Mercato immobiliare: “potrebbe essere l’inizio della fine”
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Mercato immobiliare: “potrebbe essere l’inizio della fine”

Compravendite di immobili in picchiata anche ad Alessandria (-25,7% il dato nazionale). Completamente ferme le nuove costruzioni, riparte invece il mercato degli immobili commerciali “grazie agli investimenti degli stranieri”

Compravendite di immobili in picchiata anche ad Alessandria (-25,7% il dato nazionale). Completamente ferme le nuove costruzioni, riparte invece il mercato degli immobili commerciali “grazie agli investimenti degli stranieri”

ALESSANDRIA – Non solo nebbia, è buio pesto ora sul mercato immobiliare. E, nonostante i dati parlino di un calo delle compravendite del 25,7% (dati nazionali che vedono anche il mercato alessandrino in linea), la Fiaip, Federazione italiana agenti immobiliari di Alessandria, tenta disperatamente di trovare uno spiraglio.
Con l’ultimo rapporto Fiaip, la parola d’ordine della categoria era “tenere duro”; un anno fa, prima della crisi del governo Monti, delle elezioni e dell’avvento del governo Letta, si poteva addirittura pensare positivo.
“Ora la discussione al nostro interno è se ci troviamo di fronte alla fase più acuta della crisi prima della risalita o se è l’inizio della fine”. Franco Repetto (foto), presidente Fiaip, cerca di non perdere in ogni caso l’ottimismo: “Che dire? È il nostro compito, in questo momento, cercare di essere positivi”. Qualche segnale, in effetti, c’è.
“Nell’ultimo periodo non sono diminuiti i contatti, ossia le richieste di intermediazione. Ma è più difficile concludere, cioè fare incontrare la domanda con l’offerta. Il venditore cerca di mantenere un prezzo e il compratore fa offerte più basse”.
Eppure, “la proprietà immobiliare e sempre stata una di quelle solidità che, anche in passato, hanno consentito di uscire da situazioni terribili. La casa è e resta un elemento di solidità”.

Imu sì Imu no? Il dibattito a livello nazionale si è arenato su questo punto. 
“Occorre sicuramente mettere mano su tutta la tassazione sulla casa, non solo l’Imu, perchè la dinamicità del mercato immobiliare incide su tutto, muove una filiera enorme”.

La Fiaip ha aderito al programma Ristruttura insieme al collegio costruttori ed agli ordini professionali. Ci sono stati i risultati sperati?

“Sicuramente c’è una maggiore attenzione al tema. Oggi la ristrutturazione di un immobile è un percorso obbligato se si vuole mantenere il valore della proprietà. Ci sono tantissimi immobili invenduti non per la crisi ma perchè hanno un mercato limitato se non vengono rimessi a posto. Prova ne è che le cose belle si vendono comunque. Un problema aggiuntivo per Alessandria è che questa fascia di abitazioni è prevalente. Quello che continuiamo a consigliare noi ai nostri clienti è quello di investire per migliorare l’immobile perchè un appartamento ristrutturato si vende e si affitta meglio. O se si tratta della propria abitazione, significa comunque migliorare la qualità di vita. Non è vero, poi, che le banche hanno chiuso i cordini della borsa. Sulle ristrutturazioni sono pronte a scommettere.. Ci auguriamo che vengano mantenuti e riattivati certi incentivi, come quello sull’energia rinnovabile”.

Il nuovo si continua a vendere?
“Diciamo che con il raddoppio degli oneri di urbanizzazione ad Alessandria di nuovo non si costruisce più nulla. Ormai i lavori della commissione edilizia si limitano all’esame delle richieste di interventi su quel che esiste già. Al limite si muove chi ha permessi di costruire in scadenza. Non che sia un male il fatto che non si edifichi più. In passato è stato costruito troppo, ora bisogna smaltire quel che c’è. Nel 2007 calcolavamo tra i 3 e i 4 mila appartamenti nuovi vuoti, ora saranno più o meno la metà”.

Esisterà pure una via d’uscita…
“Bisogna cambiare mentalità. In altre realtà esistono formule come il Rent to buy, la casa a riscatto, che sta dando ottimi risultati. Qui siamo ancora indietro… ”

Sul fronte delle attività commerciali come è la situazione? Inutile dire che di negozi sfitti ce ne sono in abbondanza..
“E invece, proprio su questo fronte, si sta registrando un nuovo fenomeno: ci sono molti stranieri interessati al nostro territorio. Cinesi, ma non solo. Ricercano soprattutto locali di grandi dimensioni, perchè hanno intuito la potenzialità e il fatto che ci sono fasce di mercato lasciate libere dai nostri commercianti tradizionali che, in molti casi, non hanno ricambio generazionale. Nel senso che i figli hanno magari intrapreso altre strade rispetto ai padri e non portano avanti l’attività di famiglia. A torto o a ragione, non sta a me dirlo. Ci sono comunque aree di investimento potenziale libere e c’è chi lo ha capito e chi no”.

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