Caritas: “l’emergenza è anche per chi non chiede aiuto”
In autunno aprirà la nuova Casa dell'accoglienza per le donne vittime di violenza. Negli ultimi 4 anni sono stati affrontati circa 30 casi. Con il direttore Mortara il punto della situazione in una città in crisi: "l'emergenza è anche per chi si vergogna a chiedere aiuto, o per quella zona grigia che potrebbe risollevarsi ma se non trova una risposta scivola ancora più giù"
In autunno aprirà la nuova Casa dell'accoglienza per le donne vittime di violenza. Negli ultimi 4 anni sono stati affrontati circa 30 casi. Con il direttore Mortara il punto della situazione in una città in crisi: "l'emergenza è anche per chi si vergogna a chiedere aiuto, o per quella zona grigia che potrebbe risollevarsi ma se non trova una risposta scivola ancora più giù"
ALESSANDRIA – Trenta casi in quattro anni di donne che hanno trovato rifugio nel piccolo appartamento gestito dalla Caritas. Numeri apparentemente non grandi ma “pesanti”.“Si tratta infatti di casi estremamente delicati, donne vittime di violenza, di maltrattamento o con percorsi di vita difficili”, spiega Gianpaolo Mortara, direttore della Caritas diocesana. In un periodo in cui il tema della violenza sulle donne torna a farsi largo sulle pagine dei giornali, anche per gli ultimi tragici episodi di cronaca, ad Alessandria sta per nascere la Casa di accoglienza femminile, un rifugio per donne in difficoltà.
“Dopo quattro anni dall’avvio del progetto della prima casa per le donne, abbiamo cercato di proporre un salto di qualità, strutturandoci meglio, grazie anche alla collaborazione dell’ospedale di Alessandria che ha messo a disposizione alcuni spazi in comodato d’uso e a diverse realtà che operano sul territorio. Come l’associazione Correre per, che si è proposta di darci un sostegno per l’allestimento. E’ stata una mano tesa spontaneamente e questo ci fa piacere, in momenti di difficoltà come questi è ancora più importante”.
La casa alloggio potrebbe essere pronta prima del prossimo inverno. “Avrà una decina di posti, che si vanno ad aggiungere ai 5 o 6 dell’appartamento utilizzato in questi anni. Ci darà la possibilità di ospitare per la prima volta anche donne con bambini. In questi anni di richieste in questo senso ce ne sono state e purtroppo ci siamo trovati in difficoltà nel dare una proposta pronta, come sarebbe servito. L’idea, inoltre, è quella di aprire anche la struttura, magari in un secondo momento, per ospitare gruppi di accompagnamento educativo, un altro aspetto molto importante”.

No, direi di no. La città non ha perso la sua sensibilità ed è importante come non mai, ora, fare rete, non disperdere le forze. C’è magari chi porta semplicemente abiti dismessi, ci sono anziano che ci vengono a portare 10 euro delle loro pensione, c’è un gruppo di persone che compra ciclicamente derrate alimentari per la mensa. Ma è benvenuto, e il loro contributo è altrettanto importate, anche chi ci regala un po’ di tempo, giovani e studenti.
E’ aumentata negli ultimi anni la richiesta di aiuto?
C’è sempre più richiesta, inoltre, di pacchi viveri, di vestiti. Non sono persone che vivono i margini, bensì inserite nella società, che magari hanno anche un minimo reddito, persone mai viste prime. Vivono situazioni di precarietà e a volte basta un piccolo aiuto, è quella ‘fascia grigia’ che se non trova risposte rischia di peggiorare ma, invece, con una risposta adeguata è in grado di ripartire. Non possiamo permetterci di lasciarli scivolare.
Ci sono poi le altre situazioni, di cui ci siamo sempre occupati, ce sono invece più complesse. Si parla di fragilità derivanti da situazioni familiari protratte nel tempo, dove la condizione economica non è la sola causa.
Altri segnali di disagio crescente?
Abbiamo notato un’altra tendenza, sempre più preoccupante. E’ il ricorso al gioco d’azzardo, non necessariamente clandestino, la ricerca del fortuna ‘facile’. Sono purtroppo dipendenze sottili che però vanno ad incidere profondamente nelle situazioni familiari. Persone che se hanno un euro in tasca provano la fortuna alle slot machine, nelle sale giochi o nei bar. E’ un fenomeno da non sottovalutare. Queste situazioni a volte emergono casualmente, durante il colloquio con il centro d’ascolto. Abbiamo visto e vediamo i volti di questa gente, ma per un volto che si fa vedere, ce ne sono altrettanti che invece se ne vergognano, che restano nascosti e magari arrivano a chiedere aiuto quando è ormai tropo tardi. Persone che si rivolgono a noi quando hanno accumulato debiti di diverse decine di migliaia di euro.
Come fare a dare risposte a domande sempre più complesse e con meno risorse?
Lavorando in sinergia, con gli enti, le associazioni, le istituzioni, facendo sempre più rete. Ormai è una scelta obbligata.