente se vengono loro presentati dai vertici delle partecipate fatture irricevibili da pagare e bilanci in rosso a fine anno, con nessun margine d’intervento, visto il dissesto, nessun euro in cassa, e norme molto chiare del codice civile da rispettare.
Non è responsabilità delle forze più di sinistra, che hanno denunciato il tradimento del programma originale da parte del resto della coalizione e sottolineato la propria impotenza, fino a lasciare la coalizione o trovarsi accompagnate alla porta, solo per essersi battute perché le cose prendessero una piega differente. Sono rimaste al proprio posto, nonostante le divergenze, finché hanno potuto per senso di coerenza con l’impegno preso e ingoiando bocconi amari con la speranza di fare da argine alla possibile macelleria sociale voluta dalla parte della maggioranza che considera i numeri più importanti delle persone. Chi li ha sostituiti in giunta lo ha fatto con spirito di servizio e per aiutare la città, e ora non resta che farlo capire ai lavoratori che verranno licenziati e alle loro famiglie.
Non hanno responsabilità i dirigenti di Aspal, che da anni chiedono il trasferimento delle proprie sedi in spazi meno costosi a ben tre amministrazioni in successione, senza mai venire ascoltati, e che hanno trovato la sorpresa di un decurtamento improvviso (o forse programmato ad arte) di 900 mila euro dal bilancio che avevano presentato proprio nel giorno della chiusura dello stesso, trovandosi così il buco che ha portato alla liquidazione, e che nei mesi precedenti hanno ricevuto dal Comune diversi servizi da far funzionare, a testimonianza che l’azienda non era poi così vicina al suo scioglimento. Per anni hanno combattuto con fogli e foglietti dei politici che chiedevano di assumere questo o quell’amico, o di fare una determinata scelta, costi quel che costi.

Non ha responsabilità il Governo di Roma, costretto dall’Europa a pesanti tagli che coinvolgono anche gli Enti locali e che non ha potuto far altro che prende atto dei rilievi della Corte dei Conti e dello stato delle finanze cittadine, ripiene di contabilità creativa e buchi malcelati al punto da essere il primo Comune a finire in dissesto con la nuova legge. E anzi è solo grazie alla magnanimità di Roma se è stato concesso l’ingresso di Alessandria nel fondo rotativo pur non avendone, in teoria, più diritto, essendo già un ente dissestato. Il rigore verso Alessandria è necessario perché altri comuni non seguano il suo esempio, ritornando invece a stilare bilanci più rigorosi.
L’elenco di coloro che non hanno responsabilità potrebbe proseguire ancora, e per ciascun protagonista potrebbe farsi più preciso, aggiungendo altre ragioni e argomentando meglio quelle già esposte.
Dunque, in definitiva, chi spiega oggi a quei lavoratori che si guardano intorno con gli occhi lucidi e la voglia di serrare i pugni che sono semplicemente circondati da un esercito di perfetti irresponsabili?
Capire quali responsabilità ognuno ha (davvero), e fare mea culpa pubblicamente, ciascuno per la sua parte, sarebbe forse il primo vero segnale che Alessandria può ancora farcela, che ha ancora forze responsabili sulle quali contare, e che i lavoratori non sono posti di fronte alla situazione paradossale di perdere il lavoro senza che qualcuno alzi la mano e chieda loro scusa.
Responsabilità è un termine sicuramente ambivalente: può voler dire colpa (e si sa quanto sia difficile ammetterla), ma vuol dire anche titolarità e capacità di rispondere delle proprie azioni, riconoscerle e dimostrare di essere disposti a fare scelte differenti, quando qualcosa è andato storto.
Per chiudere, una domanda: se nessuno è responsabile, come potremo evitare che quanto capitato ora si verifichi ancora, e ancora, e ancora?