Allarme asili nido comunali: la città può farne a meno?
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Allarme asili nido comunali: la città può farne a meno?

Iscrizioni a rilento. Gli operatori avvertono: “finora tante rinunce per ragioni economiche, ma i nidi sono importantissimi per bambini e genitori”. Crisi e dissesto spingono le famiglie a trovare soluzioni di ripiego e a volte non consentono di tornare al lavoro. Gotta: “il servizio è prioritario ma non è semplice intervenire"

Iscrizioni a rilento. Gli operatori avvertono: ?finora tante rinunce per ragioni economiche, ma i nidi sono importantissimi per bambini e genitori?. Crisi e dissesto spingono le famiglie a trovare soluzioni di ripiego e a volte non consentono di tornare al lavoro. Gotta: ?il servizio è prioritario ma non è semplice intervenire"

ALESSANDRIA – “Il nido è una grande opportunità per un bambino piccolo: gli consente di sperimentare le prime relazioni con i compagni, l’assenza dei genitori, la scoperta della propria personalità, l’esplorazione di un ambiente protetto ma ricco di stimoli qualificati che spesso a casa non potrebbe trovare. In più è un luogo fondamentale di sostegno alla genitorialità, in grado di consentire alle madri un rapido reinserimento nel mondo del lavoro dopo un momento delicato come quello della gravidanza, di sgravare i nonni (quando si ha la fortuna di averli) da un carico di responsabilità eccessivo e di costituire un primo elemento di socializzazione che aiuta gli inserimenti futuri nella scuola dell’infanzia, anche grazie al coordinamento che avviene fra gli insegnanti. Insomma, si tratta del primo, e forse più importante, tassello di un percorso formativo e non solo assistenziale per i bambini da 0 a 3 anni”. A spiegarlo è Venusia, operatrice dell’asilo comunale “Trucco”, circondata dalle sue colleghe, a tempo indeterminato o precarie, che incontriamo per fare il punto su una situazione che sta diventando sempre più problematica. Finora le preiscrizioni sono state circa un’ottantina, ma gli anni scorsi i 350 posti circa disponibili negli asili comunali venivano esauriti, generando anzi liste d’attesa.

Cos’è successo dunque?
Da un lato la crisi generale ha colpito l’occupazione di tanti genitori, ritrovatisi da un giorno all’altro con un reddito insufficiente a pagare le rette, dall’altro le stesse in città sono drasticamente aumentate, causa dissesto. La tariffa minima mensile è di 100 euro (lo scorso anno erano 50), ma consente ai genitori di affidare i propri figli a personale qualificato in una fascia oraria compresa fra le 7.30 e le 17.30 (in qualche caso 18.30) e include tutti i servizi dedicati alla cura dei bambini, tranne i pannolini e i cambi personali che devono essere forniti dai genitori. Cento euro al mese per un servizio che comprende, oltre agli aspetti educativi, anche la lavanderia interna, l’acquisto dei detergenti in farmacia e approvvigionamenti alimentari “di primissima qualità – come garantiscono le operatrici e il personale addetto alla mensa – che tenga conto dei diversi stadi di svezzamento dei bambini, della stagionalità ed estrema freschezza dei prodotti, delle necessità di dieta differenziata per eventuali intolleranze e di personalizzazioni per motivi religiosi” possono non essere molti, ma c’è chi comunque non se li può permettere. “I veri problemi – ci raccontano le educatrici – sono però soprattutto relativi alle fasce di reddito superiori. Due genitori che hanno lavori normali e una casa di proprietà, magari sulla quale grava ancora un mutuo trentennale, raggiungono già la soglia contributiva massima, cioè 500 euro al mese per bambino, 750 in tutto se si hanno due figli che frequentano contemporaneamente l’asilo”.

La posizione del Comune
“Il costo per le famiglie per legge deve coprire almeno il 36% del servizio – spiega l’assessore alle Politiche Educative integrate Maria Terese Gotta (nella foto) – e ad Alessandria siamo già alla soglia minima possibile. Peraltro, sebbene le tariffe siano state alzate, rispetto ad altre città abbiamo ancora prezzi relativamente bassi. Le fasce Isee sono appena state riviste, perciò è impensabile per il momento una loro rimodulazione. Io sono d’accordo con l’impostazione che vede negli asili nido un momento preziosissimo di formazione per i bambini, tanto che stiamo lavorando proprio per garantire la massima efficacia ed efficienza degli asili comunali, tanto più che sono di competenza strettamente degli enti locali”. (Questa situazione è figlia dell’impostazione attuale sul piano nazionale, secondo la quale gli asili nido, a differenza delle scuole primarie e dei gradi successivi, non sono considerati un servizio essenziale da garantire ad ogni costo ndr). “Non possiamo dimenticarci del quadro complessivo nel quale operiamo – precisa l’assessore Gotta – e neppure che il nostro compito, come ente pubblico, non sia solo quello di pensare all’occupazione di chi ci lavora, ma prima di tutto alla qualità e sostenibilità dei servizi offerti. E’ proprio perché pensiamo che siano così preziosi per la città che lavoreremo per diminuire i costi di sostenibilità del servizio: solo così si potranno abbassare le tariffe e incentivare le famiglie a rinnovare le iscrizioni”. Attualmente però, inutile nasconderlo, la prima voce che si pensa di tagliare, non potendo fare grande economia sui servizi come quello della mensa, è proprio quella relativa alla quantità di personale, che potrebbe essere ridotta proporzionalmente alle iscrizioni. Il tutto in attesa di chiarire se l’azienda speciale Costruire Insieme potesse o meno essere costituita. Sullo sfondo – a prescindere dalla legittimità o meno della costituzione – c’è sempre l’affido del servizio a cooperative esterne. “Le decisioni relative alla gestione del personale risponderanno a logiche più complessive – conclude l’assessore Gotta – che ovviamente non potranno che tenere conto della quantità di domande che riceveremo. Siamo ben consapevoli della qualità delle educatrici che ci lavorano, peraltro da molti anni, e nessuna strada è preclusa a prescindere”.

Che fare dunque?
Per salvare i servizi nido e il loro posto di lavoro le operatrici (educatrici e personale delle mense) propongono una serie di soluzioni, anche guardando a ciò che succede altrove. “Esistono comuni – raccontano – che offrono incentivi alle famiglie. Se ne era parlato anche qui da noi ma poi la proposta di un bonus è sparita dal tavolo.

Ad Alessandria se un bambino non manca per almeno 10 giorni consecutivi dall’asilo non sono previsti sconti sulla retta mensile per le famiglie, e lo stesso si può dire nel caso in cui ci sia sciopero o lo struttura resti chiusa per la neve o altre fatalità. Per chi ha problemi ad arrivare alla fine del mese anche poche decine di euro possono fare la differenza. In più ci chiediamo se non sia possibile pensare a buoni o incentivi per i dipendenti comunali, o per quelli privati almeno delle grande imprese del territorio, da concordare con le stesse. Non ci risulta esistano asili aziendali, e per i genitori sarebbe un grande beneficio. In più, sarebbe bello coinvolgere qualche azienda fornitrice di pannolini per una sponsorizzazione, così da sgravare i genitori da questi costi. O, ancora, pensare di aprire le iscrizioni anche a chi non è residente nel territorio comunale. In passato, quando tutti i posti andavano esauriti, la scelta aveva un senso, ma oggi no, anche perché chi ha la residenza altrove ma lavora ad Alessandria potrebbe essere interessato al servizio”.

Valuteremo se questa soluzione sia possibile – promette l’assessore Gotta – così come ragioneremo su come valorizzare l’opportunità offerta recentemente dall’Inps di monetizzare la decisione dei genitori di rinunciare ai congedi facoltativi post gravidanza, così da ottenere un contributo per l’asilo. La crisi economica e occupazionale è concreta ed è vero che le famiglie stanno facendo di necessità virtù, ricorrendo all’aiuto di parenti e amici per accudire i figli a costi minori. Se vogliamo questo è un aspetto di recupero di reti solidaristiche che presenta anche lati positivi per la società, sebbene diventi critico per gli asili”.

Cosa accadrà da qui a settembre al momento è quindi assai fumoso: il rischio è quello di perdere professionalità in un settore tanto delicato e di assistere a una contrazione delle opportunità per le famiglie. Paradossalmente infatti proprio nel settore degli asili nido la percentuale di personale precario è particolarmente alta. Per chi non può permettersi la retta la scelta è una sola: rinunciare a un’offerta di lavoro, magari perché part time o sottoretribuita (come la gran parte delle offerte ormai disponibili) perché lo stipendio non basterebbe a giustificare il pagamento della retta dell’asilo.

Le iscrizioni
Intanto le iscrizioni resteranno aperte fino al 18 giugno e poi ripartiranno a settembre, così da offrire l’opportunità di inserimento anche ai bambini nati nel periodo estivo. Chi volesse informazioni può rivolgersi all’azienda Costruire Insieme tel. 0131234266 o inviare un’email all’indirizzo zerosei@asmcostruireinsieme.it

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