Lombardi: “la salute della città punto per punto”
Incontriamo l'assessore all'ambiente Claudio Lombardi per un check-up di Alessandria dal punto di vista ambientale: rifiuti, rete fognaria, processo Solvay, ma anche Terzo Valico, sicurezza idrogeologica, ztl e polveri sottili. E qualche puntualizzazione sull'avvicendamento avvenuto in Giunta
Incontriamo l'assessore all'ambiente Claudio Lombardi per un check-up di Alessandria dal punto di vista ambientale: rifiuti, rete fognaria, processo Solvay, ma anche Terzo Valico, sicurezza idrogeologica, ztl e polveri sottili. E qualche puntualizzazione sull'avvicendamento avvenuto in Giunta
Assessore Lombardi, ragioniamo per priorità. Qual è la prima urgenza in città? Sicuramente la gestione dei rifiuti: sappiamo che il servizio ha avuto un calo sia quantitativo che qualitativo legato ai problemi della città. L’Amiu si trova in liquidazione con un debito accumulato di 30 milioni di euro: non è una società però che è stata male amministrata, semplicemente questa situazione è figlia della decisione di tornare dalla raccolta domiciliare a quella stradale e, soprattutto, dei mancati trasferimenti della Tia (tariffa di igiene ambientale) pagati dai cittadini alla società. I rischi a questo punto sono anche igienici e speriamo che tutte le istituzioni collaborino affinché questo problema trovi presto una soluzione stabilizzata. La prospettiva che il servizio venga assorbito da Aral, insieme ai lavoratori che lo svolgono, mi sembra la soluzione migliore. Anche perché è molto importante che questo settore resti sotto il controllo pubblico.
Ma c’è chi dice che sia la legge a impedire questa soluzione, prevedendo che raccolta e smaltimento vengano gestite da due società distinte e che una gara europea di assegnazione debba essere l’unica strada…
Non è così. La distinzione nella gestione dei servizi è solo un indirizzo, anche se ha una sua logica, perché gli obiettivi delle due fasi sono differenti, ma in Italia ci sono anche amministrazioni che non hanno seguito la strada della separazione. E’ il caso, senza voler andare troppo lontano, di Casale Monferrato. Quella dell’Aral potrebbe essere anche la via definitiva, senza passare da alcuna gara europea. Se l’operazione andasse in porto potremmo riprendere il cammino di innovazione laddove è stato bruscamente interrotto e progettare un ritorno graduale alla raccolta porta a porta, magari seguendo procedure più evolute ed efficaci che tempo fa non erano disponibili. Non è ancora il momento di parlarne, ma i progetti ci sono. Ricordiamoci che Alessandria è probabilmente l’unico caso di comune che ha fatto marcia indietro, passando da un sistema più evoluto a uno più scadente. Ma entro quest’anno si dovrà raggiungere il 65% della raccolta differenziata, ed è solo la raccolta domiciliare che può garantire questi risultati. Anche perché oltre al dato quantitativo c’è poi da aggiungere un’analisi qualitativa: se l’organico è inquinato da altri prodotti non può servire per fare il compost, e lo stesso vale per la plastica e gli altri materiali, che rischiano comunque di non poter essere riutilizzati.
Proseguiamo con le priorità per Alessandria: cosa viene dopo?
Direi il problema della rete fognaria e della sua depurazione: siamo rimasti veramente molto indietro. La precedente amministrazione ha aggravato una situazione che però affonda le proprie radici in tempi ben più lontani. A tutt’oggi ben 20-30 mila persone o non hanno fognature o le stesse non sono depurate, scaricando così direttamente nei fiumi. La situazione riguarda in particolar modo la zona della Fraschetta (ma anche San Michele, l’Osterietta e altri sobborghi della città): lì circa metà abitazioni scaricano nel Rio Lovassina e da lì nel Tanaro. L’altra metà delle case scarica nel collettore che poi però confluisce nel medesimo rio per proseguire il suo percorso senza filtri fino al fiume. Il progetto di depurazione delle fognature a Spinetta e zone limitrofe è stato affrontato all’inizio degli anni 2000 e ancora si sta discutendo su quale sia la soluzione migliore: se costruire un secondo depuratore più piccolo alla Fraschetta o se costruire un collettore (parte del quale è già stata realizzata) fino all’attuale depuratore. Certamente non lasceremo insoluto il mistero sull’utilizzo dei fondi pubblici fin qui ricevuti. Vogliamo sapere dove sono andati a finire quegli investimenti e chiedere conto di come siano stati spesi.

Infatti è così. L’innalzamento degli argini del Tanaro a valle dell’ex ponte Cittadella dovrà essere compiuto entro ottobre, massimo novembre prossimi. Ovviamente speriamo i tempi siano il più brevi possibile, anche per scongiurare rischi con l’arrivo delle consuete piene stagionali. Si tratta comunque di soluzioni di ripiego: in queste condizioni ci troveremo in una situazione di “fiume pensile”, cioè con l’acqua contenuta da argini che viaggia a un livello superiore rispetto ad alcune parti della città, un po’ come succede nei Paesi Bassi. La vera soluzione è quella di costruire casse di esondazione e aree golenali. Il problema però non riguarda solamente i fenomeni più grandi: ci sono tante microesondazioni che torturano gli abitanti dei sobborghi, che si trovano l’acqua nei cortili e a volte perfino in casa più volte l’anno. I problemi di risorse sono sotto gli occhi di tutti, ma non vogliamo dimenticarci di loro.
E poi? Alessandria è in subbuglio anche per altre questioni: il Terzo Valico, il processo Solvay, l’inquinamento in città e le soglie di Pm10 sforate con troppa facilità: mettiamo in ordine anche questi problemi?
Diciamo che rispetto ai primi tre grandi temi questi si trovano più o meno tutti sullo stesso piano di urgenza. La questione Terzo Valico la stiamo seguendo con grande preoccupazione: sono state individuate tre cave sul territorio del comune di Alessandria, sempre nella zona della Fraschetta, destinate ad accogliere i detriti degli scavi. Il problema riguarda ovviamente lo smarino, cioè il risultato degli scavi, che potrebbe avere una componente di amianto contenuta nelle rocce ridotte in polvere. Sappiamo che nella zona dei lavori ci sono sostanze pericolose e che potrebbero finire qui da noi. Oltre al pericolo diretto dell’amianto, reso ancora maggiore dalla polverizzazione derivata dagli scavi, c’è il lubrificante che serve per gli strumenti che scaveranno il foro, e che resta intriso negli scarti. Senza contare l’inquinamento dovuto all’aumento del traffico di camion per il trasporto dei detriti e la conseguente congestione delle vie di transito. Noi abbiamo già preso le distanze dal Terzo Valico: in un periodo come questo, di grande crisi mondiale, quelle risorse economiche potrebbero essere investite decisamente meglio. Soprattutto se consideriamo che l’opera è sostanzialmente inutile, sia perché la movimentazione è ferma da tempo, sia perché con interventi molto minori sulla rete ferroviaria esistente si potrebbero ottenere gli stessi risultati, sia perché alla fine tutto questo investimento servirebbe a far risparmiare un tempo ridicolo sul transito dei convogli, meno di 15 minuti.

Occorre fare una distinzione: da un lato c’è il piano della sostanza, dall’altro quello della forma. La sostanza è che stiamo incalzando con estrema attenzione i problemi relativi al polo chimico, muovendoci con Arpa, Provincia e Aia affinché tutte le norme vengano rispettate e la bonifica possa proseguire. Sul piano formale invece dico che quanto successo è stata in effetti una notevole caduta di stile, che si sarebbe potuto e dovuto fare diversamente e che, personalmente, ho coperto il logo.
Spostandoci in maniera concentrica veniamo ora al cuore della città. Da un lato l’inquinamento da pm10 che minaccia costantemente i cittadini, dall’altro la condizione imbarazzante dei “parchi” e delle aree verdi, per non parlare del rapporto della città con i suoi fiumi… impossibile fare di più?
Anche sulla qualità dell’aria occorrono le dovute distinzioni: il problema che riguarda l’inquinamento di tutta la pianura padana, per condizioni meteo e geomorfologiche, è già stato più volte discusso. Non è che sia impossibile intervenire, ma riguarda ragionamenti molto più complessivi a carattere nazionale e internazionale. A livello locale invece ci sono situazioni particolarmente acute che si verificano, specie nel periodo invernale, quando si superano i limiti di polveri fini fissate per legge anche di due o tre volte la soglia massima per diversi giorni consecutivi. Questi sono impatti molto gravi sui quali invece si deve intervenire subito.
E cosa si può fare in concreto? Anche perché parte della gravità dei problemi riguarda dove vengono collocate le centraline che fanno i rilievi…
Intanto dobbiamo rifare da zero il piano di mobilità della città. E’ vero che abbiamo il 20% di zone a traffico limitato ad Alessandria, ma è stato ottenuto dalla precedente amministrazione individuando aree nella quali le ztl non servivano a nulla. E’ stata una scelta ipocrita e dannosa per i cittadini. Oltre a questo penseremo ad alcuni provvedimenti forse impopolari ma necessari: da un lato ridurre i limiti di velocità e farli rispettare, dall’altro l’arma è quella di vietare la circolazione a quei veicoli che più inquinano: le autovetture classificate come euro zero, uno e due. E’ un discorso difficile perché in un momento di crisi è chiaro che rinnovare l’autovettura non sia alla portata di tutti, ma il particolato è generato soprattutto da quei motori diesel che non hanno un apposito filtro, come invece obbligatorio nei modelli più recenti.

La dichiarazione di dissesto, che era inevitabile, ci ha costretti a cancellare una serie di servizi che il legislatore non ritiene essenziali e per i quali al momento non ci sono fondi disponibili. Come per gli altri interventi, verrà ripristinato non appena i soldi ce lo consentiranno. Sulla questione della collocazione delle centraline, sono due i criteri che ne devono orientare l’utilizzo: da un lato quello di registrare l’inquinamento di fondo, come quella vicino alla scuola Volta, e altre, come quella di piazza d’Annunzio, che invece servono a monitorare le zone di maggior traffico. In più c’è il mezzo mobile che ultimamente abbiamo posizionato vicino al ponte Tiziano e che utilizzeremo anche per controlli nei sobborghi.
Tempo fa alcune mamme lamentavano l’impossibilità per i figli di giocare liberamente nei parchi cittadini, chiedendo spazi delimitati nei quali lasciarli liberi di calciare un pallone o stare sul prato ‘almeno come avviene per i cani’. Farete qualcosa in questa direzione?
Mi sembra una richiesta di assoluto buon senso che mi segno e che attueremo. Dico di più: serve un progetto di valorizzazione del verde cittadini che consenta agli alessandrini di tornare a goderselo. Penso ai parchi in città ma anche, per esempio, ai fiumi. La zona del Tanaro rientrerà in alcuni interventi legati al Pisu: creeremo percorsi ciclo pedonali che andranno anche al di là del Tanaro, partendo dal pilone del nuovo ponte fino a Rio Loreto e all’altro ponte della tangenziale.
Per concludere un’ultima cosa. Lei è in quota “Sel” e come partito siete subentrati nel rimpasto di giunta voluto dal sindaco assumendo un ruolo nell’esecutivo che prima non ricoprivate. Perché avete accettato questo assessorato dopo la rottura fra Rita Rossa e vostri compagni di tante battaglie passate come Nuccio Puleio e Giorgio Barberis?
Posso rispondere a questa domanda a livello personale. Innanzitutto premetto la massima stima verso due amici ma anche due persone molto competenti nei rispettivi ambiti come Puleio e Barberis, con la speranza che non smettano di offrire il proprio prezioso contributo per la città. In un momento così difficile però la nostra riflessione è stata legata all’impossibilità di sottrarsi a un ruolo attivo per cercare soluzioni ai problemi della città, offrendo partecipazione e massimo impegno. Sarebbe stato per molti versi più facile rimanere fuori dalla Giunta ma, pur rispettando le motivazioni di chi ha fatto questa scelta, abbiamo deciso di impegnarci direttamente, nel rispetto di quella che è la nostra cultura di fondo: essere pronti a governare e assumersi responsabilità quando serve.